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01/10/2018

«Nel Def servono strumenti per la crescita»

Il Giornale di Vicenza

IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA. Vincenzo Boccia: «Questo Governo deve chiarire se vuole continuare ad essere ostile all'industria italiana o fare un salto di qualità»
«Bisogna investire e non sprecare risorse in spesa ordinaria, perché pur affrontando la questione sociale, si fa solo debito pubblico»
«Siamo a disposizione per analizzare col Governo le richieste dell'industria italiana, mse a chi allegramente ci chiama "prenditori" dovrebbe chiedersi come si definisce uno Stato che ha difficoltà a pagare i privati per 65 miliardi, che ha un saldo della cassa integrazione ordinaria a favore dello Stato di 9 miliardi, che ha un saldo attivo dell'Inail a favore dello Stato di 1,6 miliardi e che mette la patrimoniale sui fattori di produzione, cioè l'Imu sui capannoni». È un fiume in piena Vincenzo Boccia, nel concludere l'assemblea di Confindustria Vicenza.E se nelle sue parole la linea di credito nei confronti del Governo è tutt'altro che chiusa, le richieste e gli avvertimenti sono piuttosto chiari.A partire, ovviamente dal Def. «È opportuno - afferma - spiegare quanto prima l'analisi d'impatto della manovra, per evitare che la sola percezione di quello che i mercati potrebbero intuire faccia crollare la borsa e aumentare lo spread. Questo Governo deve chiarire se vuole continuare a essere ostile all'industria italiana o fare un salto di qualità. Il problema non è il punto in più o in meno di sforamento, ma saper dimostrare che quel deficit in più non crea deficit e debito pubblico, ma viene investito con effetti sull'economia reale».Il giudizio, insomma, è rimandato all'analisi del provvedimento. «Bisogna entrare nel merito della riforma prima di criticarla. Calenda parla di una Confindustria debole, ma poi non riesce neanche a organizzare una cena con i leader del suo partito».Su un altro intervento dell'ex ministro, però, chiede che nessuno metta le mani: «Grazie a Industria 4.0 le aziende hanno incrementato gli investimenti privati del 30%. Sarebbe il caso di non toccare strumenti che hanno avuto effetti sull'economia reale, né annacquarli per mettere soldi su altri aspetti».Quello che il presidente spera di trovare nel Def, infatti, sono strumenti per la crescita. «Per farlo bisogna investire e non sprecare risorse in termini di spesa ordinaria, perché pur affrontando la questione sociale nel Paese, si fa solo debito pubblico. Se questa è la linea, il metodo lo condividiamo. Se invece questa manovra riguardasse solo le partite Iva, i pensionati e il reddito di cittadinanza e non ci fosse nulla per la crescita e l'occupazione non ci dovremmo poi lamentare se lo spread aumentasse, perché sarebbe una conseguenza di quella scelta».E di fronte al ministro Stefani e al viceministro Garavaglia, l'appello non può che essere alla Lega, « che è una parte importante di questo Governo, vicina ai ceti produttivi e per questo noi abbiamo un'aspettativa altissima».Un altro punto su cui Boccia aspetta di conoscere gli intendimenti del duo Salvini-Di Maio è la formazione: «Bisogna educare e istruire; avere grande attenzione agli Its e all'alternanza scuola-lavoro. Così si costruisce un grande Paese industriale». Nella programmazione Boccia chiede al Governo un ampio respiro, con «un provvedimento organico di politica economica, che definisca che Paese vogliamo essere nel medio termine: quanto export, domanda interna e occupazione vogliamo creare e quanto debito pubblico ridurre».Due questioni, invece, contesta aspramente, chiedendo l'intervento dei leghisti, a partire dal decreto dignità. «Avevamo chiesto di togliere le causali almeno fino a 24 mesi e non portarle a dodici, facendo danno ai giovani. Il ministro Di Maio ha ritenuto di non ascoltarci».E poi la class action «con tre clausole punitive: una sulla retroattività; una sulla premialità degli avvocati e la possibilità di aderire anche in seconda istanza».E in chiusura lascia al Governo il riassunto dei suoi desiderata: «semplificare il codice appalti, fare le infrastrutture, far fronte ai pagamenti della Pubblica amministrazione, elevare il fondo di garanzia per le imprese in fase di transizione, rateizzare i debiti fiscali per le imprese in crisi, detassare i premi di produzione per spingere sullo scambio salario-produttività, attenzione all'inclusione dei giovani».

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