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25/05/2021

Nessuno vuole i beni dei boss A Riesi vince ancora la paura

Avvenire - ANDREA CASSISI

L'APPELLO Per la terza volta in tre anni il sindaco della città nel Nisseno pubblica i bandi per affidare terreni ed edifici confiscati ai mafiosi. Tra questi un mandorleto, di cui si occupano a titolo volontario i ragazzi dello Sprar
Caltanissetta S e la raccolta delle mandorle si è fatta, il merito è stato tutto dei ragazzi dello Sprar. Sono loro che da volontari, lo scorso agosto, hanno rastrellato gli alberi che si estendono nei 4 ettari di terreno in contrada Spampinato, a Riesi. Nessuno qui - ombelico della provincia di Caltanissetta - ha voluto farlo e se non fosse stato per gli immigrati ospiti in una comunità vicina, il raccolto sarebbe a ndato perduto. Il mandorleto, un terreno confiscato ed inserito dal 2016 nel patrimonio indisponibile del Comune, è appartenuto alle famiglie mafiose locali. Per due volte l'amministrazione cittadina ha provato ad affidarlo, ma nessuno si è fatto avanti. I beni confiscati ai boss - in carcere e con vicende giudiziarie in paese, a tutti note - sembrano non interessare a nessuno qui. Neppure alle associazioni, poco meno di trenta in tutta la città, «se contiamo anche i gruppi religiosi e i circoli ricreativi», dice il sindaco Salvatore Chiantia. Lui non molla. E ripubblica per la terza volta, in tre anni, l'avviso rivolto a quanti si occupano di cittadinanza attiva, inclusione sociale, tutela e valorizzazione del territorio. Assieme al mandorleto, anche un intero stabile, in via Felice Cavallotti, nella periferia urbana, di fronte ad una scuola materna, cerca proprietari, per i prossimi anni, minimo sei e fino ad un massimo di 19. «Se la legge consentisse di darlo ai bisognosi tutto sarebbe più facile», sussurra il primo cittadino che a denti stretti dice che la paura non c'entra nulla. «Spero e penso di no» riflette. «Non sono più i tempi per pensare alla paura», gli fa eco Rosi Pilato, avvocato e suo assessore ai Sevizi sociali. «Forse il tempo è stato poco e chi voleva partecipare non ha avuto il tempo per predisporre la documentazione utile. La procedura è aperta. Aspettiamo le offerte», dice fiduciosa. Non la pensa affatto così Eugenio Di Francesco, imprenditore e referente provinciale di Caltanissetta, Enna ed Agrigento per "Sos Impresa, Rete per la legalità", un'associazione antiracket. «C'è paura - taglia corto -. I boss ai quali sono stati confiscati questi beni sono una presenza ingombrante. La sorella del capomafia, ad esempio, è qui e sconta i domiciliari. Per questa ragione che i contesti associativi della città hanno disertato e diserteranno ancora una volta questo bando». Secondo Di Francesco dunque, né per il mandorleto né per la casa appartenuti alle famiglie delle cosche locali «arriveranno proposte di affido. Così, ad onor del vero, non è stato per un'altra palazzina che è stata invece richiesta e affidata alla comunità Valdese», precisa. Insieme con il vice presidente nazionale Fai, Pippo Scandurra, la prossima settimana l'imprenditore farà un sopralluogo allo stabile di via Cavallotti perché «avanzeremo noi la richiesta formale di adozione». «Non avremmo i requisiti - spiega - perché un'associazione antiracket non può garantire una proposta progettuale come quella descritta dal bando. Non ci occupi amo di giovani, anziani, sport, turismo, cultura, arte, ambiente. È chiaro che se la proposta arriva da "Libera" è tutto più facile. Ma è la partecipazione delle associazioni locali che invece rappresenterebbe il chiaro segnale di una comunità che cerca il riscatto. Presenteremo noi la domanda per la casa di via Cavallotti - annuncia Di Francesco - e se non dovesse andare a buon fine scriveremo al Prefetto e chiederemo la modifica del regolamento e l'affidamento diretto. Il mandorleto e lo stabile hanno tutti i requisiti per diventare simbolicamente luoghi di luce». Il prossimo 5 luglio, data della scadenza del bando, la città saprà cosa ne sarà della palazzina appartenuta al boss e chi tra fine agosto e inizio settembre raccoglierà le mandorle della nuova stagione.

Foto: L o stabile di via Cavallotti a Riesi (Caltanissetta)