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04/09/2020

«Non criminalizziamo chi fa sciopero»

QN - Il Resto del Carlino

«I lavoratori sono davanti ai cancelli non per scelta, ma per necessità. Per evitare ciò, bisogna che tutte le parti coinvolte si adoperino per far riconoscere i diritti dei lavoratori affinchè certe forme di protesta non vengano messe in atto, in quanto la competizione tra le imprese non deve avvenire sulla pelle dei lavoratori, ma bensì sul miglioramento della qualità del prodotto e del processo produttivo». Così la Cgil in merito all'avviso di chiusura indagini recapitato ai 67 manifestanti - lavoratori e aderenti al SiCobas - che presero parte ai picchetti davanti agli stabilimenti di Italpizza, strada Gherbella. Presidi sfociati spesso in scontri con le forze dell'ordine che sono andati in scena da dicembre 2018 e fino a giugno 2019. Diversi i reati contestati: da manifestazione non autorizzata - trattandosi di blocchi della produzione, impedendo l'ingresso e l'uscita dei mezzi dall'azienda - a violenza privata, da resistenza a lesioni a seguito dei diversi agenti rimasti feriti, alcuni dei quali hanno riportato traumi durante gli scontri fino a un mese di prognosi. Quello che si prospetta è dunque un maxi processo nei confronti dei numerosi indagati; la maggior parte dei quali appartenenti ai Cobas e ai centri sociali e una quindicina di operai. «Sugli avvenimenti davanti a Italpizza tra il 2018 e il 2019 in relazione ai quali la Procura di Modena ha indagato 67 manifestanti - sottolinea la segreteria della Cgil -, pur non volendo entrare nel merito dei fatti e delle indagini, e confermando la nostra totale contrarietà a situazioni che si manifestano con atti di violenza da qualsiasi parte vengano messe in atto, la Cgil di Modena tiene a precisare alcune considerazioni in vista della ripresa autunnale. Se ci sono lavoratori che protestano, rischiando anche in proprio, significa che dall'altra parte c'è l'impresa che, o non ha rispettato i patti, o non vuole rinnovare i contratti, o non vuole applicare il contratto corretto, o, ancora, ha deciso di licenziare. Le parole del presidente Bonomi di Confindustria in merito ai contratti che si possono rinnovare senza riconoscere aumenti salariali e sul bisogno di ritornare da subito alla libertà di licenziare, non aiutano ad andare verso un autunno senza conflitto sociale, anzi lo alimentano. La Cgil di Modena conferma inoltre la necessità di cancellare i Decreti Sicurezza, in quanto oltre che lesivi dei diritti dei migranti, inaspriscono le pene per quei lavoratori che, per veder rispettati i propri diritti, sono costretti a manifestare». Intanto gli appartenenti al S.I. Cobas a Modena sottolineano come i primi 67 indagati «si aggiungono alle centinaia di procedimenti giudiziari contro il sindacato per altre vertenze, portando il numero degli operai a processo nella sola Modena a oltre 400. Per la Questura e la Procura i problemi della città non sono il capillare sistema di caporalato industriale nelle fabbriche, lo sfruttamento, il sistema degli appalti creato apposta per evadere tasse e rubare milioni di euro di contributi versati dai lavoratori... il problema sono i lavoratori in sciopero. La realtà viene ribaltata: i criminali non sono i padroni che rifiutano di applicare i contratti nazionali, che negano ogni diritto sindacale, che puniscono le operaie mandandole a spalare la neve sui tetti ghiacciati. Per la Procura i criminali sono le stesse operaie che reclamano i propri diritti. Le carte processuali parlano di inesistenti violenze contro le forze dell'ordine (siamo proprio curiosi di vedere le riprese di questi "scontri") - tuonano i Cobas -, mentre vengono cancellate le uniche violenze che ci sono realmente state: quelle della polizia davanti ai cancelli, con pestaggi, arresti arbitrari, piogge di gas CS, denunce imbastite su false accuse. È chiaro l'intento politico di questa operazione: criminalizzare il diritto allo sciopero, colpendo con accuse pesantissime lavoratori e sindacalisti scomodi. Non ci piegheremo a questo ennesimo attacco alla libertà sindacale».