scarica l'app
MENU
Chiudi
29/09/2020

“Noi, in prima linea e dimenticati da tutti” Assistenti in rivolta

La Stampa - LIDIA CATALANO

LA PROTESTA / LA SANITÀ
"Noi, in prima linea e dimenticati da tutti" Assistenti in rivolta - P. 38 Le occasioni di lavoro per gli assistenti sanitari di questi tempi non mancano. L'ultimo bando della Regione per il reclutamento di personale a tempo determinato da impiegare «nell'attuazione di misure di prevenzione e controllo dell'infezione da Covid-19 nelle scuole e nei servizi educativi dell'infanzia» è scaduto venerdì. Sono sempre più richiesti, ma per gli aspiranti assistenti sanitari piemontesi le opportunità che si sono aperte con la pandemia rischiano di restare confinate al solo ambito teorico. «I corsi di laurea abilitanti a questa professione sono stati istituiti dal ministero nel 1997, da 23 anni aspettiamo che anche il Piemonte si adegui», denuncia Marco Leone, presidente della Commissione d'albo degli assistenti sanitari dell'ordine di Torino, Aosta, Alessandria, Asti. «La grave carenza formativa che si è venuta a creare in Piemonte penalizza la professione e soprattutto i cittadini piemontesi». L'assistente sanitario si occupa di prevenzione delle malattie infettive, promozione ed educazione alla salute nelle Asl, nei servizi di igiene e sanità pubblica, nei consultori pediatrici e familiari, nell'ambito della medicina del lavoro e nelle scuole. Il bando regionale appena scaduto, ad esempio, prevedeva l'inserimento di figure che facessero da raccordo tra la scuola e i medici o pediatri per la gestione di casi e focolai negli istituti. «Siamo richiestissimi in questo momento, ma nelle Aziende sanitarie piemontesi è sempre più difficile trovare professionalità come la nostra», continua Leone. I 180 operatori attivi sul territorio si sono formati quasi tutti prima del 1997, quando il percorso di studio culminava nel conseguimento di un diploma abilitante. Oggi è richiesta una laurea triennale, ma i piemontesi che vogliono iscriversi devono spostarsi in Lombardia, dove ci sono tre sedi universitarie, oppure in Veneto ed Emilia Romagna. «La crisi economica attuale rende onerosa per le famiglie la frequenza lontano da casa e le opportunità di studio si stanno assottigliando ulteriormente. Il risultato è che questo bando raccoglie assistenti sanitari da tutte le regioni tranne che dalla nostra, un paradosso», sottolinea Leone, che denuncia un atteggiamento rinunciatario da parte delle Università piemontesi. «Le recenti interlocuzioni non hanno portato i risultati sperati. A Torino il Corso non sarà attivato prima del 2022». La richiesta è che la Regione «si confronti urgentemente con le Università per farlo partire il prima possibile e avviare così una programmazione formativa seria e rispondente ai fabbisogni di prevenzione e salute pubblica oggi più urgenti che mai». -
MARCO LEONE PRESIDENTE ALBO ASSISTENTI SANITARI Il bando regionale raccoglie operatori da tutta la penisola tranne che dalla nostra, un paradosso

Foto: L'assistente sanitario si occupa di prevenzione delle malattie infettive ed educazione alla salute