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19/06/2020

«Negli appalti del Morandi ci siamo dentro anche noi»

Il Secolo XIX - Tommaso Fregatti Alessandro Ponte

Il casoTommaso Fregatti Alessandro Ponte / genova«Stai tranquillo. Dentro gli appalti per la demolizione di Ponte Morandi ci sono anche io». Per Pasquale Capuano, l'imprenditore nautico campano di 61 anni - arrestato martedì insieme ad altre otto persone dai carabinieri di Santa Margherita per lo scandalo dello smaltimento delle barche affondate nel porticciolo turistico di Rapallo - i lavori per il ponte Morandi a Genova sono un'ossessione. Lui che vanta legami importanti con i clan della camorra e dei Casalesi ne parla continuamente al telefono. E giura più volte di essere riuscito a «penetrare nel sistema degli appalti». Ovviamente «in maniera sommersa» dal momento che i suoi contatti con Casal di Principe e i suoi precedenti penali non possono essere celati agli attenti controlli antimafia nel cantiere.Il primo riferimento al Ponte è contenuto nell'informativa che i carabinieri della compagnia di Santa Margherita diretti dal capitano Simone Clemente hanno depositato nei mesi scorsi ai pm Paolo D'Ovidio e Andrea Ranalli. E deriva da una telefonata del maggio 2019 che Capuano fa ad un manovale che lavora proprio alla demolizione del Ponte crollato con 43 vittime alla vigilia di Ferragosto del 2018.«Ho bisogno che vieni da me a Rapallo a tagliarmi uno yacht» chiede Capuano all'addetto. Questi, però, si scusa spiegando di essere troppo occupato con il cantiere del Morandi. A quel punto l'imprenditore si lascia scappare di «essere anche dentro l'affare del ponte». Il riferimento ai lavori di demolizione del viadotto si ripropone qualche settimana dopo. Quando, dopo che l'Antimafia ha sorpreso una ditta in odore di ndrangheta che opera all'interno del ponte, si vanta al telefono di averla fatta franca. «Loro li hanno beccati, a me no».A conferma della capacità di fare affari in Liguria, di Capuano c'è anche la conversazione che la figlia Filomena (anche lei finita agli arresti domiciliari ieri) ha con suo padre il 7 agosto del 2019: «Babbo hai già messo le mani su tutta Rapallo e ora stai mettendo le mani anche su Genova». Il riferimento oltre che al cantiere del Morandi è all'alleanza stretta in carcere con i vertici dell'ndrangheta per spartirsi gli appalti per la realizzazione di un nuovo canale all'interno del porto di Genova. Padre e figlia parlando del potenziale dei rifiuti nel porto di Rapallo «ci sono ottanta tonnellate di alluminio da rivendere con cui puoi fare un sacco di soldi, settanta o ottantamila euro che si possono ricavare dalla demolizione delle barche e 2 o 3 milioni di euro dalla rivendita dei pezzi delle imbarcazioni». I due affrontano anche il tema del riciclaggio dei soldi. Capuano annuncia di aver già pianificato tutto: «I calabresi mi faranno i complimenti su come ripulirò quei soldi». Per il giudice Siclari, Capuano, già arrestato per aver tentato di uccidere a colpi di pistola il rivale in affari, è pericoloso socialmente «perché destinatario di provvedimenti di sequestro in quanto intestatario di società collegate ad esponenti di clan camorristici. Ma nonostante questo la direttrice del Porto Carlo Riva, Monica Scarpino (finita ai domiciliari insieme all'ad Alberto D'Asta) si è continuata a servire di lui mettendogli nelle mani un affare milionario.Per la manager «era fondamentale - scrive il giudice - ottenere a qualunque costo la regia dell'intera operazione» tanto da arrivare a minacciare il perito di alcuni armatori che «i lavori di recupero avrebbero pretestuosamente ritardato prospettando di far lievitare in modo esorbitante i costi e i tempi di rimozione». Intanto il Comune di Rapallo ha già deliberato di costituirsi parte civile e ha incaricato l'avvocato Pasquale Tonani di seguire la vicenda legale.--© RIPRODUZIONE RISERVATA