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27/07/2018

NON C’E PACE TRA GLI APPALTI, IL CODICE CONTINUA A DIVIDERE

Economy - Maurizio Tortorella

GESTIRE L'IMPRESA
Dal 1994 ad oggi centinaia di revisioni non sono riuscite a dare un assetto definitivo al quadro normativo. Oggi siamo di nuovo al bivio: tutelare la legittimità procedurale o sbloccare gli appalti tout-court?
Speriamo sia la volta buona, per dare un assetto definitivo al Codice degli appalti. Un po' perché dalla prima approvazione di quel Codice sono trascorsi oltre 24 anni, e ormai il mondo ci ride dietro; ma soprattutto perché le aziende italiane sono ridotte allo stremo delle forze. Lo stallo, come spesso accade in questo Paese, è tutto politico e dura da tempo. Il nuovo ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha convocato a giugno scorso un primo tavolo di trattativa, con esperti giuridici e imprese, per poi aggiornare la riunione ai mesi seguenti. Intanto, però, il governo grillino-leghista è a un bivio: che cosa farà? Seguirà Raffaele Cantone, il presidente dellANAC, l'Autorità Nazionale Anticorruzione, che suggerisce di completare l'attuazione del Codice esistente approvando gli ultimi decreti sui livelli di progettazione e sulla qualificazione delle stazioni appaltanti? Oppure alla fine concorderà con lANCE, l'Associazione nazionale dei costruttori edili, che chiede invece una drastica revisione della normativa? L'ultima presa di posizione lascia pensare che possa prevalere la seconda ipotesi: ai primi di luglio il leader grillino Luigi Di Maio, vicepresidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo Economico, ha dichiarato che «il Codice va modificato perché ci sono 10 miliardi di investimenti già stanziati, in pancia agli enti pubblici, ma sono bloccati proprio da norme complicate e illiberali...». Che il Codice italiano degli appalti sia peggio di un labirinto è un dato di fatto. In effetti è difficile orientarsi perfino nella sua intricata storia: entrato in vigore con la legge Merloni del febbraio 1994, dopo lo scoperchiamento delle infinite corruttele di Tangentopoli, il Codice è stato stravolto da una lunga serie di leggi e leggine, tanto che c'è chi ha contato 728 modifiche nei 12 anni successivi. A quel punto, nell'aprile 2006, proprio per mettere ordine in quel groviglio di norme, il governo Berlusconi ha deciso di varare un nuovo Codice: ma esattamente un mese dopo il governo è caduto, così il regolamento di attuazione del Codice è stato frenato e sabotato, e alla fine è stato emanato addirittura quattro anni dopo, nel 2010. Fine dello psicodramma? Macché. Nell'aprile 2016 il governo Renzi ha promulgato un nuovo Codice degli appalti, ma già l'anno dopo (visto che non funzionava) è stato promulgato un «decreto correttivo» che in realtà pare aver corretto ben poco. Insomma, un incubo lungo un quarto di secolo, trascorso all'insegna del più assurdo masochismo anti-economia e anti-imprese. Nemmeno i Borboni sarebbero riusciti a fare tanto. Oggi il governo ha de ciso di tornare ancora una volta sulla materia. Il ministro grillino Toninelli, all'atto del suo insediamento ai primi di giugno, ha dichiarato di volere «almeno ridurre i passaggi decisionali e le procedure che rallentano la realizzazione di opere utili e necessarie». E il presidente dellANCE, Gabriele Buia, ha apprezzato perché «fare aprire rapidamente i cantieri significa fare crescere significativamente il Pil e creare occupazione sul territorio nazionale». Le imprese delle costruzioni, in effetti, sono in difficoltà: «Il 2017» calcola Buia «è stato per noi il decimo anno consecutivo di crisi e abbiamo perso oltre 600 mila posti di lavoro. Nonostante il cospicuo aumento di risorse messe a disposizione dagli ultimi due governi, non solo siamo fermi, ma continuiamo ad arretrare». Il sistema, oggi, è in stallo non tanto per la crisi economica, quanto a causa della burocrazia asfissiante che blocca gli appalti, e delle procedure che sono incomprensibili per le stesse amministrazioni pubbliche che le devono applicare. «Questo Codice» insiste Buia «ha completamente fallito l'obiettivo di rendere più efficiente e trasparente il settore, creando tante e tali disfunzioni da dover essere ripensato al più presto». I tecnici? DivisiGiuliano Di Pardo, titolare a Roma di uno studio legale tra i più attivi nella contrattualistica e uno dei massimi esperti italiani nella legislazione sugli appalti, invita alla prudenza: «Procedere a una revisione proprio ora che il sistema comincia a funzionare» sostiene «rischia di avere un effetto boomerang e di frenare di nuovo l'economia». Di Pardo ammette però che il nuovo Codice e il proliferare delle fonti normative hanno accresciuto la confusione: «Anche perché» stima l'avvocato «in soli due anni sono state operate ben 441 modifiche». Sui grandi appalti, per esempio, la massa dei ricorsi è aumentata e si è cercato inutilmente di contenere i contenziosi creando un percorso a ostacoli che in realtà ha finito per gravare le imprese di nuovi costi, elevatissimi. Sulla tesi dei «piccoli miglioramenti» concorda Roberto Basso, presidente della Consip, cioè la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana: «Ogni volta che c'è una forte discontinuità nel quadro normativo» dice Basso «si crea un forte rallentamento perché le strutture devono imparare a capire e a conoscere come funziona il nuovo quadro». Che qualcosa non funzioni affatto, però, lo dimostrano gli stessi numeri del contenzioso legale che la Consip è costretta a subire. Negli ultimi sei anni, 304 fra le imprese che hanno preso parte a gare pubbliche di qualche genere hanno presentato 615 ricorsi. Questo vuol dire che ogni due giorni e mezzo un ufficiale giudiziario si è presentato alla Consip per notificare l'avvio di un contenzioso su un appalto. I ricorsi sono stati 59 nel 2012, 64 nel 2013, 107 nel 2014, 144 nel 2015, poi sono scesi a 90 nel 2016, fino a impennarsi di nuovo nel 2017, a quota 151. È evidente, insomma, che anche il nuovo Codice del 2016 non ha fatto chiarezza. ...e i costruttori? Esasperati Eppure lo stesso presidente dellAnac, Cantone, è tra quanti premono perché non si getti via il... bambino con l'acqua sporca. Nella sua ultima relazione al Parlamento, a metà giugno, il capo dell'Autorità anticorruzione ha segnalato dati positivi: «Nel 2017» ha detto «il valore complessivo degli appalti d'importo pari o superiore a 40.000 euro si è attestato attorno ai 139 miliardi». Questo dato rappresenta un aumento del 36,2% rispetto al 2017, e un incremento del 13,8% anche rispetto al picco positivo che si era già registrato nel 2015. Ma i costruttori non ci stanno più, sono esasperati dalla lentezza della politica e delle pubbliche amministrazioni. Nei loro ultimi cahier des doléances ricordano che «dopo quasi 2 anni dall'entrata in vigore del nuovo Codice appalti, è stata varata meno della metà dei 60 provvedimenti attuativi necessari. Intanto gli obiettivi prefissati dalla legge delega non sono stati raggiunti, e nemmeno il decreto correttivo del 2017 è riuscito a imprimere l'atteso cambio di passo». Ricorda anche, l'Ance, che «i Mondiali di sci di Cortina 2021, il G7 di Taormina e le Universiadi 2019 sono tutti casi di fuga dal Codice degli appalti, perché i lavori vengono sempre eseguiti con leggi in deroga. Questa è la prova tangibile che le nuove norme sono troppo complesse e impossibili da attuare». L'ultimo dato è quello più inquietante: 6 miliardi di spesa aggiuntiva previsti dal governo nel biennio 2017/2018 sono saltati solamente per l'inefficienza delle amministrazioni pubbliche. Forse è l'ora di cambiare davvero registro, e forse anche il Codice. Ma una volta per tutte. L'ANAC SUGGERISCE DI COMPLETARN L'ATTUAZIONE, L'ANCE CHIEDE UNA REVISIONE DRASTICA DELLA LEGGE: LA PALLA ORA PASSA AL GOVERNO
DOPO QUASI 25 ANNI DI CAMBIAMENTI L'ATTUALE MINISTRO TONINELLI STA CERCANDO DI METTERE ORDINE MA LE POSIZIONISONOSEMPRECONTRASTANTI

Appalti per categorie di forniture

QUESTO CODICE HA FALLITO E CREATO TANTE DISFUNZIONI. E DA RIPENSARE


SOLO NEGLI ULTIMI 6 ANNI LA CONSIP È STATA FATTA OGGETTO DI 615 RICORSI DA PARTE DELLE IMPRESE CHE HANNO PRESO PARTE A GARE PUBBLICHE

SÌ AI PICCOLI MIGLIORAMENTI, CAMBIARE TROPPO RALLENTA TUTTO

CI SONO 10 MILIARDI DI INVESTIMENTI GIÀ STANZIATI AGLI ENTI E BLOCCATI DA NORME

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