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23/06/2021

Niente frode sui pasti, assolti con formula piena i rappresentanti Vivenda

Il Tirreno - M.M.

san vincenzo: mensa scolastica
san vincenzo. La formula usata dal giudice del tribunale di Livorno non lascia spazio alle interpretazioni: «Assoluzione per tutti gli imputati perché il fatto non sussiste». È quanto si legge nella sentenza numero 1164 che mette un punto al processo penale che vedeva imputati l'allora responsabile tecnico, il responsabile dell'area e il legale rappresentante della Vivenda Spa, accusati di frode in pubbliche forniture per l'appalto delle mense scolastiche a San Vincenzo. All'origine del processo le contestazioni dei carabinieri del nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas) nella mensa scolastica di San Vincenzo, che sforna pasti per i bambini dell'asilo fino ai ragazzi delle scuole medie. Dal sopralluogo che risale 2015 emersero elementi tali per cui dall'indagine prese corpo un procedimento penale a carico delle società a cui faceva capo l'appalto: Vivenda Spa in associazione temporanea d'impresa con la cooperativa Cir Food. Nella ricostruzione dei fatti, dagli accertamenti compiuti dall'autorità era stato rilevato che, pur essendo Dop, Igp e a filiera corta, alcune carni bovine, suine e avicole non erano biologiche, qualità quest'ultima prevista dal capitolato d'appalto. A conferma però della qualità dei cibi serviti a mensa erano intervenuti consulenti esterni, docenti di prestigiose università italiane verificando, su incarico della stessa Vivenda, che le proprietà organolettiche e nutrizionali delle carni non erano per nulla inferiori a quelle biologiche. Inoltre, sottolineano dal quartier generale Vivenda «i fornitori sono sempre tutti tracciati e si tratta di aziende del territorio certificate, a chilometro zero e filiera corta che forniscono prodotti di alta qualità come anche rilevato da parte degli ispettori Icqrf». Nelle motivazioni della sentenza si legge come si sia trattato «di un mero errore esecutivo commesso in buona fede», dovuto principalmente a un'esecuzione non dolosa del contratto e alle preferenze dei bambini verso alcune tipologie di derrate alimentari piuttosto che ad altre. Infatti, «ricostruita l'istruttoria dibattimentale, non può che rilevarsi che manca del tutto la prova di uno degli elementi costitutivi del reato contestato agli odierni imputati». Ovvero la malafede. «Nulla è emerso - si legge nella sentenza - in termini di uso di espedienti maliziosi o ingannevoli per far apparire l'esecuzione conforme agli obblighi assunti». Riavvolge il filo Emilio Fusco, all'epoca dei fatti presidente Vivenda Spa. «Una sentenza che valorizza e conferma la buona fede del nostro operato, lavoriamo con passione e scrupolo ponendo al centro del nostro operato la salute e il benessere. Una sentenza attesa da tempo che ci stimola a lavorare ancor più con serenità e diligenza, consapevoli di aver agito sempre nell'interesse di tutti, fedeli a quei principi di sana alimentazione e buone pratiche che sono i valori portanti del mondo Cascina». - M.M.© RIPRODUZIONE RISERVATA