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13/06/2020

“Non farò il mio partito”

La Repubblica - Tommaso Ciriaco

L'intervista
Gli Stati generali non saranno una vetrina. A luglio si decide sul Mes
a pagina 2 roma - Donald Trump fa capolino dalla foto incorniciata sulla scrivania di Rocco Casalino. Sembra scrutare Giuseppe Conte. Il presidente è in piedi. La mascherina giù, calata sul mento. La distanza di sicurezza però è rispettata. Una brezza fresca entra dal balcone che servì ai gialloverdi per annunciare l'abolizione della povertà. Il premier non sembra nervoso, anche se a breve dovrà presentarsi davanti ai pm di Bergamo come persona informata dei fatti. Gli chiederanno della mancata zona rossa di Alzano lombardo e Nembro. «No - giura - non temo affatto di finire indagato». Alterna qualche risposta brusca a battute, il premier.
Entra ed esce dalla stanza. Vede ministri, beve acqua liscia. «Dice che ho messo la pancetta? Siete sempre molto gentili...».
Presidente, è atteso dai pm, ma sostiene di non temere di finire indagato per epidemia colposa.
«No, perché ho agito in scienza e coscienza. Mi sono subito messo doverosamente a disposizione dei magistrati per informarli sulle circostanze di cui sono a conoscenza».
Non vuole anticipare quello che riferirà alle autorità. Il linguaggio del corpo dice però che non sente la pressione di questo appuntamento.
Potesse decidere oggi, farebbe zona rossa quei due comuni? «No, rifarei tutto quello che ho fatto, perché come ho detto ho agito in scienza e coscienza».
In queste ore Palazzo Chigi sembra un cantiere. L'avvocato si siede, si rimette in piedi, scherza sulla porta.
Una trottola. «Arrivo subito, incontro due ministri, poi torno e parliamo ancora degli Stati generali. È il progetto per rilanciare il Paese.
Questa crisi inaspettata ci ha schiacciato, ora abbiamo il dovere di trasformarla in opportunità».
Partiamo dagli Stati generali: hanno diviso la maggioranza.
Sicuro che resterete compatti dopo l'emergenza? Circolano ipotesi di governissimi, spuntano nomi di suoi ministri come nuovi premier.
Ride, Conte. Poi si prende qualche secondo per pensare. «Secondo lei leggo tutte le suggestioni? I nomi che escono fuori? Seguo queste fantasie che vengono fuori?».
Tra queste fantasie c'è anche il suo partito, il "partito di Conte"? «Io sono qui non per interessi personali o per coltivare un mio partito, o per favorire miei amici e conoscenti, ma per svolgere questo servizio. Un incarico di rilievo diventato ancora più gravoso per l'emergenza. Sarebbe folle da parte mia dedicare anche solo un minimo di energie a questi pensieri».
Il Pd l'ha duramente contestata, e queste non sono fantasie. L'ha messa in guardia dal rischio che ci sia più immagine che sostanza.
«Per come stiamo lavorando, c'è più sostanza che immagine».
Diamo intanto una scadenza temporale al recovery plan.
Quando sarà definitivo? «Lo presenteremo a settembre. Con un cronoprogramma dettagliato per non perdere quei soldi».
Nell'evento di villa Pamphili lei però si gioca molto. Sarà una passerella personale? «Non sarà una sfilata o una passerella. Non ne abbiamo bisogno, il Paese non ci consente di fare kermesse di sorta. Tra l'altro, la dotazione finanziaria europea non è un tesoretto che il governo spende liberamente, ma una grande responsabilità da condividere con tutte le forze. E per questo voglio assoldare singole personalità e le migliori energie del Paese. Dopo gli Stati generali, richiamerò ministri e partiti di maggioranza e avremo un piano condiviso dell'azione di governo. Sarà più ampio del solo recovery plan e collegato al Piano nazionale delle riforme. Avrà una forza incredibile».
È ottimista.
«Perché sarà condiviso non solo dalla maggioranza, ma dalle migliori constituencies del Paese».
Se i sindacati acconsentiranno e se le ire di Confindustria si placheranno. Ha organizzato gli Stati generali per sedare Bonomi, come dicono? «Le ire?».
Beh, ha detto che il governo è stato peggio del virus.
«Pare sia stato un titolo poco felice».
E poi, quante polemiche sul Piano Colao. Si sovrappone al progetto del governo? «No, perché non è un piano di rilancio politico, sono delle schede di lavoro. Gli esperti hanno fatto un grandissimo lavoro».
Non ci sono numeri, però.
«Non spettava a loro avere la bollinatura, sennò facevano un decreto... Scherzo, ovviamente».
Comunque la maggioranza non ha gradito questo evento, temendo una vetrina vuota.
«Vi ho illustrato tutto nel dettaglio, converrete che non si tratta di una fuga in avanti. In ogni caso la situazione del Paese è tale che bisogna fare questa iniziativa, e farla con questa modalità largamente condivisa. È davvero urgente per avere uno scatto in avanti».
Grandi promesse, tavole rotonde: non era meglio, dicono, chiudersi in una stanza a discutere con le parti sociali e produttive? Non sarebbe stato tutto più normale? «Ma guardi che voi giornalisti non siete invitati, né faremo streaming: così sarebbe stata una passerella.
Piuttosto, non è normale la situazione che stiamo vivendo, né il recovery plan da 170 miliardi, quindi serve un metodo non ordinario».
Quante risorse per le infrastrutture sono stanziate? C'è un balletto di cifre.
«Sono stanziati circa 120 miliardi.
Naturalmente in diversi anni. Ci sono coperture per i vari livelli di avanzamento delle opere».
Tra i vostri progetti entrerà anche il ponte sullo Stretto? I 5Ssono entrati subito in agitazione.
«Non dobbiamo dividerci perché la questione si porrà quando avremo completato sia le infrastrutture per arrivare al ponte, che quelle in Sicilia.
Di fronte a una rete adeguata avremo il problema dell'ultimo miglio».
Ma lei è favorevole al Ponte? «Sono favorevole a tutto ciò che ha una razionalità economica, che risponde all'interesse generale e fa bene al Paese. Quindi ragionare oggi del Ponte dello Stretto è una fuga in avanti. Domani, di fronte a infrastrutture realizzate, ragionarci diventa una necessità».
Supererete il codice degli appalti per velocizzare le infrastrutture? «Non abbiamo tempo per superare il codice degli appalti. Servono norme sui bandi di gara, anche su base temporanea e per la durata dell'emergenza, per far partire gli appalti questa estate».
A proposito: quando decidete sulla revoca delle concessioni di Autostrade e sull'ex Ilva? Sono passati anni, non è stucchevole? «Sono state fatte riunioni per sintetizzare le posizioni. Credo che in una o due settimane decideremo».
E parlerete con Aspi? «No. Decideremo nel senso che c'è una procedura che va chiusa. Quanto a Taranto, Mittal ha fatto una proposta: approfondiremo. Posso dire che ci sono criticità».
Torniamo agli Stati generali.
L'opposizione si è sottratta al confronto. Riuscirà a recuperala? «L'invito dimostrava grande riguardo. Non li ho invitati come fossero una associazione di categoria o sindacale. Non li facevo scorrere come gli altri ospiti. Avevo riservato loro un intero pomeriggio.
Mi è stato risposto che la sede non è istituzionale, ma c'è un difetto di conoscenza: a villa Pamphili sono stati ricevuti capi di governo». Entra il ministro Amendola. Studiano una lista. «Dove eravamo rimasti? Ah, le opposizioni: mi hanno detto "vieni in Parlamento", ma ci vado sempre! Si sono sottratte al confronto, spero di poterle incontrare all'esito degli Stati generali per riassumere le posizioni emerse».
La scadenza del recovery fund Ue è lunga. Chiederete un anticipo? «Ci stiamo lavorando dal primo momento con la Presidente von der Leyen. Abbiamo subito manifestato questa esigenza, assieme ad altri Paesi, anche se va tenuto conto che la logica dell'erogazione è sulla base dell'avanzamento dei progetti.
Comunque ci proveremo ancora».
Parla di anticipare quelle risorse.
Nel pacchetto Ue complessivo c'è anche il Mes. Possiamo immaginare che chiederete quei fondi? «Possiamo immaginare un momento in cui ci confronteremo tra le forze di maggioranza e in Parlamento anche sull'eventualità che convenga o meno all'Italia attivare il Mes» Scusi, qual è il dubbio sulla convenienza? I tassi sono migliori dei titoli di Stato.
«È un discorso complesso, non posso farlo adesso».
Proviamoci, presidente.
«Analizzeremo in dettaglio le modalità e i tempi di restituzione.
Avremo un quadro più chiaro delle esigenze di finanza pubblica. In quel momento ci confronteremo e decideremo». A luglio? «Ragionevolmente. È comunque buona regola di un buon padre di famiglia informarsi in banca prima di accedere a un finanziamento. Se ne avremo necessità, valuteremo se è conforme alle nostre esigenze».

L'inchiesta Stamattina i pm a palazzo Chigi


Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sarà ascoltato questa mattina a palazzo Chigi dai pm di Bergamo che stanno indagando sulla gestione dell'emergenza coronavirus.
Il premier viene sentito come persona informata dei fatti. Al centro dell'inchiesta la mancata istituzione della zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro. A chi toccava decidere e non lo ha fatto? Gli inquirenti hanno già ascoltato il presidente della Regione, Attilio Fontana, e il suo assessore alla Sanità, Giulio Gallera e dopo Conte sarà il turno dei ministri della Salute e dell'Interno.

Foto: kPremier Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Palazzo Chigi.
Conte è premier dal 1° giugno 2018, ma a capo di due diversi governi kI leader del centrodestra Non hanno accettato l'invito di Conte agli Stati generali


Foto: FILIPPO ATTILI/ANSA