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30/01/2021

NO AI NUOVI MAXI CENTRI PER IMMIGRATI

Il Giornale del Piemonte e della Liguria - Diego Pistacchi

L'EMERGENZA DIMENTICATA
La Liguria si oppone insieme ad altre Regioni all'appalto per strutture da 300 ospiti. L'assessore Benveduti: «Questa non è accoglienza». L'esperienza del sindaco di Ventimiglia dove il campo è stato chiuso a luglio
■ La Liguria dice «no» al nuovo appalto di servizio per la realizzazione di nuovi centri fino a 300 persone per accogliere migranti. Una soluzione che va contro le regole di una seria accoglienza ma pone anche una seria questione di sicurezza sotto tutti i punti di vista. A Ventimiglia il sindaco Scullino denuncia una situazione esplosiva. Il centro di identificazione è stato chiuso dopo che, creato per 60 persone, ospitava oltre dieci volte tanto. a pagina 11 ■ S e «accoglienza» significa ammassare trecento persone in un dormitorio, servire loro un po' di pasta riscaldata a pranzo e cena, lasciarle andare allo sbando per tutto il giorno, e ovviamente incassare 38 euro a giorno per ogni «ospite», allora no, la Liguria non è accogliente. Ma non è la sola Regione italiana a opporsi allo sfruttamento dell'immigrazione clandestina. Lo dice forte e chiaro il vice presidente Andrea Benveduti, assessore alle Politiche dell'Immigrazione, che spiega il secco «no» al nuovo schema di capitolato di appalto dei servizi di accoglienza discusso in Commissione Immigrazione. Perché in questo momento di scarsità di risorse e di crisi di governo che «minaccerebbe» i fondi del Recovery Plan o i ristori, si continua a lavorare a implementare centri di accoglienza e a ipotizzare strutture ancora più grandi in ogni regione. «Il problema di fondo è soprattutto quello di chiarire l'obiettivo - premette Benveduti -. Devono dirci cosa intendono fare. Se aprire indiscriminatamente agli arrivi senza regole, non possiamo accettarlo. Non siamo neppure in grado». In primis per una questione di sicurezza e di dignità. Di tutti. Immigrati compresi. E qui la dimensione delle strutture entra chiaramente in gioco. Un centro con 300 persone non può essere certo improntato all'inserimento nella società. Non si può certo pensare di ai utare queste persone. «Integrazione vuol dire anche controllo - spiega l'assessore - per favorirlo sarebbe opportuno, nell'ottica di un'adeguata organizzazione del servizio, che i centri collettivi disponessero di una capienza massima di 60 posti complessivi, da suddividere in moduli al fine di evitare eccessive concentrazioni. Consentire la co-presenza all'interno delle strutture di oltre 300 persone rappresenta un chiaro passo indietro, che abbiamo il dovere di ostacolare. Non solo per gli effetti negativi in termini di salute, considerati gli assembramenti che si verrebbero a creare, ma anche per la scarsa attenzione che verrebbe riservata al percorso d'inclusione sociale dei singoli individui». Non solo. Aprire nuove maxi strutture un po' ovunque rischia di creare anche situazioni irregolari sulla base di norme esistenti. Norme igieniche e di sicurezza che valgono a prescindere e che non dovrebbero poter essere derogate. La stessa Regione segnala questo problema. «È a nostro avviso opportuno - conclude Benveduti - che il capitolato proposto sia coerente con la nostra normativa che prevede un'autorizzazione al funzionamento in linea con quanto previsto dal 'Manuale dei Requisiti per l'Autorizzazione' di Regione Liguria, documento che regolamenta gli standard igienico-sanitari delle strutture attraverso una commissione composta da rappresentanti delle aziende sanitarie e degli enti locali». Centri di simili dimensioni creerebbero non pochi problemi anche di gestione e di contenimento di eventuali epidemie, come è risultato del tutto evidente con la situazione attuale. Il giudizio negativo della Liguria ha trovato il consenso anche di altre regioni, quali Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Molise, Sicilia, e Veneto. Non irrilevante il fatto che le più forti perplessità arrivino dalla Sicilia che certo è la più esposta al problema dei centri di accoglienza e dell'immigrazione. E dalla Liguria, terra di confine con tutti i problemi annessi.