scarica l'app
MENU
Chiudi
05/02/2020

Non convince l’accusa alla sindaca

Unione Sarda

Non convince l'accusa alla sindaca
La parte offesa si oppone all'istanza: oggi l'udienza gip per Maria Itria Fancello
L'indagine sulla gestione dei siti archeologici di Dorgali era stata aperta tre anni fa dalla Procura di Nuoro. Vedeva tra gli indagati per turbativa d'asta la sindaca del M5S, Maria Itria Fancello, insieme al marito, Alberto Nani, all'epoca dipendente della ditta che ha vinto l'appalto, la Ghivine, e Fabrizio Corrias, assessore all'Ambiente e alla protezione civile di Dorgali. La vicenda approderà oggi davanti al giudice per le indagini preliminari dopo la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Nuoro a cui si è opposto l'archeologo Fabrizio Delussu, che aveva fatto partire l'indagine.
Gli indagati.
A parlare pubblicamente per la prima volta dell'inchiesta era stata la sindaca quando nel dicembre del 2017 aveva informato sul proprio profilo di Facebook di aver ricevuto un avviso di garanzia. Ora dopo anni e una richiesta di misura cautelare rigettata all'inizio dell'anno scorso dal gip di Nuoro, Teresa Castagna, arriva una richiesta di archiviazione da parte della Procura. Gli indagati a vario titolo per turbativa d'asta, abuso d'ufficio e truffa, sono nove. Oltre alla sindaca Fancello, anche Gian Pier Cucca e Marco Canu, entrambi di 45 anni, rispettivamente vicepresidente e presidente della Ghivine, Maria Tedde, 66, responsabile dell'ufficio Turismo del comune di Dorgali, Alberto Nani, socio della Ghivine e marito della sindaca, Fabrizio Corrias, 36 anni, assessore all'Ambiente, Maria Grazia Corrias, 44, socia della coop e cugina dell'assessore Corrias, i sessantenni Angelo Useli, socio della Ghivine, e Pier Luigi Mulas, presidente del consorzio Altaltika.
L'inchiesta
Tutto ebbe inizio proprio da due denunce dell'archeologo Fabrizio Delussu, direttore del museo civico di Dorgali che perse l'incarico nel 2016. Delussu dal 2005 aveva iniziato una collaborazione scientifica con la Ghivine. Nella sua denuncia sottolineò come quella collaborazione era di fatto a titolo gratuito ma poi venne a sapere che la Regione, per la gestione del museo civico e dei siti archeologici, versava alla Ghivine, nell'ambito di un progetto, 300 mila euro all'anno mentre la retribuzione di Delussu era di circa 22 mila euro l'anno. L'allora direttore nella denuncia sosteneva che durante la guida del museo la cooperativa aveva indebitamente utilizzato la sua attività inserendola poi nel progetto "museo civico e siti archoelogici" finanziato dalla Regione per giustificare impropriamente i finanziamenti nei rendiconti. Sotto la lente di ingrandimento finì quindi l'appalto di affidamento dei siti archeologici che nel gennaio del 2016 andò deserto e poi fu affidato alla Ghivine. L'inchiesta si allargò comprendendo gli appalti per la gestione delle grotte del Bue Marino e di Ispinigoli.
Fabio Ledda