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16/05/2020

Non si farà ripartire il paese

ItaliaOggi - DOMENICO CACOPARDO

Mentre il virus si sta indebolendo, si affacciano nel Paese miseria e confl itto sociale
Con un decreto che è, in pratica, un libro delle clientele
«Miseria e conflitto sociale», è questa la virulenta endiadi che oggi si pone come il primo nemico degli italiani. Un pericolo ben maggiore del Coronavirus e così immanente da renderci attoniti. Almeno coloro che hanno attenzione alla situazione reale del Paese e ai segnali, per ora impercettibili, della minaccia. È come quando, a Roma, vennero ricoverati nell'Ospedale Spallanzani i primi due contagiati cinesi: ognuno si sentiva così lontano da loro e dalla loro malattia da considerarsene immune e da continuare il normale trantran. In quei giorni, un pullman di anziani partì dalla provincia di Parma per la balera di Codogno. Si divertirono da morire, e tornarono all'alba, come si dice, disfatti ma felici. Nel giro di una settimana, da quegli anziani partì e si diffuse in tutta la città e la provincia il virus mortale, rendendo Parma, con Piacenza (per le medesime ragioni) tra le province più tragicamente colpite. Ieri mattina, ascoltando alla radio (Radio24 dell'eccellente Alessandro Milan) il prof. Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto (Irccs) Mario Negri, una delle tante excellences uscite da quell'incubatoio di alte conoscenze che è stato ed è l'Università di Pavia, ho (come tutti gli ascoltatori) appreso che il Covid-19 è in fase di stanca, che probabilmente ha subito una mutazione attenuante, e che i nemici, anche per la salute pubblica, ora sono proprio la miseria e il confl itto sociale. Ed è a essi che debbono guardare le pubbliche autorità, ponendoli al primo posto delle politiche nazionali. Sfogliando il libro delle clientele che è il decreto che mercoledì scorso è stato approvato dal governo, cadono le braccia proprio perché mostra un livello di insipienza mai riscontrato prima in questa misura e l'incapacità di porsi in sintonia con il reale, con ciò che effettivamente accade nella vita quotidiana del Paese e su ciò che dobbiamo aspettarci. Ieri, sulle colonne di ItaliaOggi, Sergio Luciano è tornato sulla vecchia questione del Codice degli appalti, ostacolo all'avvio (che è urgente) di qualsiasi programma di opere pubbliche. Voglio aggiungere un'altra considerazione: questo codice è il parto di Graziano Delrio, allora ministro delle infrastrutture con il concorso di Raffaele Cantone, magistrato penale non particolarmente esperto di procedure amministrative. Ebbene, il Codice degli appalti non solo è un farraginoso affastellarsi di norme che impediscono, in fin dei conti, di procedere agli appalti, ma non è nemmeno ciò che Delrio&Cantone hanno sbandierato: un argine alla corruzione. È, infatti, infarcito di «giudizi di qualità», valutazioni cioè discrezionali effettuate da singoli o da commissioni. La storia del settore ci insegna che, dove c'è un giudizio di qualità, là c'è la discrezionalità amministrativa, fonte di tutte le corruzioni da quando il Regno di Sardegna e diventato Regno d'Italia. Se vogliamo, come è necessario, lanciare un grande piano di opere pubbliche, dobbiamo sapere che il Codice degli appalti ne è ostacolo e che occorre, per l'immediato, sospenderlo, puntando poi alla riscrittura dei procedimenti amministrativi. Cosa che i penalisti non riescono a comprendere (forse per corporativa difesa della loro funzione) è che con i procedimenti amministrativi si può prevenire in modo decisivo la propensione delle burocrazie alla corruzione. E che sono quindi le procedure amministrative particolarmente c omplesse ad aprire il varco alle scorciatoie della corruzione. Se questo governo, come sostengono tante fonti giornalistiche di ogni colore, è alla frutta, emergeranno (per il vero sono già emersi) fra breve i segni degli scricchiolii che precedono un crollo. Come si deve fare in questi casi, occorre evitare che, con il crollo, vengano dissolti i presidi già adottati, e, quindi, intervenire tempestivamente. Sergio Mattarella se ne deve rendere conto. In questa diffi cile contingenza, la più diffi cile della storia repubblicana, compete al presidente della Repubblica essere all'altezza delle aspettative del Paese. Che lo sia o meno lo vedremo nei prossimi giorni, al massimo qualche settimana. © Riproduzione riservata