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30/06/2021

Niente cda dell’Egizio per Tiradritti. Bene, ma…

Corriere della Sera - Gabriele Ferraris

Gabo sul Corriere
Abbiamo tre notizie sul Museo Egizio: una buona, la seconda ottima nonché insolita, la terza desolante.

La buona notizia: la presidente Christillin, il direttore Greco e l'intero staff curatoriale non si dimetteranno. Non sarà necessario. È tramontata infatti la paventata prospettiva della nomina nel Consiglio d'amministrazione di Francesco Tiradritti come rappresentante della Regione; nomina considerata «inopportuna» per vari e comprensibili motivi interni ed esterni, e che invece una parte politica s'intestardiva a imporre, come ho avuto modo a suo tempo di raccontare sulle pagine del Corriere Torino.


Da un comunicato del Consiglio regionale apprendiamo che «con una breve nota l'egittologo Francesco Tiradritti rinuncia alla nomina nel cda del Museo Egizio.


La decisione presa dimostra la convinta volontà da parte dell'egittologo di non ostacolare il buon operato della Fondazione. L'Assemblea provvederà ad indire presto un bando per designare un nuovo componente nel Consiglio di amministrazione».


La seconda notizia, ottima, è quindi che una volta tanto la politica ha provato almeno un briciolo di vergogna, e ha fatto un passo indietro anziché, come suo solito, imporre la propria volontà di potenza con l'usuale, proterva noncuranza del bene pubblico.


La terza notizia, quella desolante, è che i padreterni assisi in Regione non sono capaci di scegliere con sensatezza un proprio rappresentante in un consiglio d'amministrazione, per cui sono costretti a ricorrere a un bando. Ora: il ruolo di consigliere d'amministrazione non è un lavoro retribuito, dunque non ricade sotto le norme sul pubblico impiego che prevedono l'assunzione tramite bando. Bando non richiesto neppure dallo statuto del Museo. Il membro del CdA di una fondazione, nominato in rappresentanza di un ente locale quale la Regione, è per l'appunto un « rappresentante»: un messere che l'ente locale sceglie motu proprio in quanto lo ritiene adatto a farsi portavoce degli interessi, delle necessità e dei punti di vista dell'ente medesimo.

Ma è mai possibile che costoro non conoscano qualcuno di cui si fidano, ma che sia adeguato al compito che lo attende?
Devono aggrapparsi al bando per scovare un sì raro talento? È come se io, privato cittadino, facessi un bando per trovare una morosa. È pur vero che taluni ricorrono alle agenzie matrimoniali o ai s
iti d'incontri, e va benissimo quando non c'è altro modo di procacciarsi da soli il fidanzato o la fidanzata: non tutti sono dei seduttori nati. Va un po' meno bene se un ente politico-amministrativo, che pretende di decidere le sorti di oltre quattro milioni di piemontesi,
non riesce neppure a trovare, senza tante storie e sen za fare danni, un tizio minimamente affidabile da piazzare in un consiglio d'amministrazione. E il bello è che costoro ogni giorno che iddio manda in terra sdottoreggiano e
legiferano sulla qualunque , su Tav e cambiamenti climatici, lavoro e vaccini, diritti civili e coltivazione del cardo gobbo.

Sarò scemo io, ma rinuncio a capirli.


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Foto:

Gli sticker del museo Egizio