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04/07/2020

Negli appalti persi 19 miliardi

ItaliaOggi - GIOVANNI GALLI

I dati della relazione Anac presentata ieri alla Camera. In 4 mesi mercato giù del 33%
Il sistema ha subito una dura frenata a causa del virus
Con l'emergenza Covid-19 il sistema degli appalti pubblici ha subito una battuta d'arresto. In quattro mesi sono stati persi 19 miliardi di lavori. È quanto emerge dalla relazione annuale dell'Anac presentata ieri mattina alla Camera. «Se dal 2017 in poi la domanda di contratti pubblici è cresciuta sensibilmente e il trend positivo è proseguito anche nel 2019, con un aumento complessivo del numero delle procedure di circa l'8% e degli importi di quasi il 23%, sfiorando la cifra record di 170 miliardi di euro, l'emergenza Covid ha cambiato completamento lo scenario. Nel primo quadrimestre del 2020 gli appalti sono scesi di circa il 24% in numero e del 33% in valore, pari a 18,6 miliardi in meno», si legge nella relazione annuale. «Focalizzando l'attenzione sui valori superiori a 40 mila euro, risalta il fatto che la quasi totalità degli affidamenti è stata effettuata mediante procedure senza pubblicazione del bando (77%) o tramite affidamento diretto (20%), con un ruolo predominante elle centrali di committenza e degli organi centrali (circa il 57% degli appalti è riconducibile a tali comparti)», ha spiegato il presidente dell'Anac, Francesco Merloni precisando che «nella maggior parte dei casi sono state scelte procedure a invito, che assicurano un minimo confronto tra più offerte e migliori rapporti qualità/prezzo, mentre il minor numero di affidamenti diretti è verosimilmente riconducibile ai casi di effettiva estrema urgenza. Ciò dimostra una certa capacità delle amministrazioni di maggiori dimensioni di utilizzare i numerosi e articolati strumenti emergenziali che il Codice prevede». L'Autorità ha poi rilevato che «nel primo quadrimestre del 2020 la Banca dati nazionale dei contratti pubblici (Bdncp) detenuta dall'Anac ha registrato 61.637 procedure connesse all'emergenza sanitaria, per una spesa complessiva di 3 miliardi (3,04 mld per l'esattezza)». La gran parte dell'importo, «oltre 2 miliardi, è riferibile al periodo più critico dell'emergenza, ovvero quello compreso fra il 1° marzo e il 10 aprile. La voce di spesa più significativa è quella relativa alla fornitura di dispositivi di protezione individuale (dpi), che da sola rappresenta quasi il 70% del totale: mascherine (1 mld e 165 mln) e altri dpi come guanti, camici e visiere (942 mln). Solo il 3% per i tamponi», ha sottolineato ancora l'Anac precisando che «la spesa legata all'emergenza Covid è stata gestita per poco più di un terzo a livello centralizzato nazionale (39%) e per la parte restante a livello regionale (61%). La spesa direttamente riferibile agli enti locali è invece del 4,5%». «L'emergenza ha determinato, com'era prevedibile, un impatto molto rilevante sulla finanza pubblica. A questo dato, legato in parte alle naturali dinamiche del mercato connesse all'accaparramento di tali prodotti sullo scenario internazionale, non possono ritenersi estranei comportamenti speculativi e predatori da parte di soggetti variamente posizionati lungo la catena di fornitura, come già emerso da svariate indagini della magistratura», si legge ancora nella relazione. Sotto questo profilo, le distorsioni elencate dall'Autorità sono caratterizzate da: «una abnorme lievitazione dei prezzi rispetto ai prezzi riconoscibili ante emergenza e forte variabilità degli stessi sul territorio nazionale; scostamento nella qualità e quantità delle forniture rispetto alle caratteristiche richieste; retrocessione dell'aggiudicatario dall'offerta, mancata stipula del contratto, mancato avvio o interruzione della fornitura; ritardi rispetto al/i termine/i di consegna; mancato possesso, da parte dell'affidatario, dei requisiti di ordine generale necessari per contrarre con la pubblica amministrazione». Quanto ai commissariamenti, sono 44 gli appalti per i quali l`Anac, fra il 2014 e il 2019, ha chiesto e ottenuto il commissariamento dalle prefetture competenti per vicende di matrice corruttiva. La ratio dell'istituto è di evitare che gli illeciti commessi dall'impresa aggiudicataria incidano sui tempi di esecuzione o pregiudichino la realizzazione delle opere. I lavori vengono infatti eseguiti e gli utili sono accantonati fino all'esito del giudizio penale. Nel 2019 sono state anche emesse 633 interdittive Antimafia (+10,5%): oltre 2.500 in cinque anni. Infine, sul fronte della lotta alla corruzione, «l'Anac si è fortemente impegnata. Da un esame delle informazioni disponibili emerge che il fenomeno corruttivo è piuttosto polverizzato e multiforme, e coinvolge quasi tutte le aree territoriali del Paese», ha concluso Merloni, aggiungendo che «il valore della tangente è di frequente molto basso e assume sempre di più forme diverse dalla classica dazione di denaro, come l'assunzione di amici e parenti. Desta particolare allarme il fatto che la funzione pubblica sia venduta per molto poco, 2 mila o 3 mila euro, a volte anche per soli 50 o 100 euro». © Riproduzione riservata

Foto: Francesco Merloni