scarica l'app
MENU
Chiudi
09/04/2020

«Non è un Piano Marshall solo i prestiti non bastano»

La Gazzetta Del Mezzogiorno

IL RUOLO SACE C'è chi teme che la società ad hoc di Cassa depositi e prestiti possa non essere il vettore più rapido per l'erogazione della liquidità per uscire dalla crisi
RIAPRIRE I CANTIERI L'intervento del governo deve essere accompagnato da una accelerazione degli investimenti statali per le opere pubbliche IL RUOLO SACE C'è chi teme che la società ad hoc di Cassa depositi e prestiti possa non essere il vettore più rapido per l'erogazione della liquidità per uscire dalla crisi Le aziende lucane chiedono iter snelli e un piano di sostegno con meno tasse
MASSIMO BRANCATI l POTENZA. Una «potenza di fuoco» per far ripartire l'economia dopo lo tsunami del coronavirus. È la definizione del premier Conte del cosiddetto «decretone» con cui si cercherà di tirare fuori dalle macerie in tessuto produttivo nazionale. Tra gli imprenditori della Basilicata, però, serpeggia un certo scetticismo, alimentato dai timori sui soliti tempi della burocrazia - nonostante le promesse di celerità nel concedere i fondi - e dalle prospettive delle aziende che si ritroveranno con altri debiti da fronteggiare. Antonio Liseno , imprenditore di Lavello (Potenza) nel settore dell'high-tech, parla di una possibile farraginosità del sistema: «Se la gestione viene fatta tramite Sace sarà un disastro. In passato, per la mia attività ho avuto a che fare con loro e ho riscontrato di persona che i tempi sono molto lunghi. In linea di massima il decreto va bene, ma le imprese hanno bisogno di celerità, di non perdersi in mille rivoli. Occorre garantire una tempistica sincronizzata con le esigenze del tessuto imprenditoriale». Giuseppe Ferrara , imprenditore di Scanzano (Potenza) nel settore turistico, punta l'attenzione sul nucleo centrale del decretone, il prestito delle banche: «Il primo "Cura Italia" è stato messo in campo per aiutare le famiglie e le persone con un reddito basso. Quando torneranno al lavoro i cittadini non dovranno restituire i soldi. Le aziende, invece, sì. Se qualcuno pensa che si tratta di una sorta di piano Marshall si sbaglia». Sulla stessa lunghezza d'onda Massimiliano Mancusi , imprenditore di Potenza nel settore immobiliare: «Le imprese si ritroveranno con un ennesimo debito sulle spalle. Se lo Stato vuole aiutare le aziende potrebbe, per cominciare, annullare lo stock di debiti commerciali che ha nei loro confronti. Sul mondo dei lavori pubblici, dove noi operiamo - aggiunge Mancusi - mi sarei aspettato un'accelerazione nella chiusura delle procedure di gara in corso prima del lockdown per avere cantieri pronti da consegnare alla ripartenza. Ahimè, invece si continua a pubblicare nuove gare e non chiudere le vecchie». Francesco Somma , imprenditore potentino a capo di un gruppo di aziende con circa 500 dipendenti, designato alla presidenza di Confindustria Basilicata, ricordando che il decreto mette potenzialmente a terra, grazie all'effetto leva, 400 miliardi di euro per le imprese di ogni tipologia e grandezza, ritiene che «il provvedimento produrrà effetti importanti e positivi solo se le banche garantiranno zero burocrazia e immediatezza nell'erogazione dei prestiti. I prestiti, seppur a tassi prossimi allo zero, sono strumenti necessari ma - ag giunge Somma assolutamente non sufficienti se la domanda pubblica non riparte immediatamente e mi riferisco a centinaia di cantieri che vanno aperti sul modello ponte di Genova in deroga al Codice degli appalti. Ora e subito con coraggio e con il mandato implicito degli italiani attraverso una logica bipartisan, che mi pare stia chiaramente emergendo, si deve e si può fare». Sulla necessità di limitare al massimo la burocrazia insiste anche Fran cesco Garofalo , imprenditore di Policoro (Matera) nel comparto turistico: «Il decretone è un respiro per le imprese a qualsiasi livello, ma a patto che ci sia celerità nell'erogazione. Ci vorranno uno o due anni per riprendersi da questa emergenza e quindi giocare sui tempi è fondamentale. Magari si potrebbe affiancare ai prestiti il prolungamento dello stop di vari pagamenti, a partire dalle tassazioni e dai mutui». Francesco Catapano , imprenditore di Tito (Potenza) di un'azienda che produce indumenti tecnici per il lavoro (in questo periodo sta anche producendo mascherine chirurgiche, parte delle quali le dona alle istituzioni locali) promuove "con riserva" il decretone: «Per avere liquidità immediata va bene, ma andava prevista anche una percentuale a fondo perduto per quelle spese che si possono documentare in maniera precisa. Mi auguro comunque che ci sia un'attenta regia su tutto ciò che accadrà e che non si riveli solo un meccanismo a tutto vantaggio delle banche. Una volta passato lo tsunami, ricordiamoci che le imprese si ritroveranno con debiti sul groppone».

Foto: Antonio Liseno


Foto: Francesco Somma


Foto: Francesco Garofalo