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09/10/2020

Nello scandalo Becciu si apre la pista dei soldi nella sanità

La Verita' - ALESSANDRO DA ROLD

SAN PIETRO SPA
Dalla rogatoria vaticana emergono cartolarizzazioni sospette L'ex prefetto: «Nessun familiare ha ricevuto denaro o azioni»
S Nella richiesta di rogatoria firmata a novembre 2019 dai promotori di giustizia vaticani Alessandro Diddi e Gian Piero Milano non ci sono solo gli investimenti immobiliari della segreteria di Stato a Londra quando il sostituto era Angelo Becciu. Nel documento di 56 pagine, cuore dell'inchiesta che sta scuotendo la Santa Sede, oltre ai profili dei protagonisti, dai finanzieri Enrico Crasso e Gianluigi Torzi fino a Raffaele Mincione, monsignor Alberto Perlasca e all'avvocato Nicola Squillace, c'è un intero capitolo dedicato alle operazioni finanziarie nel settore della sanità. È una parte dell'inchiesta ancora da approfondire, slegata anche dalle borse e dagli investimenti in Slovenia di Cecilia Marogna, ma molto delicata perché riguarda Asl della Puglia, il Fatebenefratelli di Roma come persino assunzioni e incarichi presso il Fondo di assistenza sanitaria, l'Ospedale Gemelli e anche il pediatrico Bambin Gesù. Sul fronte sanitario, stando alle indagini, gli attori principali sono sempre i finanzieri con il pallino di Londra, ma tutto ruota intorno Giuseppe Maria Milanese, presidente della Cooperativa sociale e di lavoro operatori sanitari associati (Osa). In pratica in Vaticano hanno chiesto approfondimenti alla magistratura italiana su un prestito obbligazionario emesso proprio dalla cooperativa di Milanese e remunerato a un tasso di interesse del 7% con scadenza nel 2023, per un importo complessivo di 9,9 milioni. A sottoscriverlo sono stati nove investitori, tra cui appunto la segreteria di Stato per una quota di 2,3 milioni di euro nel settembre 2019. L'operazione sarebbe stata portata avanti dallo stesso Milanese insieme con monsignor Mauro Carlino e Fabrizio Tirabassi, entrambi ex funzionari della sezione amministrativa della segreteria di Stato. In pratica la Osa avrebbe sottoscritto un incarico di consulenza con il Vaticano nel 2017, o almeno questo hanno trovato gli investigatori. Perché la copia finale firmata non è stata trovata e scrivono i promotori della giustizia vaticana, nel caso saltasse fuori, «sarebbe da valutare la sua liceità, potendo infatti dissimulare un pagamento corruttivo». Del resto il bond fu poi sottoscritto dalla Segreteria tramite Credit Suisse. Di mezzo però ci sarebbe anche la società Sogenel di Crasso. Allo stesso tempo nell'interesse degli investigatori c'è anche la cartolarizzazione dei crediti sanitari del Fatebenefratelli di Roma, un'operazione gestita da Torzi e da Luciano Capaldo, quest'ultimo architetto angloitaliano, tuttora titolare della società London 60 Sa Limited che gestisce il palazzo di Sloane avenue. Sulla cartolarizzazione dei crediti sanitari del Fatebenefratelli, operazione che avrebbe permesso all'ospedale di aumentare la liquidità, si nasconderebbe invece «l'ennesima operazione di sostanziale depredazione di fondi di strutture facenti capo alla Città del Vaticano», si legge nella rogatoria di 59 pagine. Alle operazioni finanziarie si aggiunge anche una nota sui rapporti tra Tirabassi e Milanese, che secondo gli investigatori, dal giugno 2016 avevano iniziato a scambiarsi email per segnalazioni di curriculum per incarichi e assunzioni al Gemelli e al Bambin Gesù. Tra le segnalazioni evidenziate dai promotori Diddi e Milano c'è quella di Stefano Calamelli, che dopo una email di Tirabassi a Milanese nel settembre 2016 fu incaricato dal presidente Mariella Enoc nel 2018 come direttore di una nuova funzione (creata ad hoc) «Lap convenzioni area sanitaria». Agli atti c'è anche un messaggio di posta elettronica inviato proprio da Calamelli a Tirabassi, intitolata «Incarico». «Caro Fabrizio, devo dire che parlare con te ha portato fortuna... A presto ma pago io!». A questo, secondo le indagini, si aggiungerebbe anche un appalto stipulato dal Bambin Gesù con la Osa che avrebbe permesso un incremento di 23,3 milioni di euro nel bilancio 2018 della cooperativa di Milanese. Nel frattempo ieri Becciu è tornato a farsi sentire con un comunicato stampa, firmato dal suo nuovo legale Fabio Viglione, dopo la revoca per le foto su Instagram all'avvocato Ivano lai. Nella nota, il cardinale a cui Francesco ha chiesto di dimettersi, ricorda che «né i propri fratelli possiedono azioni od obbligazioni, né tantomeno partecipano a fondi d'investimento o posseggono conti esteri» e che «mai vi è stato trasferimento di fondi di provenienza della segreteria di Stato nella disponibilità privata e personale dei propri familiari». Becciu ribadisce anche di non aver mai fatto «investimenti nell'interesse della Santa Sede in attività economiche di Antonio Mosquito» e che i «contatti con Cecilia Marogna attengono esclusivamente questioni istituzionali». Infine sottolinea che «mai vi è stata alcuna interferenza da parte del cardinale nel processo nei confronti del cardinal Peli».

Foto: PRECIPIZIO A sinistra, Giovanni Angelo Becciu, 72 anni, ex cardinale ed ex prefetto della Congregazione delle cause dei santi, costretto a lasciare dopo lo scandalo finanziario [Ansa], A destra, papa Francesco, autore dell'enciclica


Foto: Fratelli tutti [Getty]