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22/11/2019

«Noi, schiave del turismo a cinque stelle»

QN - Il Giorno

MILANO «Se le cose non vi vanno bene tornate al vostro Paese, non siete neanche capaci di lavorare». Parole che pesano come macigni, ripetute nel corso dei briefing mattutini tra la "governante" italiana e le cameriere ai piani, tutte straniere, prima di iniziare il turno di lavoro in un hotel a quattro stelle. In cinque ore ogni donna deve pulire e rassettare almeno 11 stanze. Chi non ce la fa, rispettando gli alti standard di qualità, deve fermarsi fuori orario. E lavorare gratis. «Siamo trattate come schiave», spiega Maria, originaria della Romania, con una figlia minorenne da mantenere e un contratto part-time da 850 euro al mese. Una miseria per vivere a Milano. Forme di cottimo mascherate, lavoratori "invisibili" dietro la facciata di una città che cresce anche nel business del turismo, con un afflusso record di 8 milioni di visitatori nel 2018. Negli ultimi 4 anni sono triplicate le strutture ricettive, ma al giro d'affari in aumento non corrisponde un miglioramento delle condizioni lavorative degli oltre trentamila addetti del settore. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i lavoratori impiegati da imprese che si occupano dei servizi di pulizia e di facchinaggio esternalizzati dagli alberghi, come denunciano i sindacati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs, che hanno lanciato la campagna "Turismo insostenibile?". Prezzi delle camere che salgono alle stelle, e stipendi da fame per chi le pulisce anche a causa di appalti al ribasso. «Ho lavorato per tre anni come operaia in un'azienda», racconta Maria, che preferisce essere citata con un nome di fantasia per evitare ritorsioni al lavoro. «Ero impiegata tramite un'agenzia interinale e mi hanno lasciata a casa - prosegue - ho fatto qualche mese di disoccupazione e poi, sei anni fa, ho trovato lavoro come cameriera ai piani, in una grossa società». Maria ha sperimentato sulla sua pelle il fenomeno della "temporizzazione": alle lavoratrici viene assegnato un numero di camere giornaliero da pulire, con standard quasi impossibili da rispettare. Poi scattano le pressioni per terminare il lavoro, con cameriere che arrivano a regalare all'azienda fino a quattro ore al giorno. «Io ho un contratto a tempo indeterminato - prosegue Maria - ma ci sono anche colleghe con contratti a chiamata che arrivano a lavorare fino a 20 giorni consecutivi senza riposi». Maria è stata male, i medici le hanno diagnosticato una «sindrome depressiva dovuta a problemi lavorativi", prescrivendole psicofarmaci. Ha scelto di ribellarsi e si è rivolta alla Cgil. «Quando finisce il mio orario di lavoro torno a casa - racconta - finora sono l'unica a farlo ma spero che presto altre seguano l'esempio. Non voglio essere io a dover cambiare lavoro, piuttosto voglio lottare per cambiare le nostre condizioni». I sindacati hanno registrato anche casi di donne multate per non aver rispettato i tempi - 20 minuti a camera - addebitando il «danno creato all'albergo». «Ci sono irregolarità nei contratti - spiega Roberta Griffini, segretaria Filcams - vogliamo sensibilizzare anche i turisti perché non restino indifferenti». Lavoratori, sottolinea il segretario generale della Cgil di Milano, Massimo Bonini, che «stanno dietro la vetrina della Milano che funziona e di fatto la fanno funzionare». Bonini lancia un appello: «È tempo di essere responsabili a partire dalle imprese, rispettare le norme sugli appalti e alzare il livello di guardia contro le infiltrazioni malavitose che utilizzano questi settori per riciclare denaro». Andrea Gianni © RIPRODUZIONE RISERVATA