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16/06/2020

Non sappiamo perché Giuseppe Conte abbia scelto il…

Il Gazzettino

Non sappiamo perché Giuseppe Conte abbia scelto il nome di Stati Generali per la grande convention che si apre oggi nel delizioso Casino del Bel Respiro a villa Doria Pamphilj. Non è benaugurante, visto che il titolare del brand, Luigi XVI, aprì con essi un percorso che lo portò ad essere ghigliottinato a 39 anni il 21 gennaio 1793 in place de la Concorde a Parigi. Il presidente del Consiglio vuole farne al contrario la consacrazione del rilancio per se stesso e per il Paese smarcandosi dai lacci impostigli da una alleanza di governo sempre più faticosa. Ma questo processo ha regole precise. Un leader è tale se ha idee chiare e la capacità carismatica di imporle agli altri assumendosene la responsabilità. L'assemblearismo è il suo esatto opposto: ascoltare tutti per rendere ambigua la paternità di scelte (e di responsabilità) che vista la pluralità dei padri hanno una fisionomia incerta. In realtà Conte, in due anni di governo sia pure con maggioranze ribaltate ha imparato bene quali sono le cose che servono a far ripartire il Paese. Un promemoria, per soprannumero, glielo ha servito il comitato presieduto da Vittorio Colao. A cominciare dalla sospensione del famigerato codice degli appalti da sostituire con la più semplice e diretta normativa europea di cui si servono le nostre stesse imprese che bloccate in Italia realizzano in trenta mesi all'estero opere miliardarie. Aggiungendovi una salvaguardia dall'abuso d'ufficio e dalla responsabilità erariale salvo che per dolo e colpa grave per i funzionari che a tutt'oggi si rifiutano di firmare ogni atto temendo di rimetterci la pelle (o se lo firmano talvolta lo fanno compensati da una tangente). L'altro ieri lo stesso Conte ha ricordato che ci sono cento miliardi già stanziati e pronti ad essere spesi. E ha parlato di ridurre a cinque settimane dagli attuali cinque anni le procedure per l'impatto ambientale. Parole sante. Quando vedremo gli operai al lavoro con le pettorine gialle? Su questo tuttavia ci sono resistenze di una parte del Pd, mentre i 5 Stelle non vogliono rivedere il Decreto dignità prolungando i termini per i contratti a tempo determinato, come richiesto da Colao. Nessuno vuole un condono fiscale, ma ciascuno richiede una riforma del fisco diversa dagli altri. E se oggi il coro è stonato, da domani con gli Stati generali sarà inutilmente assordante. Conte sappia che i sondaggi che quotano un suo eventuale partito al 15 per cento a spese di Pd e 5 Stelle sono una condanna a morte. Per se stesso e per la sua coalizione. Perciò li ignori e abbia il coraggio di scegliere una linea rapida, efficace e coerente.
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