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13/02/2020

NON POTETE FARE I RIFORMISTI FINGENDO DI NON CONOSCERE CRAXI

Il Riformista - Fabrizio Cicchitto

NEGATO AI GIOVANI MILANESI IL DIBATTITO SUL LEADER PSI
La città di Sala è la punta avanzata del riformismo dem, eppure neanche lì si è voluto discutere dello statista. In nome di un pregiudizio giustizialista ingiustifi cato: prese tangenti anche il Pci-Pds...
Un vero peccato che a Milano non si sia svolto nel Pd il confronto su Bettino Craxi richiesto dalla giovane generazione di quel partito e che è stato rinviato con molti strascichi polemici e limitato al movimento giovanile. Milano è sempre stata una sede fondamentale di confronto politico e culturale. Per quello che riguarda poi il socialismo italiano è stato il teatro del dramma sia al suo decollo (Bettino Craxi nasce e ha il suo punto di forza a Milano) che alla sua tragica conclusione (Mani Pulite e la distruzione di Craxi e del Psi). Oggi Milano, per molti aspetti, è la punta più avanzata del riformismo nel Pd (il che non vuol dire affatto che il Pd a Milano sia tutto riformista e quindi garantista). Il sindaco Sala impersonifica questo riformismo, ma, come diceva Mao, esistono "le contraddizioni del popolo" e aggiungiamo noi le differenze interne ai partiti. A testimoniare nei fatti l'esistenza di questa anima positiva di una larga parte del Pd a Milano c'è il fatto importante costituito dallo svolgimento delle manifestazioni del 25 aprile: per una pessima scelta dell'Anpi è stata da anni inserita in quella celebrazione una forza a esso del tutto estranea, quella delle organizzazioni palestinesi, sia perché nella Seconda Guerra Mondiale pezzi cospicui del mondo arabo simpatizzarono con Hitler e il nazismo, sia perché più semplicemente comunque il 25 aprile i palestinesi in Italia sul campo di battaglia non c'erano, mentre invece c'era la Brigata Ebraica con i suoi morti e i suoi feriti. Ebbene, a Roma siamo arrivati al punto che per responsabilità dell'Anpi e per la fuga dalle responsabilità del Pd laziale la Brigata Ebraica e la Comunità non possono partecipare alle manifestazioni del 25 aprile per non essere aggrediti dagli antisemiti palestinesi e dai centri sociali; invece a Milano proprio il servizio d'ordine del Pd ha sempre consentito la partecipazione piena al corteo dei reduci della Brigata Ebraica e dei membri della Comunità. Ciò detto, c'erano quindi le migliori condizioni per un libero dibattito su Craxi e sul craxismo, sulle sue luci e anche sulle sue ombre (che a nostro avviso non sono quelle giudiziarie). Anche alla luce non tanto del film (che affronta in modo straordinario l'ultima fase della vita di Bettino Craxi), ma dei libri usciti anni fa (in primo luogo quello di Massimo Pini e anche lo straordinario 1993 di Mattia Feltri) e nel ventesimo anniversario della sua morte (da quello di Claudio Martelli, a quello di Andrea Spiri, Fabio Martini, Marcello Sorgi) è evidente che si tratti di una personalità fondamentale nella storia politica di questo Paese, del socialismo italiano e nel dibattito della sinistra. Craxi per primo nel 1981 ha rilanciato come punto di riferimento politico e culturale "il riformismo". Oggi tutti si dicono riformisti, ma allora riformismo e riformisti erano "una parolaccia", tanto era stata forte e penetrante la demonizzazione di quella tendenza del movimento operaio fatta dai massimalisti e dai comunisti. Non a caso prima del VII Congresso dell'Internazionale Comunista per tutta una fase il termine "socialfascismo" fu usato dal comunismo internazionale per criminalizzare i partiti socialdemocratici. Non a caso Berlinguer ha riesumato proprio il termine socialfascismo per demonizzare Craxi, prima di Mani Pulite, segnando così tutta una fase involutiva nel dibattito della sinistra italiana. Ma oltre al rilancio del riformismo, con gli approfondimenti e gli aggiornamenti culturali costituiti dal progetto socialista e dal Vangelo socialista, il contributo di Craxi, anche del Craxi di Hammamet, ha riguardato l'Europa: per un verso Craxi ha riannodato i rapporti del Psi con l'Internazionale Socialista e i suoi grandi leader (da Brandt a Schmidt a Mitterand a Gonzales e a Soares) ma egli ha sviluppato anche forti rifl essioni critiche su alcuni aspetti della costruzione dell'Unione europea che hanno prodotto guai a non fi nire negli anni 2000: si è trattato di autentiche profezie. Poi Craxi ha reso concreta la solidarietà socialista nei confronti dei cileni, dei greci, degli spagnoli, dei portoghesi, di tutto il mondo del dissenso dell'Est comunista e anche nei confronti del mondo arabo e dell'Olp. Essendo determinante per l'installazione dei missili americani Pershing Cruise, che hanno vanifi cato il tentativo sovietico di finlandizzare l'Europa, e invece scontrandosi proprio con gli Usa a Sigonella Craxi ha dato una prova, assumendosi dei rischi rilevanti, di che cosa vuol dire essere collocati nell'Occidente, amici degli Usa e nel contempo del tutto autonomo in nome della sovranità nazionale. Gli altri capitoli sono stati quelli costituiti dalla tematica della grande riforma e del confronto con il sindacato sul punto unico di contingenza. Che poi Craxi, dopo il 1987, non è stato coerentemente "craxiano" e ha perso colpi rompendo con Segni sulla riforma costituzionale malgrado quello che aveva scritto nel 1979 sulla grande riforma e ha oscillato senza scegliere fra linee politiche di opposto segno, ciò è a nostro avviso vero, ma non può certo essere preso come pretesto o giustificazione di quella che anche Giorgio Napolitano ha affermato essere stata di "durezza senza eguali sulla sua persona" da parte della magistratura. Ciò detto, era anche possibile affrontare con un comune spirito critico e autocritico le vicende riguardanti Tangentopoli e Mani Pulite. Prescindendo per un attimo dal quadro nazionale di Mani Pulite e di Tangentopoli, su cui torneremo, (tenendo conto di due testi, il nostro, L'uso politico della giustizia , e quello di Ivan Cicconi, La storia del futuro di Tangentopoli ) il retroterra costituito dalle vicende del Pci e del Psi negli anni '92'-94 a Milano non è costituito dall'opposizione totale e irriducibile del bianco e del nero, dall'alternativa secca fra il partito delle mani integralmente pulite (Pci-Pds) e il partito delle mani sporche (Psi). A parte il fatto che su tutto l'argomento del fi nanziamento irregolare dei partiti tutti dovrebbero rileggere l'aureo libro di Gianni Cervetti L'oro di Mosca , per ciò che riguarda Milano il Psi ha avuto i drammi che ben conosciamo, che hanno riguardato anche i nomi di sindaci come Tognoli e Pillitteri, tutto ciò è vero e sta agli atti, ma non è che il Pci milanese sia stato estraneo a queste vicende. Anche per quello che stava emergendo a Milano Achille Occhetto fu costretto nel maggio 1992 a ritornare alla Bolognina chiedendo scusa agli italiani. Sempre a proposito di Milano ci fu uno scontro anche per via televisiva fra militanti del Pds della corrente berlingueriana e militanti miglioristi, accusati di incassare tangenti d'intesa con i craxiani. A tagliare la testa al toro per la parte riguardante Milano è stata la sentenza del tribunale di Milano sulle tangenti Mm dell'aprile 1996: «Va subito fi ssato un primo punto fermo: a livello di federazione milanese l'intero partito, e non soltanto alcune sue componenti interne, venne direttamente coinvolto nel sistema degli appalti Mm quanto meno da circa il 1987». Per il tribunale «risulta dunque pacifico che il PciPds dal 1987 fi no al febbraio 1992 ricevette quale percentuale il 18,75% sul totale delle tangenti, una somma non inferiore ai tre miliardi raccolta da Carnevale e da Soave non solo per la corrente migliorista, ma anche per il partito. Carnevale coinvolse anche il segretario della federazione milanese Cappellini, berlingueriano di stretta osservanza» (G. Barbacetto: Tangenti rosse, il tabù e il pregiudizio , in Diario anno III n. 6, 11-17 febbraio 1998). Sull' Unità del maggio 1992 è scritto che «dal racconto dei politici e degli industriali ai giudici emerge un singolarissimo protocollo. Due parti al Psi, una a Dc e Pds e una quota inferiore al Pri». Fine prima puntata (Segue)

Foto: Nel tempo in cui a sinistra suonava come una parolaccia, il riformismo divenne la stella polare di Craxi: dovremmo riscoprirlo