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03/11/2018

Nel cuore della valle del But tra fiumi in piena, voragini e massi rotolati tra le case

Messaggero Veneto - Giacomina Pellizzari

Il viaggio con l'ex sindaco di Cercivento Boschetti nelle strade distrutte Gli abitanti delle borgate: è stato terribile, c'era un rumore impressionante
Giacomina Pellizzari/ CERCIVENTOStrade interrotte, torrenti e fiumi in piena che si sono portati via ponti, alberi e grandi massi che, in alcuni casi, hanno sfiorato le case. Attorno a Cercivento, lungo la strada che porta a Zovello, c'è solo distruzione. «Ieri faceva paura, oggi è quasi percorribile». L'ex sindaco di Cercivento e consigliere regionale della Lega, Luca Boschetti, segnala l'instancabile operosità della gente di montagna. Gli interventi realizzati a tempo da record nella valle del But risolvono l'emergenza. Non bastano per garantire la sicurezza nel territorio violentato dalla furia del maltempo. «La situazione è grave - ripete Boschetti salendo lungo la strada che conosce palmo a palmo - qui la strada era sparita». I mezzi meccanici sono ancora al lavoro, gli operai tagliano le piante spezzate e pericolanti, tutto intorno grandi massi portati dalle acque. Torrenti asciutti da anni che, all'improvviso, hanno ripreso il loro corso. Su questo punto si sofferma Boschetti: «I progettisti devono ascoltare la gente del posto che sa come si comportano questi rii». Nonostante la pioggia battente, dal confine tra Paluzza e Timau segnato dall'enorme voragine che si è formata sulla strada statale 52, ci spostiamo lungo la viabilità minore tra Cercivento e Ravascletto. «Questo è il torrente Gladegna, scende da Ravascletto, il ponte di legno che conduce nella base scout è distrutto». Boschetti osserva sconsolato l'enorme quantità di tronchi e rami ammucchiata a ridosso di quel che resta del ponte: «Se dall'altra parte ci fossero gli scout non potremmo andare a prenderli». In passato, da queste parti, il problema della manutenzione dei torrenti è stato sollevato più volte, ma le voci dei sindaci sono rimaste inascoltate. «Nei letti dei fiumi bisogna eliminare gli alberi ed evitare che la ghiaia si ammassi superando il livello dei prati». In effetti gli argini hanno tenuto, il torrente è uscito perché il suo letto non era pulito. «Solo in questo tratto ci sanno mille cubi di materiale legnoso da rimuovere», stima il consigliere regionale ricordando, con rabbia, quei maledetti vincoli ambientali che impediscono di tagliare gli alberi nei corsi d'acqua.Più si sale e più si notano i segni della violenza subita dalla montagna. Una violenza che Barbara Della Pietra ha percepito nettamente nella notte in cui raffiche violentissime sferzavano la Carnia. «A mezzanotte con il chiarore della luna sono venuta a vedere che ne era stato di mia zia, era una cosa terribile. Il rumore dell'acqua accompagnato da quello dei massi che rotolavano a ridosso delle case era impressionante», racconta la donna facendo notare che il rio Maior generalmente è asciutto, mentre ora sembra un mostro che scorre lungo la val Secca. Continua a piovere e a preoccupare sono i possibili smottamenti in un territorio seriamente compromesso.Scendiamo lungo tratti di strada senza più protezione, il vento e l'acqua dei rii hanno strappato tratti di guard rail scaraventando nel burrone anche i cassonetti delle immondizie. Qui impresari, volontari della protezione civile seguiti da Cristian Morassi, lavorano senza sosta. «Stiamo monitorando la situazione», racconta un gruppo di tre persone mentre sorseggia il caffè nel bar di Zovello. Nella piccola frazione di Ravascletto il maltempo non ha risparmiato neppure i morti: il cimitero era allagato.Lina Della Pietra, la titolare dell'albergo Harry's non è più giovanissima. «Nel 1966 sono rimasta fuori casa tre giorni, ora è andata meglio». Parla facendo notare che l'acqua del rubinetto, a differenza dei giorni scorsi, è più limpida. Lo fa notare sapendo che Boschetti è stato l'unico sindaco della Carnia a portare avanti la battaglia dell'acqua, rifiutandosi di affidare la gestione del servizio idrico al Consorzio acquedotto del Friuli centrale (Cafc). «In Carnia non si muore per bere l'acqua del rubinetto», aggiungono altri operai e impresari giunti nel locale alla fine di una giornata caratterizzata dalle opere di pronto intervento. Opere che consento di mettere in sicurezza il territorio senza incorrere in lungaggini burocratiche. Su questo si concentrano le riflessioni degli amministratori locali e del consigliere regionale Boschetti: «Fino a quando si potranno effettuare opere di pronto intervento?». La domanda non è banale perché seguendo le norme degli appalti pubblici rischia di passare un anno prima di poter avviare i cantieri. Anche questo è un vecchio problema che merita di essere approfondito. «In montagna - conclude Boschetti - la cura dei torrenti va affidata alla Guardia forestale».Torniamo a Cercivento, i volontari della protezione civile aprono le transenne e dietro di noi resta il disastro. Un disastro che fa ancora paura. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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