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13/10/2018

Non sarà un’Iri-bis

Milano Finanza - Angela Zoppo

MANOVRA/1
FS suona la carica ai grandi gruppi di Stato chiamati a sostenere le politiche industriali e finanziarie del governo. Pochi giorni dopo aver negato di voler fare investimenti diversi dal core business del trasporti su rotaia, Ferrovie ha presentato una manifestazione d'interesse per Alitalia. Ancora non si tratta di un'offerta vincolante ma è un passo necessario per iscriversi alla gara, rimasta aperta con scadenza al 31 ottobre. FS si affianca così a easyJet e Lufthansa, ancora in corsa per la compagnia aerea. Il vicepremier Luigi Di Maio aveva appena illustrato la sua proposta di una newco aperta a FS e a un altro partner industriale per rilevare Alitalia dall'amministrazione straordinaria. Per gli altri gruppi, invece, più che di una chiamata alle armi, si è trattato di un roadshow esclusivo per l'azionista pubblico. I retroscena dell'incontro del 10 ottobre scorso tra il governo e le spa di Stato raccontano ora un'altra storia rispetto a quella della versione ufficiale. Il premier Giuseppe Conte e i suoi ministri non avrebbero fatto pressioni per anticipare gli investimenti, tantomeno sull'acquisto di titoli di Stato, e nemmeno avrebbero chiesto garanzie sulle nuove assunzioni a compensazione dei pensionamenti, per non interferire con i piani di aziende quotate che rispondono al mercato e che già hanno in cantiere risorse per circa 30 miliardi di euro nei prossimi 3-5 anni in Italia, dagli 8,3 miliardi di euro di Enel ai 7 di Eni e ai 5,3 di Terna ecc. Semmai, si apprende ora, sono stati proprio i gruppi partecipati dallo Stato a strappare promesse, in quel vertice comunque troppo affollato per poter essere la sede in cui chiedere impegni precisi alle aziende, se non un generico invito a fare sistema. La richiesta più pressante da parte dei big in quota al Tesoro è stata quella per chiedere misure che possano sbloccare un maggior numero di assunzioni. In questo modo, si potrebbe andare ben oltre il pareggio tra dipendenti in uscita e in entrata, funzionale agli obiettivi del governo. Lo ha confermato anche Claudio Descalzi, ad di Eni, il peso massimo tra le controllate con una capitalizzazione di circa 58 miliardi di euro. «Il governo non ci ha chiesto alcun impegno di nessun tipo. Il piano di assunzioni che abbiamo presentato è il nostro, ed è quello potenziale, perché ci sono moltissimi settori, come l'economia circolare che avrebbero bisogno di numerose professionalità». Quello del Cane a sei zampe, che ipotizza 1.700 pensionamenti a fronte di 3.600 assunzioni in quattro anni, con un ricambio più accentuato nei primi due, è in realtà una simulazione di quello che accadrebbe con l'introduzione di quota 100 (in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi) in sostituzione della legge Fornero. I nuovi ingressi in Eni riguarderebbero in particolare ingegneri, chimici, fisici, matematici e biologi. Eni non ha fatto accordi specifici sui pre-pensionamenti della legge Fornero, a differenza per esempio di Leonardo, che ne ha da poco raggiunto uno per 1.100 dipendenti che matureranno i requisiti per il pensionamento nei quattro anni successivi alle uscite già programmate del biennio 2018-2019. Un altro tavolo è aperto ora per l'estensione della misura ai dirigenti. L'accordo prelude a un ciclo di nuove assunzioni di pari entità, condizioni di mercato e risorse economiche permettendo. Nel piano al 2022 l'impegno per l'Italia è chiaro: 700 milioni di euro l'anno, 150 milioni in più rispetto al 2017, per un totale di 3,5 miliardi di euro. Anche Enel ha raggiunto un'intesa per l'uscita di circa 6.000 dipendenti nel periodo 2016-2020, con il graduale inserimento di 3 mila nuovi addetti. Proprio per questo il gruppo guidato dall'ad Francesco Starace non avrebbe impatti da una riforma della legge Fornero. Per creare nuovi posti di lavoro, Enel contribuirà anche con il piano di riconversioni delle vecchie centrali, ben 23, che rientra nell'economia circolare citata anche nel contratto di governo fra Lega e Movimento 5 Stelle. L'ultima riconversione allo studio è quella per l'ex impianto di Campomarino, in Molise. C'è tempo fino al 15 febbraio 2019 per proporre progetti e finanziamenti per la seconda vita della centrale. Sta per partire la procedura anche per Portoscuso, in Sardegna. Nel caso di Terna, Il tasso di turnover in uscita complessivo è in aumento (5,85% nel 2017 rispetto al 2016): è l'effetto del progetto di ricambio generazionale, dovuto per l'85% proprio ai pensionamenti, ma il saldo tra entrate e uscite è comunque positivo. Oltre agli scenari postFornero, l'incontro è servito anche per mettere sul tavolo le riforme considerate più urgenti dalle imprese. Per esempio, lo snellimento del codice degli appalti e procedure più semplici per alleggerire gli iter autorizzativi. Il governo avrebbe rilanciato assicurando anche che si lavora alla creazione di un fondo di venture capital a sostegno dei settori considerati più promettenti. (riproduzione riservata)

Foto: Claudio Descalzi


Foto: Francesco Starace


Foto: Alessandro Profumo

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