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19/01/2021

Noi, 30mila lavoratori a casa da mesi

QN - Il Giorno

MILANO di Annamaria Lazzari Decine di lavoratori degli alberghi e del turismo si sono riuniti ieri pomeriggio in presidio, organizzato dai sindacati di base Cub, Sial Cobas e Si Cobas davanti alla Prefettura di Milano, per denunciare «i cambi di appalto truffaldini e le cessazioni di attività con cooperative che chiudono e riaprono sotto un altro nome, assumendo solo alcuni lavoratori ma a condizioni peggiori» spiega Mattia Scolari, segretario provinciale di Flaica cub che è stato anche ricevuto in prefettura. «Le vertenze non riguardano solo qualche hotel: tutto il settore dell'alberghiero a Milano e provincia è in ginocchio, sia i lavoratori diretti che in appalto. Parliamo di 30mila persone. Bisogna intervenire prima che le aziende procedano ai licenziamenti, riassumendo a condizioni peggiori. La situazione rischia di diventare esplosiva» ha spiegato il sindacalista che ha chiesto la convocazione con urgenza di un tavolo di confronto fra le parti. Ad essere particolarmente colpiti sono i lavoratori in appalto, soprattutto legati alle pulizie, al facchinaggio e alla ristorazione. «Le aziende che gestiscono gli appalti stanno trovando escamotage per licenziare i lavoratori aggirando il blocco in vigore». La vertenza simbolo è quella dell'Hotel Gallia: una crisi che ha colpito, tra gli altri, 40 lavoratori che, assunti dalla società HoGroup, erano in servizio all'hotel di lusso di piazza Duca d'Aosta. La società li ha messi in cassa integrazione a marzo ed erano partite le trattative perché venissero riassorbiti dall'impresa che nel frattempo è subentrata, la Keep Up. «Dopo due mesi eravamo giunti ad un accordo per la riassunzione di tutti i lavoratori mantenendo i diritti pregressi. Il Gallia ha disdettato l'appalto con loro affidandolo per un mese a un'altra società, la Papalini. Un'operazione per non far riassumere i lavoratori «storici» sottolinea Scolari. La battaglia è anche contro le assunzioni con il contratto multiservizi, al posto di quello del turismo, che significa «meno 30% della retribuzione». Sebastian Usal si occupava di facchinaggio al Gallia: «Sono quasi 9 mesi che non lavoro. Col fondo di integrazione salariale arrivo a 500 euro al mese, vale a dire meno del 60% dello stipendio. Così non riesco a pagare l'affitto e le bollette». Anche Sara Idir, supervisor in un'altra struttura che preferisce non nominare, vive una situazione drammatica: «Anche io ricevo solo il fis ma con 500 euro in una città come Milano non si sopravvive. Cerco lavoro ovunque, anche in nero, ma non si trova neppure quello».