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08/04/2021

«Nessuna deroga al Codice degli appalti: si rischia di favorire le imprese non sane»

Il Mattino

Valentino Di Giacomo
«Ogni 100 milioni di spesa del Recovery Plan, ne siano destinati 500mila euro per assumere nuovo personale giovane, competente e valido nelle pubbliche amministrazioni per progettare e gestire tali risorse. È quanto ho proposto al governo perché è con le competenze dei nostri funzionari pubblici che si può vincere la sfida di non sprecare questa opportunità». Giuseppe Busia, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, mette sul tavolo la sua proposta. Busia guida l'Anac dallo scorso settembre, proprio nel momento in cui tanto si è derogato alle regole in tema di appalti pur di fare in fretta.
Presidente, in questi giorni c'è chi propone, in vista dell'arrivo dei soldi del Next Generation di riformare o derogare dal Codice degli appalti. Le sembra una buona idea?
«Abbiamo avviato da tempo un intenso dialogo con il Parlamento e con l'esecutivo e presentato le nostre proposte. Siamo consapevoli che in questa fase ci voglia celerità e stiamo lavorando per questo, ad esempio per eliminare il cosiddetto gold plating, vale a dire tutte quelle regole nazionali ulteriori rispetto a quelle già contenute nelle direttive europee. Il vero problema è che in molti casi le stesse direttive rinviano proprio alle norme nazionali e quindi al Codice degli appalti. Il rischio è che con la sospensione del Codice si generi un vuoto normativo, col risultato di alimentare la paura della firma da parte di chi deve gestire le gare: e questa è spesso la vera ragione per cui si bloccano gli appalti. Bisogna intervenire col bisturi, non con l'accetta».
Insomma non si può derogare dal Codice?
«Il Codice contiene regole che servono a garantire un confronto trasparente tra le imprese con l'intento di far conseguire prodotti e servizi migliori alla Pa. Questo, ovviamente, serve anche ad evitare che nell'opacità delle deroghe si inseriscano comportamenti corruttivi, finendo per penalizzare le imprese che operano in modo sano sul mercato e che oggi sono in grande difficoltà per la crisi. Le ricordo che attraverso i contratti pubblici passa il 15 per cento del Pil nazionale e in questo momento la percentuale non potrà che crescere: si tratta di un volano essenziale. Eliminare in toto il Codice degli appalti non è possibile perché violerebbe alcuni obblighi europei».
Come faremo a controllare che una cifra così ampia destinata all'Italia non finisca nelle mani sbagliate?
«Abbiamo una grande arma da utilizzare ed è la digitalizzazione, anche la Ue ce lo chiede. La digitalizzazione delle procedure è il primo mattone su cui costruire le fondamenta per il piano di spesa dei fondi europei. Consente di accelerare ogni passaggio e, soprattutto, favorisce la trasparenza offrendo a tutti, alle imprese e ai cittadini, di verificare come sono effettivamente spesi i soldi. Il primo tassello che abbiamo chiesto al governo è di potenziare la nostra banca dati per consentirci di offrire servizi alle stazioni appaltanti e alle imprese, semplificando ulteriormente la loro attività».
In che modo?
«Alcuni studi della commissione Ue dimostrano che digitalizzare le procedure fa risparmiare il 10 per cento dei costi, quindi l'investimento si ripaga automaticamente. Noi vogliamo rendere interoperabile la nostra banca dati con quelle delle altre amministrazioni accorciando i tempi per le imprese e le stazioni appaltanti per le verifiche sulle quali si genera il contenzioso giurisdizionale. Si evità così che nelle gare si infilino soggetti non affidabili».
Come avvenuto, purtroppo, per l'acquisto delle mascherine spesso comprate da società che mai avevano commerciato tali dispositivi?
«Al di là dei casi specifici: se si affidano forniture a soggetti che non offrono adeguate garanzie non solo si sprecano soldi e si rischia di fare un danno alla salute delle persone, come in ambito sanitario, ma si crea il danno ulteriore di escludere invece tutte quelle aziende sane che operano correttamente sul mercato».
Anche sui vaccini c'è questa corsa delle Regioni a fare da sé e abbiamo visto come ci sia il rischio di affidarsi ad intermediari di dubbia serietà. Vigilerete?
«Certamente. Nella Pa, soprattutto quando si tratta di dover trattare con multinazionali, occorre avere competenze e capacità adeguate per non essere messi in posizione di subalternità. Sui vaccini, in futuro, potrà tornare utile il nostro Codice: se un'impresa si comporta scorrettamente, ad esempio ritardando le forniture, viene inserita dall'Anac in un apposito casellario e le stazioni appaltanti possono escluderla dalle gare future. Non vigiliamo solo sulla corruzione, ma anche sull'efficacia dell'azione pubblica e sulla qualità della spesa».
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