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19/06/2019

«Non basta invocare l’orgoglio manca un piano strategico»

Il Mattino

INFRASTRUTTURE INSUFFICIENTI RISCHIO CRIMINALITÀ E SERVIZI SCADENTI FRENANO GLI INVESTIMENTI
Nando Santonastaso
«Non basta fare leva sull'orgoglio del Sud, come ha fatto ieri il premier Conte a Napoli. Conte dovrebbe dire innanzitutto che cosa sta facendo il suo governo sul Mezzogiorno perché finora abbiamo visto poco o nulla». Annamaria Furlan, leader Cisl, scalda i muscoli per la manifestazione unitaria in programma sabato a Reggio Calabria con cui Cgil, Cisl, Uil chiuderanno questa prima stagione di mobilitazione unitaria iniziata il 9 febbraio scorso.
Cosa chiedete al governo per il rilancio del Sud?
«È evidente che manca del tutto una svolta programmatica, una visione strategica capace di affrontare il dramma di un'area del Paese, che si allontana dall'Europa sempre di più, in termini di occupazione, servizi pubblici, sanità, scuola, formazione, persino del livello di natalità. Ci sono centinaia di vertenze aperte al Mise, molte delle quali come Whirlpool, Ilva, Blutec, Alcoa riguardano il destino di tante famiglie del Sud. Non ci si può limitare a dire che il governo è sensibile alla vicenda dei lavoratori. Non basta minacciare di revocare gli incentivi o convocare i tavoli. Bisogna anche indicare le soluzioni, avere una strategia di politica industriale, cosa che finora non si è vista da parte del governo».
In 18 anni più di un milione e mezzo di meridionali, tante donne laureate soprattutto, tanti cervelli, sono stati costretti a emigrare verso altri Paesi. È una resa al divario ritenuto ormai incolmabile?
«Basta vedere il concorso di questi giorni per i Navigator: 54mila candidati, di cui la metà è del Sud e il 73 per cento è donna, per un impiego di due anni. Non puoi affrontare il dramma della disoccupazione del Sud solo con il Reddito di cittadinanza. Occorre favorire gli investimenti produttivi, ricerca, innovazione, formazione. Non si può assistere a questa fuga sistematica dei giovani laureati. Questo è lo scippo più grave che ha spaccato come non mai il Nord e il Sud, impoverendo ancora di più alcune aree del nostro Paese. E tutto questo avviene nell'indifferenza della classe politica nazionale e anche di una larga parte dello stesso mondo dell'informazione, mentre a livello locale non si riesce ad imprimere una spinta favorevole agli investimenti».
Lei ha più volte ribadito che senza un'idea di sviluppo per le regioni del Sud non ci sarà nemmeno una crescita stabile del Paese e quindi un ruolo dell'Italia all'interno dell'Europa. Allarme finora inascoltato?
«Chi volete che venga oggi a investire nelle regioni del Mezzogiorno con l'alta velocità ferroviaria che si ferma a Salerno, una rete autostradale in gran parte vecchia e obsoleta, scuole e ospedali che cadono a pezzi, una criminalità sempre più radicata e invadente, un territorio lasciato a se stesso dove basta un temporale per provocare morte e devastazione? È la stessa Europa che incoraggia la realizzazione di grandi reti di collegamento, i corridoi europei che devono arrivare fino al Sud per favorire l'integrazione ed una piena circolazione delle merci e dei cittadini. Il decreto sblocca cantieri è solo un pericoloso palliativo, perché indebolisce il codice degli appalti e depotenzia l'Anac, quindi la prevenzione ed il contrasto delle mafie, la trasparenza e la sicurezza dei lavoratori. Non è questa la strada da seguire».
Pesa anche la lentezza di spesa dei fondi europei che, peraltro, vengono destinati spesso a opere molto complesse e lunghe, e che però sono di fatto l'unica risorsa rimasta...
«Ci sono delle responsabilità della classe dirigente del Sud. Ma un punto deve essere chiaro: le risorse europee vanno utilizzate bene e rapidamente, ma non possono essere sostitutive della spesa ordinaria dello Stato. Così come strumenti uguali per affrontare situazioni diseguali non offrono alcun vantaggio al Sud. Lo abbiamo visto con i fondi di industria 4.0 che sono andati quasi tutti alle imprese del Nord perchè nel Sud non c'erano molte aziende in grado di utilizzare quello strumento».
Andrete avanti fino allo sciopero generale?
«Questo dipende dal governo. Se continuerà a non dare risposte, a non aprire un confronto vero e costruttivo con il sindacato, sarà inevitabile. Il tema del riequilibrio territoriale deve essere affrontato strutturalmente come una questione nazionale, come più volte ci ha ricordato il Presidente della Repubblica Mattarella».
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