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05/08/2020

“NON C’E’ NESSUNA POSSIBILITA’ DI FARE UN GOVERNO DI UNITA’ NAZIONALE”

La Verita' - FEDERICO NOVELLA

INTERVISTA A BERLUSCONI
«Contro Salvini lo stesso uso politico della giustizia fatto ai miei danni» a pagina 9 • Presidente Berlusconi, il sì all'autorizzazione a procedere per Matteo Salvini sul caso Open arms è un nuovo episodio di uso politico della giustizia? «Lo è certamente. In Italia la sinistra è purtroppo abituata a usare lo strumento giudiziario per cercare di eliminare gli avversari politici. Questo accadde già dall'epoca di Mani pulite e ha raggiunto il culmine nella persecuzione di cui sono stato vittima, con 96 processi e oltre 3.600 udienze, per giungere a un'unica iniqua condanna, della quale sta emergendo proprio in questo periodo il carattere strumentale e pretestuoso. L'idea che la politica di un ministro, in un Paese democratico, possa essere perseguita per via giudiziaria mi fa semplicemente orrore. Io credo che Salvini sia stato un buon ministro dell'Interno e che la lotta all'immigrazione clandestina sia un obbiettivo giusto e condivisibile ma chi non la condivide dovrebbe avere il coraggio e la capacità di contrastarla proponendo idee, strumenti, strategie diverse, e conquistando su di esse il consenso degli italiani. Ricordo a questo proposito che soltanto il nostro governo era riuscito, con altri metodi, stipulando trattati con la Libia e gli altri Paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo, a contrastare le partenze e quindi ad azzerare gli sbarchi». Dopo le frasi del magistrato Amedeo Franco sul «plotone di esecuzione», la sua condanna va vista sotto una luce diversa? «Si è trattato di una condanna addirittura impensabile perché attribuiva a me, che ero all'epoca presidente del Consiglio dei ministri e quindi totalmente impegnato nella gestione della cosa pubblica, l'ipotesi di un risparmio fiscale di sette milioni di euro. Una ipotesi impossibile e tot almente assurda perché avevo abbandonato fin dal 1994 ogni carica nelle società che avevo fondato e quella vicenda riguardava annualità del 2002 e 2003. Naturalmente, i fatti e una successiva sentenza del Tribunale di Milano hanno dimostrato l'assoluta e totale insussistenza di ciò che mi era stato addebitato. Vorrei tra l'altro ricordare che sia il Tribunale di Roma, con decisione confermata dalla Corte di cassazione, sia ancora una volta il Tribunale di Milano, per fatti analoghi e in tempi sovrapponibili, hanno decretato la mia totale estraneità alla vicenda». Il presidente della Confindustria Carlo Bonomi sostiene che il governo è fermo alla fase uno. «Il presidente Bonomi ha ragione, anche nell'individuare le priorità da affrontare, fisco e burocrazia, delle quali invece il governo non si occupa. Le risorse del Recovery fund sono importantissime, ma non possiamo certo stare fermi in attesa del loro arrivo. Anche perché sono subordinate a progetti credibili, ai quali non si è neppure cominciato a lavorare. Noi siamo pronti a dare una mano, ma il governo preferisce fare da solo, finora con pessimi risultati». Dunque quali sono le vostre proposte? «Per l'immediato, abbiamo chiesto più volte una sorta di "semestre bianco" fiscale: la sospensione di tutti i pagamenti verso lo Stato, comprese le sanzioni, fino a fine 2020, per non soffocare i cittadini e le imprese già in grave difficoltà. In prospettiva, una riforma fiscale con un profondo abbattimento delle aliquote e l'introduzione della fiat tax, un grande piano infrastrutture e un piano casa come quello realizzato dal nostro governo, la riforma della burocrazia, con l'abolizione delle autorizzazioni preventive per le costruzioni, la riscrittura del codice degli appalti, in linea con gli orientamenti europei. Senza questi provvedimenti, la ripartenza sarà praticamente impossibile. Rischiamo di sprecare la straordinaria opportunità che l'Europa ci offre con il Recovery fund, il Mes e gli altri aiuti, ottenuti anche grazie al mio personale impegno nelle diverse sedi europee». Lo stato d'emergenza è stato prolungato fino a ottobre. Stiamo vivendo una deriva liberticida? «Preferirei non adoperare termini troppo enfatici: siamo semplicemente di fronte a una maggioranza così confusa e lacerata al proprio interno da cercare di evitare in ogni modo i passaggi parlamentari. Un piccolo espediente, non un grande disegno, ma un espediente comunque inaccettabile in una democrazia rappresentativa. Il Parlamento è il luogo della sovranità popolare, senza Parlamento non c'è democrazia». Il prolungamento dello stato d'emergenza renderà ancor più necessario il ricorso ai fondi del Mes, rischiando su questo di dividere l'opposizione? «Mi pare che il problema delle divisioni, sul Mes come su tanti altri argomenti, riguardi soprattutto la maggioranza che non riesce a fare sintesi. Il fatto che i partiti di opposizione abbiano su un singolo tema opinioni diverse non ha nulla di strano: se la pensassimo allo stesso modo su tutto saremmo un unico partito. Noi siamo la componente liberale, cristiana, europeista, garantista, indispensabile per un centrodestra italiano in grado di vincere e di governare». Giorgia Meloni ha detto che solo «un governo di pazzi» multa i commercianti e poi permette ai clandestini di violare la quarantena. È d'accordo? «Giorgia usa un linguaggio che io non userei ma il concetto è giustissimo». L'ex ministro Marco Minniti sostiene che «c'è un evidente correlazione tra Covid e immigrazione» e la sinistra si ostina a negarlo facendo un regalo alle opposizioni. Cosa ne pensa? «Minniti dice una cosa giusta e addirittura ovvia. Non è la prima volta che le posizioni di Minniti sui temi ^ dell'immigrazione e della sicurezza contraddicono in modo clamoroso le politiche dei governi di sinistra e dello stesso Pd». Cosa ha provato quando Romano Prodi ha dichiarato che «Berlusconi nella maggioranza non è più un tabù»? È più lusingato o più insospettito dalle blandizie di certi avversari nei suoi confronti? «Sinceramente né una cosa né l'altra. Questo per due ragioni: perché non ho la minima intenzione di entrare in questa maggioranza e perché è il consenso degli italiani, non certo la legittimazione di qualche avversario, a darmi titolo per tornare eventualmente al governo. Un consenso che si è tradotto, da quando sono sceso in campo, in oltre 200 milioni di voti che mi sono stati attribuiti nelle diverse competizioni elettorali. Basta questo per dire che non ho bisogno di legittimazioni. Voglio però aggiungere una considerazione: io in 26 anni ho sempre usato un linguaggio rispettoso verso i nostri avversari ma raramente sono stato ricambiato. Il fatto che il professor Prodi oggi si esprima in questo modo lo considero comunque un fatto positivo, non per me ma per la politica italiana». Un governo di unità nazionale resta ancora un'opzione valida qualora gli eventi precipitassero? «Il governo di unità nazionale non è mai stato nel novero delle cose possibili, né di quelle auspicabili. Io spero in un superamento dell'attuale governo e dell'attuale maggioranza e la strada maestra per questo sono le urne. In ogni caso, la soluzione non è mettere insieme forze fra loro incompatibili. Questo produrrebbe solo paralisi e farebbe male all'Italia. La ricostruzione nel dopoguerra e il miracolo economico sono avvenuti a opera di una coalizione di cattolici e liberali - il cosiddetto centrismo - chiaramente alternativa alla sinistra in un clima di forte contrapposizione ideologica e politica. Eppure, in dieci anni l'Italia è passata dal disastro al benessere». Perché è contrario alla legge sull'omofobia? Un liberale non dovrebbe essere per i diritti di tutti? «Io naturalmente sono per l'assoluta parità di diritti di tutti i cittadini, a prescindere dal loro orientamento sessuale, come dal genere, dall'etnia, dal colore della pelle, dalle convinzioni politiche 0 religiose. Ma questo si ottiene attraverso leggi di carattere generale e un'opera di educazione e di formazione. Questa nuova legge è al contempo inutile - perché già le leggi esistenti colpiscono ogni forma di discriminazione - e pericolosa, perché può essere interpretata in modo da istituire veri e propri reati di opinione. Un conto è discriminare 0 usare violenza verso qualcuno, un altro conto è vietare per esempio di esprimere opinioni contrarie alle adozioni da parte delle coppie omosessuali, o impedire di proporre uno stile di vita e un modello di famiglia fondato sull'unione stabile di una donna e un uomo. La liceità di queste opinioni verrebbe affidata alla discrezionalità di un giudice. Questo per un liberale è evidentemente inaccettabile». Dovendo scegliere: meglio Forza Italia di nuovo al governo, o il Monza calcio in serie A? «Perché mai dovrei scegliere, quando presto avremo entrambe le cose? Non voglio però eludere la sua domanda. Per me il calcio è una metafora della vita alla quale ho dedicato tempo e passione. Sono il presidente di club che ha vinto di più nella storia del calcio mondiale. Il Monza per me è una scommessa suggestiva e anche un atto d'amore verso una città che mi ospita e che lo merita. Però i piani non si possono confondere. Il calcio è magnifico, ma è un gioco. La politica è una cosa terribilmente seria, che riguarda il destino di tutti noi, dei nostri figli e dei nostri nipoti. Ovviamente fra il calcio e la politica scelgo la politica, anche se mi piace molto, molto, molto meno».

Foto: PALLONE Silvio Berlusconi è tornato a occuparsi di calcio con il Monza [Gettyimagesf