MENU
Chiudi
27/11/2018

Nodo ferroviario, boccata di ossigeno

La Repubblica - michela bompani

L'occupazione
Manifestazione in centro e la Regione si impegna ad anticipare la cassa integrazione per cento lavoratori Se l'azienda appaltatrice riuscirà ad accedere ai finanziamenti, tutto potrebbe sbloccarsi il prossimo febbraio
Una notizia buona, per un centinaio di lavoratori, ma il fiato resta sospeso su una delle infrastrutture cruciali della Liguria: il Nodo Ferroviario di Genova. I cantieri si fermeranno il 13 dicembre e, se Astaldi, l'azienda che lo sta realizzando e che è in regime di concordato preventivo, riuscirà ad aver accesso ai finanziamenti richiesti, tutto potrebbe sbloccarsi a febbraio e l'opera finalmente potrebbe riprendere. Per ora, però, ci sono due certezze: un centinaio di lavoratori diretti, tra edili e impiegati, sono in cassa integrazione e i cancelli dell'opera si serreranno tra una decina di giorni.
La Regione Liguria ieri si è impegnata ad anticipare, attraverso la propria società finanziaria Filse, la cassa integrazione a 100 lavoratori per i prossimi mesi, in attesa che scatti la cassa nazionale, per assicurare dunque loro una continuità retributiva. Gli edili del Nodo Ferroviario hanno manifestato ieri per le strade del centro, riunendosi in piazza De Ferrari e poi si sono diretti in Consiglio Regionale, proprio per chiedere l'anticipazione della cassa integrazione. L'accordo, dunque, ha soddisfatto i lavoratori, preoccupati innanzitutto della continuità retributiva e poi, ovviamente, del futuro dell'opera. «Riponiamo fiducia nell'istituzione e nell'accordo - spiega Fabio Marante, segretario generale Fillea Cgil, al termine del vertice - hanno costruito un percorso virtuoso per fare in modo che l'opera sia ferma per il più breve tempo possibile. L'intervento della Regione, poi, nei confronti della stazione appaltante, è una sorta di prestito a tasso zero a favore dei lavoratori».
Non smette però di essere molto preoccupato il leader degli edili della Cgil, Marante: «L'auspicio è che, come sosteneva Solone, nella ragnatela non restino solo le mosche piccole». Confidando dunque che a fare le spese di procedure, che vanno riviste al più presto nel codice degli appalti, non siano solo i lavoratori, ma che si trovi presto una soluzione per permettere a un'azienda forte come è Astaldi, e ora in difficoltà, di poter portare a termine l'opera.
«L'anticipo della cassa integrazione è un cerotto doveroso su una ferita che mi preoccupa molto - ammette il presidente della Regione, Giovanni Toti - va cambiato il codice degli appalti, l'opera non va più fermata e realizzata in tempi certi».
«Per i prossimi due-tre mesi la cassa integrazione sarà anticipata da Filse ai lavoratori - conferma Andrea Tafaria, Filca Cisl - si tratterà di una specie di prestito a costo zero: non appena scatterà la cassa nazionale, i lavoratori restituiranno le cifre avute in anticipo». La Regione, con tutto il Consiglio, ieri si è impegnata, in un ordine del giorno, "a sostenere tutti i processi tra azienda e stazione appaltante affinché riprendano al più presto i lavori del Nodo Ferroviario", perché sul tavolo, c'è davvero la consegna dell'opera, fondamentale anche per l'interconnessione con il Terzo Valico.
«Un'infrastruttura di indiscutibile importanza strategica», ha sigillato anche il M5S in Consiglio.
Il Nodo è stato realizzato al 40%, doveva essere ultimato nel 2016, ma il fallimento dell'azienda che aveva vinto il primo bando ha costretto già una volta i cantieri a bloccarsi. «Adesso, la fine dei lavori è prevista nel 2021 - aggiunge Mirko Trapasso, Feneal Uil - ma, ovviamente, questi mesi di stop dei lavori sposteranno ancora una volta in avanti la consegna dell'opera. Confidiamo che Astaldi possa accedere al finanziamento che ha richiesto e possa sbloccare i cantieri, come previsto, a febbraio».

Foto: I lavoratori edili Ieri hanno manifestato a Genova

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore