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25/11/2020

«Niente manutenzioni» Indagati i vertici della Strada dei parchi

La Verita' - FABIO AMENDOLARA

Sequestrati quasi 27 milioni. Per il gip non sono state eseguite «opere necessarie per la sicurezza della A24»
• Per anni Strada dei parchi avrebbe rifatto il look ai viadotti curando solo la pavimentazione, il verde e le segnaletiche, almeno secondo una relazione dei tecnici scelti dalla Procura di Teramo nella quale si sostiene che la holding del patron Carlo Toto non avrebbe mai fatto manutenzione su nove viadotti della A24. Così la Guardia di finanza ieri ha eseguito un decreto di sequestro preventivo di disponibilità finanziarie e beni mobili e immobili, per un ammontare complessivo di 26.714.224 euro, nei confronti di tre degli indagati (sequestro per equivalente) e delle società collegate alla concessionaria (sequestro diretto). Sotto accusa sono finiti Lelio Scopa, presidente del cda di Strada dei parchi, Cesare Ramadori, amministratore delegato, Mauro Fabris, vicepresidente del cda, Igino Lai, direttore generale, Carlo Marco Rocchi e Gabriele Nati, direttori operativi. I reati di cui sono accusati sono inadempimento di contratti di pubbliche forniture per non aver adempiuto agli obblighi di manutenzione ordinaria, attentato alla sicurezza dei trasporti e abuso d'ufficio continuato. Gli indagati, secondo il gip Roberto Veneziano, che ha emesso il provvedimento di sequestro preventivo, «facevano mancare opere necessarie a un pubblico servizio, non assicurando la funzionalità e l'esercizio in sicurezza dell'infrastruttura A24 nella tratta teramana da Isola del Gran Sasso-Colledara». Un andazzo che sarebbe proseguito sin dal 2009 e fino al crollo del ponte Morandi, quando per la prima volta sarebbe stato disposto qualche intervento. Ma anche in questo caso la holding di Toto non avrebbe aperto il portafoglio, usando i contributi statali erogati dopo la tragedia di Genova. Il gip sottolinea anche che gli indagati avrebbero agito «con dolo». Ovvero che ci sarebbe stata «l'intenzione» da parte dei manager di favorire solo il gruppo Toto. Negli atti viene spiegato che l'abuso d'ufficio esprime la «determinazione con la quale Strada dei parchi ha continuato ad affidare in modo diretto alla Toto costruzioni generali (bypassando qualsiasi procedura di evidenza pubblica) la pressoché totalità dei lavori appaltati», con la «piena consapevolezza della portata di tale condotta». Ci sarebbe stata, insomma, «l'inequivoca volontà di procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale alle società del gruppo Toto». A leggere l'accusa, gli affidamenti sarebbero andati ben oltre il 60% previsto dalla legge e anche dalla convenzione con la concessionaria. Una percentuale, secondo la Procura, che sarebbe stata superata già dal 2015. Nonostante le varie diffide del ministero dei Trasporti, insomma, i manager della concessionaria avrebbero continuato ad affidare i lavori infragruppo alla Toto spa costruzioni generali, «violando costantemente», sostengono i pm, pure «i dettami del Codice degli appalti». Ma quella di Teramo non è l'unica spada di Damocle che pende su Strada dei parchi. Lo scorso 11 novembre anche gli inquirenti pescaresi hanno iscritto i vertici della società sul registro degli indagati per gli stessi reati. E ci sono altri fascicoli aperti all'Aquila, a Chieti, a Sulmona e a Rieti. I sei fascicoli nascono da esposti del Forum H2O. Ma c'è anche un'altra incognita: l'inchiesta fiorentina sulla fondazione Open, la cassaforte renziana. Gli inquirenti si sono chiesti se i finanziatori abbiano ottenuto qualcosa di concreto in cambio delle loro generose erogazioni. Tra le quali ci sono i bonifici dell'imprenditore Alfonso Toto, che secondo gli investigatori sarebbero legati a un emendamento approvato dal governo guidato da Paolo Gentiloni.

Foto: INFLUENTE


Foto: Carlo Toto, patron della società Strada dei parchi, che gestisce la A24 e la A25 [Ansa]