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10/07/2020

Nell’esecutivo scoppia il caos Di Maio: «Serve nuovo gestore»

Corriere delle Alpi - Alessandro Barbera

Una fonte Pd descrive l'impasse: «Rischiamo di risarcire 20 miliardi Oppure di farci dire che stiamo facendo un regalo ai Benetton»
il retroscenaAlessandro BarberaI Cinque Stelle contro il Pd e Conte. Il Pd contro i Cinque Stelle e la ministra dei Trasporti De Micheli. Il premier Conte contro la De Micheli e il collega del Tesoro Gualtieri. A due anni dal crollo di Ponte Morandi, ricostruito e quasi pronto per l'inaugurazione, la politica è al giorno uno. Non sono bastati due anni di trattative, veline, minacce e carte legali per risolvere in un senso o nell'altro il rapporto fra il concessionario pubblico e Autostrade per l'Italia. Tutti, chi più chi meno, speravano che la decisione della Corte costituzionale desse alla politica un alibi per decidere, in un senso o nell'altro. Da ieri i Cinque Stelle hanno una freccia in più all'arco della revoca. «Grazie a Danilo Toninelli, aveva ragione lui , adesso pensiamo a fare giustizia per le famiglie delle 43 vittime», dice Luigi Di Maio, sempre convinto della necessità della revoca. Peccato che la pronuncia nulla abbia a che spartire con la percorribilità o meno della revoca stessa. Nessuno vuole assumersi la responsabilità di una decisione che - qualunque sarà - avrà un costo politico molto alto. Sotto la garanzia dell'anonimato una fonte di governo Pd spiega chiaramente ciò che Conte ammette fra le righe: «Se decidessimo per la revoca, rischiamo una richiesta di risarcimento da 20 miliardi e la faccia con gli investitori internazionali. Se confermiamo la concessione senza ottenere una penalizzazione dei Benetton, qualcuno dirà che gli abbiamo fatto un regalo». Si scrive «qualcuno», si legge Cinque Stelle, che sulla pelle dei 43 morti di Genova hanno edificato il castello di accuse contro Autostrade. Il leader pro tempore Vito Crimi avanza lancia in resta: «La strada è quella giusta. Ora c'è da combattere la battaglia più importante».Col passare dei giorni il gioco delle ombre si sta trasformando in gioco del cerino. Conte fa filtrare l'irritazione contro la De Micheli e Gualtieri, rei di aver preso tempo per dare un vantaggio ai Benetton. La De Micheli a sua volta lamenta il disappunto per la decisione di Conte di avocare a sé la decisione politica in nome della collegialità, fino al punto di chiedere (e ottenere) l'intervento pubblico del segretario Pd Nicola Zingaretti. Eppure una decisione - qualunque essa sia - urge: in attesa di definire la querelle con i Benetton, chi si occupa di gestire il ponte? Con tempismo sfortunato la De Micheli ha scritto ad Autostrade per ribadire che - fino a prova contraria - l'onere sarebbe il suo. Il numero due delle Infrastrutture (M5S) Giancarlo Cancelleri difende la De Micheli dicendo che la lettera era «temporaneamente» l'unica soluzione. Il collega (Pd) Francesco Boccia la giudica «una scelta improvvida», perché presa a ridosso di una pronuncia (quella della Corte) che dà ragione a chi aveva voluto l'esclusione di Autostrade dalla ricostruzione (ma non dai relativi costi). Eppure la lettera fuori tempo massimo dipende anche dalla mancata disponibilità di Anas a gestire il solo ponte, poco più di un chilometro che inizia e finisce nella concessione di Autostrade. In un crescendo kafkiano ora dal governo trapela un'altra soluzione: ampliare i poteri del commissario affidandogli la gestione temporanea del Morandi. Peccato che il commissario (il sindaco di Genova Marco Bucci) dopo aver gestito un cantiere in deroga a tutte le norme possibili sugli appalti, non abbia alcuna voglia di caricarsi di questo ulteriore onere. «Ho bisogno di sapere a chi dare le chiavi del ponte», dice. La riapertura è prevista per il 1° agosto. Se per allora ci sarà anche la soluzione al caso Autostrade nessuno è in grado di scommetterlo. --© RIPRODUZIONE RISERVATA