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22/06/2021

“Nei capannoni sindacati più uniti e leggi contro la concorrenza selvaggia”

La Repubblica - Marco Patucchi

Malorgio, segretario della Filt-Cgil
Il governo faccia un piano nazionale della logistica che fissi regole e condizioni di lavoro vincolanti per i colossi
roma - «Il mio impegno nella Filt inizia nel 2003. Dagli anni successivi abbiamo centrato la nostra azione proprio nelle logistiche che si erano trasformate totalmente. Un cambio radicale anche dei lavoratori. Conosciamo bene quel mondo, sappiamo cosa significa fare scioperi notturni. Le tensioni, le vittorie e le sconfitte del nostro mestiere in un contesto dove diritti e tutele che altrove sono più scontati, vanno conquistati giorno dopo giorno. Ecco perché ciò che è successo è ancor più insopportabile».
Il day after della tragedia di Novara è il momento della riflessione. Stefano Malorgio è il leader della Filt, i lavoratori Cgil dei trasporti. Una delle varie anime del sindacato dei grandi capannoni della logistica.
Dai confederali al Si Cobas, l'organizzazione di base che ieri ha portato in piazza a Roma i suoi lavoratori.
«La morte di Adil deve accendere il faro su un settore che è il cuore del Paese, composto da tante attività complesse». Facendosi forza, Malorgio cerca di dare un senso a queste ore drammatiche: «La politica per vent'anni non ha parlato con il nostro mondo, nonostante i tanti segnali lanciati dai sindacati. Ora è il momento. Ma con un approccio strutturale, non nella solita logica emergenziale italiana». Il ragionamento prende le mosse dal "triangolo d'oro" della logistica nella pianura Padana: «Lì un tempo c'erano solo campi, oggi il cuore della nuova fabbrica manovrata dalle multinazionali. Non è possibile che i Comuni siano lasciati soli a interloquire con certi giganti. Quando Amazon ha aperto a Rovigo sono arrivati centinaia di lavoratori. Una dimensione troppo complessa per essere governata dagli enti locali». Un salto di qualità che, secondo Malorgio, ingaggia il governo: «Scriva un piano nazionale della logistica, che fissi condizioni di lavoro e regole positive, vincolanti per l'autorizzazione agli stabilimenti. Non si può lasciare tutto alla concorrenza selvaggia».
Ma ad alzare l'asticella dovranno essere anche i sindacati perché, sostiene il leader della Filt, è necessario «salire un gradino politico e dobbiamo farlo tutti, nessuno escluso.
Siamo un settore ad alta sindacalizzazione, siamo forti. Se si ferma un solo magazzino il Paese se ne accorge. Ma se non stiamo tutti dalla stessa parte, pur mantenendo le fisiologiche articolazioni, se non perseguiamo gli stessi obiettivi, quella forza si disperde e restiamo condannati a battaglie appalto per appalto».
La filiera degli appalti, appunto, la madre di tutti gli abusi: «Mi chiedo perché ancora non esista una legge sugli appalti privati, come nel pubblico. Sarebbe essenziale per favorire la internalizzazione del lavoro della logistica. È quello che stiamo facendo in Fedex e se si parte da lì possiamo farlo dappertutto. Ecco perché mi dispiace che si contesti il contratto nazionale firmato recentemente da noi e dalle aziende. È un patrimonio di tutti, introduce pari opportunità per ogni lavoratore. Prevede la clausola sociale che nei cambi di appalto garantisce l'assorbimento dell'intera forza lavoro». Segnali all'esterno (la politica) e all'interno (gli altri sindacati) nel giorno della commozione per Adil. Un appello al dialogo.

Foto: kSindacalista Stefano Malorgio è il leader della Filt, che riunisce i lavoratori dei trasporti iscritti alla Cgil