scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
20/11/2020

“NESSUNO HA RUBATO L’OBOLO PER I POVERI”

Famiglia Cristiana - Annachiara Valle

VATICANO E FINANZA
«LE PERUIIE DELL'AFFARE UI LONURM SONO SIMIE COPERTE CON UN FONDO UI RISERVA. NON SIAMO UN'MZIENUM, IL NOSTRO SCOPO NON È FARE PROFITTI»
E stato parroco, vescovo diocesano, segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Monsignor Nunzio Galantino ha sempre parlato chiaro. E non si smentisce neppure ora che, da presidente dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica), si trova ad affrontare le questioni spinose sulla gestione delle finanze vaticane. E se qualcuno si chiede cosa ci faccia un pastore come lui nel ruolo di adesso, risponde franco: «Me lo domando anche io spesso. Ora, per la verità, un po' meno perché sto capendo che, nella misura in cui aiuto il Papa e la Chiesa ad assicurare chiarezza e trasparenza nella gestione economica, la reputazione della Chiesa non verrà messa in discussione. E oggi, per la Chiesa, è importante godere di buona fama. Oggi più che mai, se questa viene a mancare si mette in discussione la credibilità. E questo diventa un forte impedimento per l'accoglienza del messaggio evangelico». La centralizzazione all'Apsa di tutti i fondi, ulteriore passo nella riforma della Curia, mira a fare chiarezza? Di cosa si tratta esattamente? «Lo ha spiegato il Papa nella lettera al segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, dello scorso 25 agosto: "È di somma importanza che si definisca in maniera chiara quale sia la missione di ciascun Ente al fine di evitare sovrapposizioni, frammentazioni o duplicazioni inutili e dannose per lo svolgimento adeguato del lavoro della Curia Romana". La centralizzazione dei fondi riconosce all'Apsa il compito di amministrare, come è nella sua natura, tutto il patrimonio della Sede Apostolica. Riferendosi al caso specifico, il Papa aggiunge: "Non sembra necessario né opportuno che la Segreteria di Stato debba eseguire tutte le funzioni già attribuite ad altri dicasteri"». In futuro, quindi, vi occuperete degli investimenti anche dei singoli dicasteri? E dei fondi di Propaganda fide? «È quello che, in parte, l'Apsa già fa. Di nuovo c'è in dirittura di ar4 rivo l'approvazione dello Statuto di un "Comitato per gli investimenti", composto da professionisti esterni di alto profilo. Questi sono chiamati, assieme al Consiglio per l'economia e alla Segreteria per l'economia, a garantire la natura etica degli investimenti ispirati alla dottrina sociale della Chiesa e, nello stesso tempo, la loro redditività». Con questo si completa la riforma delle finanze vaticane? Cosa resta da fare? «Passi in avanti ne sono stati fatti, già a cominciare da papa Benedetto. Limitandoci solo agli ultimi, in ordine di tempo - dopo l'istituzione del Consiglio per l'economia (con il coinvolgimento di economisti di rilievo con il compito di indirizzo per l'economia), della Segreteria per l'economia (con compito di controllo) e dell'Ufficio del revisore generale - ricordo il Codice degli appalti, la centralizzazione degli investimenti, l'istituzione di una "Commissione per le materie riservate". Restano ancora tanti passi da fare. Ma soprattutto una cultura diversa da far maturare». La lettera da lei citata in apertura è dello scorso agosto. Perché è stata resa operativa soltanto ora? «Le assicuro che non si è perso tempo. Si è trattato di definire ambiti, contenuti e tempi per il passaggio. Nei giorni scorsi, il Papa ha dato una spinta a questo, che è un processo di razionalizzazione nell'amministrazione del patrimonio». Di che patrimonio si parla? «Parliamo di tutto ciò (denaro o immobili) che, nel tempo, con modalità e per scopi diversi, è entrato a far parte del Patrimonio della Santa Sede. Un patrimonio che ha una sola finalità: sostenere la vita e la missione della Chiesa nel mondo. In tutte le sue forme: dalla evangelizzazione alla carità, dalla promozione umana a quella che Antonio Rosmini chiamava la "carità intellettuale". Si tratta di un patrimonio in gran parte frutto di donazioni e offerte dei fedeli. Dal momento, poi, che non sempre quanto ricevuto è stato subito speso, si è provveduto anche a fare degli investimenti. Come ha ricordato infatti il Papa tornando dal suo viaggio in Giappone: "È imprudente mettere il denaro (residuo) in un cassetto e non investirlo"». I bilanci sono in attivo? «Il patrimonio gestito dall'Apsa e il bilancio a esso relativo riguarda la Santa Sede. Realtà diversa - ma non del tutto estranea, amministrativamente e dal punto legislativo - dal Governatorato, il cui bilancio riguarda la vita e le attività interne allo Stato della Città del Vaticano. Tornando ai bilanci, è importante tener presente che la Chiesa non è un'azienda. Suo scopo non è quindi fare profitto. Quello della Chiesa è un bilancio di missione, nel senso che ai singoli dicasteri la Chiesa offre dei servizi legati alla sua missione, che hanno dei costi. Si pensi solo ai circa 5 mila dipendenti o alla manutenzione e gestione degli immobili che ospitano l'attività dei singoli dicasteri. Qualche numero: la media delle spese, stabile in questi ultimi anni, si attesta sui 330 milioni; mentre le entrate si aggirano sui 270 milioni. Queste ultime, a causa anche della pandemia in corso, subiranno certamente una riduzione in questo e nei prossimi anni. Nel 2019, per circostanze non ripetibili, il passivo si è ridotto a 11 milioni. Un passivo, come si diceva, non ascrivibile a cattiva amministrazione bensì alle spese di missione». Può fare qualche esempio? «Una delle spese più consistenti è quella sostenuta dal Dicastero per la comunicazione. Sua missione è far arrivare la parola del Papa e la presenza della Chiesa, in 36 lingue, in tutto il mondo. A queste si aggiungono le spese per sostenere le Nunziature nel mondo. Veri e propri presìdi a difesa delle comunità di credenti in tutte le parti del mondo e luoghi deputati al dialogo e alla promozione della pace. Spese consistenti comporta anche il rendere fruibili la Biblioteca e gli Archivi vaticani, patrimonio dell'umanità. Altre risorse vengono impiegate dalla Congregazione delle Chiese orientali, che rende il suo servizio a comunità spesso oggetto di persecuzioni. Non bisogna poi dimenticare i 17 milioni di tasse italiane pagate. A dispetto di quanto con troppa disinformata leggerezza si dice. Tutti, poi, sentono parlare degli interventi del Papa a favore di persone, popoli e situazioni in difficoltà. Questi vanno ad aggiungersi al lavoro quotidiano di assistenza e vicinanza ai poveri dell'Elemosineria pontificia». La cronaca, in questi ultimi tempi, si è interessata al palazzo di Londra. Cosa può dirmi? «Gran parte della materia riguardante il palazzo di Londra e le eventuali responsabilità a essa legate sono all'attenzione del Promotore di giustizia vaticano. Di sicuro si è trattato di un investimento poco o per niente accorto dal punto di vista economico-finanziario, con una ricaduta reputazionale per la Chiesa davvero deleteria». È vero che è stato "saccheggiato" l'Obolo di San Pietro? «I titoli dei giornali, per esigenze di brevità o per attirare l'attenzione, ricorrono a espressioni fuorvianti. In questo caso, l'Amministrazione della Segreteria di Stato aveva responsabilità nella gestione di diversi fondi: quelli ricevuti per finalità ben definite, l'Obolo di San Pietro, destinato alla carità del Papa o alle esigenze della Curia romana. A questi va aggiunto un fondo di riserva della Segreteria di Stato e il fondo discrezionale del Santo Padre. Le perdite dell'investimento di Londra sono state sopportate dal fondo di riserva e non dall'Obolo di San Pietro o da quello a disposizione del Santo Padre». Come sono state possibili certe operazioni opache e come evitarle in futuro? È sufficiente il Codice degli appalti? «Il Codice degli appalti è uno strumento che definisce con chiarezza le procedure che assicurano trasparenza, correttezza e controllo. Un importante passo avanti, quindi. Ma non è tutto. La trasparenza, la correttezza e il controllo smettono di essere parole senza senso o proclami tranquillizzanti solo quando camminano sulle gambe di donne e uomini onesti, capaci e che amano davvero la Chiesa». • MONSIGNOR GALANTINO, PRESIDENTE AMMINISTRAZIONE PATRIMONIO
SEDE APOSTOLICA (APSA), FA CHIAREZZA. A COMINCIARE DAL CASO BECCIU
«I servizi legati alla missione della Chiesa hanno dei costi: ci sono 5 mila dipendenti da retribuire»
«Le spese annue si attestano sui 330 milioni (di cui 17 per tasse in Italia); le entrate sui 270»

Foto: A lato, monsignor Nunzio Galantino, 72 anni, pugliese, è stato parroco e vescovo. Alle sue spalle, uno scorcio di Roma con San Pietro all'alba.


Foto: Sopra, l'homepage del sito ufficiale obolodisanpietro.va. A lato, monsignor Galantino, allora vescovo di Cassano allo Jonio (Cosenza), accoglie Francesco, oggi 83 anni, il 21 giugno 2014.


Foto: Sopra, l'immobile al 60 di Sloane Avenue, già sede di Harrods, nel cuore del lussuoso quartiere londinese di Chelsea, al centro di di un brutto affare (in perdita) della Santa Sede. A lato, una veduta aerea del Torrino di San Pio V.