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12/09/2018

Nel decreto del governo i lavori di ricostruzione affidati da Autostrade

Corriere della Sera - Lorenzo Salvia

Il caso
Verso una gara ristretta con almeno 5 aziende
ROMA Almeno per il momento Autostrade per l'Italia, la società controllata dalla famiglia Benetton che ha in gestione gran parte della rete italiana, non sarà esclusa dalle procedure per la ricostruzione del ponte crollato il 14 agosto a Genova. Non si tratta di una libera scelta del governo, che ha sempre detto di voler lasciare il gruppo fuori dai cantieri. Ma di una presa d'atto, dopo un attento esame delle regole. In mattinata il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli dice alla Camera che il governo sta «verificando la possibilità di derogare al Codice degli appalti perché si possa fare l'assegnazione immediata senza gara ad un soggetto pubblico come Fincantieri». Mentre il vicepremier Matteo Salvini, intervistato a Porta a porta, aggiunge che «non sarà Autostrade a ricostruire il ponte ma metterà i soldi. Paghi, faccia dieci passi di lato e chieda scusa che non l'ha ancora fatto bene».

Nelle stesse ora è in corso a Bruxelles un incontro per verificare la fattibilità dell'affidamento diretto, visto che il tema degli appalti è anche di competenza comunitaria. Bruxelles prende tempo. Ma c'è un problema. Le norme europee prevedono che l'affidamento diretto, cioè senza gara, possa essere fatto in casi gravi e urgenti. Ma solo se l'importo dei lavori resta sotto i 5 milioni di euro. La ricostruzione del ponte Morandi costerà molto di più. L'unica strada percorribile è la cosiddetta procedura competitiva, una gara ristretta in cui vengono invitate almeno 5 aziende. È più veloce di un normale bando, si può chiudere anche in 30/40 giorni. E, sempre in caso di casi gravi e urgenti, non c'è una soglia massima per l'importo dei lavori. Dovrebbe essere questa, quindi, la procedura indicata nel decreto legge per Genova che arriverà venerdì in consiglio dei ministri, prevedendo per gli sfollati le stesse misure varate in passato per i terremoti, con il contributo minimo di 400 euro al mese, e la sospensione di tasse e bollette. Ma a chi spetterebbe decidere quali aziende potranno partecipare alla gara ristretta? È proprio qui che rientra in campo Autostrade per l'Italia.


Il governo ha avviato la procedura per la revoca della concessione al gruppo. Ma i tempi non sono brevissimi: anche se si dovesse arrivare alla revoca, devono passare ancora 5 mesi. In questo momento la concessione resta nelle mani di Autostrade che, come stabilisce l'articolo 3 della convenzione, ha l'obbligo di affidare i lavori per la ricostruzione. Dovrebbe essere proprio Autostrade per l'Italia a decidere chi invitare alla gara ristretta. Per procedere con un affidamento diretto e saltare la società della famiglia Benetton, il governo dovrebbe aspettare la revoca della concessione. Ma fermare tutto per cinque mesi non sembra possibile. Mentre forzare la mano subito comporterebbe il rischio di una serie di ricorsi. Non per forza con i tempi lunghi dei tribunali ma anche con la possibilità di una sospensiva del Tar, visto che il decreto legge avrebbe comunque bisogno di decreti attuativi, impugnabili d'urgenza davanti alla giustizia amministrativa. Ma la mediazione resta possibile.


Pochi giorni fa è stato creato un gruppo di lavoro al quale partecipano Autostrade per l'Italia, Fincantieri, lo studio Renzo Piano, Regione Liguria e Comune di Genova. Alla gara ristretta sarà comunque chiamata a partecipare Fincantieri. Ma non solo. Nella partita potrebbero entrare Italferr, la società delle Ferrovie che nella costruzione di ponti ha una grande esperienza, e forse anche Pavimental, società dello stesso gruppo Autostrade che pure ne ha realizzati diversi. Tenendo presente che la ricostruzione del ponte è un'opera complessa. Difficile che una sola azienda faccia tutto.


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Foto:

Conseguenze

Quello

che resta

del viadotto Morandi di Genova dopo

il cedimento strutturale della vigilia

di Ferragosto scorso. Via Porro, che si trova sotto al ponte, è stata inserita nella «zona rossa» ed è stata quindi abbandonata dalle 251 famiglie

(foto di Davide Gentile / LaPresse)

Le tappe Autostrade e il ponte in 8 mesi Quattro giorni dopo
il crollo del viadotto Morandi la società Autostrade ha stanziato 500 milioni per i primi aiuti alle vittime di Genova e si è detta pronta a ricostruire
il ponte in otto mesi
dal momento in cui
le autorità daranno
il loro via libera
alla ricostruzione 1 Il «no» del M5S alla società Ma il 4 settembre, parlando in Aula, il ministro delle Infrastrutture Toninelli (M5S) sostiene che «non sarà Autostrade per l'Italia a ricostruire il viadotto, anche se la società dovrà finanziare l'opera. La ricostruzione va affidata a un soggetto a prevalente o totale partecipazione pubblica» 2 La «mediazione» della Regione Una settimana dopo è il governatore della Liguria Giovanni Toti a sostenere che «non possiamo escludere Autostrade dalla ricostruzione perché per legge deve essere lei ad aprire il cantiere». Toti si dice poi contrario all'intenzione del governo di anticipare i soldi per il nuovo ponte e poi a rivalersi
su Autostrade 3 Stiamo verificando una deroga al Codice degli appalti per fare l'assegna-zione immediata a un soggetto pubblico come Fincantieri

La parola

affidamento diretto

Dal 1° gennaio scorso sono entrate in vigore le nuove soglie europee per gli appalti: si tratta di importi regolati dal Codice Appalti che determinano le procedure da seguire nell'affidamento dei lavori, dei servizi, come gli incarichi di progettazione, e delle forniture. Al di sotto delle soglie comunitarie (5.548.000 euro) si possono utilizzare procedure più snelle, come l'affidamento diretto e la procedura negoziata. Per importi più elevati bisogna invece ricorrere alle procedure ordinarie.

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