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04/06/2020

«Noi, operatrici museali umiliate dopo 50 sfumature di contratti»

Il Piccolo di Trieste - Wissal Houbabi*

La testimonianza: Senza lavoro da tre mesi e PAGA dimezzaTA con QUATTRO appalti
la lettera apertaWissal Houbabi*Gentili cittadini e cittadine, questo è il "J'accuse" di una operatrice museale che lavora in questo settore da ormai cinque anni. Stanca di vivere nell'umiliazione, ho visto la mia vita scendere a picco tra cinquanta sfumature di contratti di ogni genere e l'ascesa e il trionfo del sistema degli appalti raggiungere la sua massima espressione: il massimo ribasso fino al minimo salariale più estremo. Tocca compensare con il reddito di cittadinanza? Forse, ma è tutto legale, è così che si regge un servizio pubblico.Sono una semplice operatrice museale d i Trieste che ha visto il suo stipendio dimezzarsi in pochi anni tra un cambio di appalto e l'altro, le sue prospettive azzerarsi e le sue colleghe scegliere un lavoro più dignitoso: un altro qualsiasi. "Il sistema culturale sta per ripartire", ma chi lo dice, a chi lo dice? Che ruolo ha un'operatrice museale oggi se non essere una pedina tra una cooperativa e un'azienda che giocano al gioco muscolare di chi fa l'offerta peggiore? Il servizio museale dovrebbe riprendere a giorni, settimane, chi lo sa. Forse riceveremo presto qualche direttiva, forse attraverso qualche articolo di giornale perché è così che riceviamo le ultime notizie, totalmente abbandonate a noi stesse, se va bene con qualche spicciolo di cassa integrazione che non riesce a far fronte nemmeno alle spese minime per la sopravvivenza, se va male con un pugno di mosche: i musei stanno in piedi grazie a una spropositata percentuale di operatrici assunte con contratto a chiamata. Il Comune di Trieste scarica alle aziende e alle cooperative appaltatrici la piena responsabilità sulla gestione del personale. Non siamo operatrici pubbliche, siamo operatrici per il pubblico ma assunte da privati, è sempre bene dirlo, d'altronde non perdono occasione per ricordarcelo. Eppure quando iniziai a lavorare, tra i miei colleghi vi erano ancora operatrici museali comunali. Si poteva ancora tastare con mano la gerarchia tra colleghi con trattamenti decisamente diversi. Ingiusto? Ci abbiamo fatto il callo, soprattutto chi come me è sopravvissuta ad almeno quattro passaggi di appalti dal 2015 ad oggi.Penserete che sia un diritto preservare un proprio posto di lavoro nel momento in cui si viene assunti per il servizio museale? Dipende, per iniziare un periodo di prova, poi un altro contratto se va bene, cambio di appalto, si torna tutte e tutti a fare il colloquio, la nuova azienda dice che va bene, si ricomincia con un contratto di prova e se va bene un altro contratto e via così, un luna park! Ho avuto contratti a scadenze brevi, contratti a chiamata, contratti part time, una volta ero impiegata, una volta ero operaia, una volta ero una cosa indefinibile sotto la mistica definizione del multiservizi. Nessuno sa realmente a quale categoria apparteniamo, nessun sindacato confederale è mai riuscito a capirci qualcosa. Poi bisogna sempre sperare che la gara di appalto non abbia problemi tra un cambio e l'altro perché quella è un'altra storia ancora, chi paga ovviamente è l'ultima ruota del carro, ovvero proprio le operatrici che incontrate quando entrate in museo o a visitare una mostra. Quel che posso dire è che ho sempre svolto lo stesso lavoro, praticamente negli stessi musei ma con una paga che andava sempre più drasticamente a diminuire. Il contratto è regolare, certo, prima del lockdown si guadagnava circa 500 euro al mese, vivendo al di sotto della soglia di povertà, pare che per il Comune sia pure normale. Sarebbe bello limitare al tempo della quarantena tutti i disagi che vive la cultura, l'organizzazione degli eventi culturali e la sostenibilità del lavoro che operatrici e operatori del settore vivono. Il Covid-19 non ha fatto altro che rendere ancora più invisibile la condizione precaria in cui viviamo, ma purtroppo i problemi ci sono sempre stati. Io non spero nemmeno più che vengano prese delle misure a tutela di chi lavora nei musei perché pare ovvio che le scelte politiche non lo consentano, però è chiaro che il Comune è direttamente responsabile di questa situazione e quantomeno sarebbe importante renderla trasparente e prenderne atto. C'è un enorme velo di omertà che ci isola e ci rende vulnerabili, e forse questo stesso articolo avrà delle conseguenze. Oppure verrà ignorato preferendo promuovere l'ipocrisia della Trieste culturale? Non lo so, ma non ho scritto falsità e ormai non ho nulla da perdere. È come sempre, come se tutto fosse sopportabile. --* operatrice museale