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13/10/2018

negati»

QN - La Nazione

di FRANCO ANTOLA LAVORATORI (ma soprattutto lavoratrici) sottopagati, contratti nazionali ignorati o elusi con artifici fraudolenti, stipendi a singhiozzo. Una situazione di sfruttamento - qualcuno ha parlato di schiavismo - dove i dipendenti più deboli non possono sottrarsi alla logica del ricatto. Come quando i lavoratore vittima di un infortunio viene costretto - lo ha denunciato Luca Comiti, Cgil - a dichiarare di essere malato piuttosto che accedere alle normali tutele previste dalla legge in caso di incidente. O come quando i lavoratori addetti allo scaricamento delle merci di un supermercato vengono pagati a cottimo anziché essere inquadrati con regolare contratto. È un quadro a tinte fosche anche alla Spezia quello dipinto da sindacalisti e rappresentanti delle organizzazioni delle cooperative che, in occasione dalla presentazione del tour della legalità, hanno sottoscritto un nuovo protocollo di intesa in materia di appalti che dovrà garantire la qualità dei servizi, l'occupazione, la tutela dei lavoratori e la salvaguardia delle imprese cooperative che operano nel rispetto dei contratti nazionali di lavoro. A mettere la loro firma in calce al documento i rappresentanti delle coop e quelli del sindacato. Riuniti attorno al tavolo alla Camera di commercio ieri c'erano Enrico Casarino (Legacoop Liguria), Anna Vivaldi (Alleanza Cooperative), Stefano Spinelli (referente Progetto legalità della Camera di Commercio Riviere di Liguria), Luca Comiti (Cgil), Paola Costamagna (Cisl) e Marco Furletti (Uil). E da loro è venuto il j'accuse che ha aperto scenari a dir poco inquietanti. Casarino, per esempio, ha denunciato la pratica degli appalti al massimo ribasso piuttosto che con il sistema dell'offerta economica più vantaggiosa, motivo questo del collasso di molte piccole aziende edilizie, «anche per mano della malavita». Di cui, ha rincarato la dose Furletti, già abbiamo sentito l'odore con realtà venute dal sud che operano nel settore delle pulizie. «La realtà ha aggiunto il rappresentante della Uil - è che sono i committenti stessi che non rispettano le regole. Per ogni tipologia ci sono tabelle fissate dal Ministero che dovrebbero essere prese come riferimento, ma così non avviene». Per non parlare dei contratti capestro. La legge impone la corretta applicazione dei contratti nazionali riconosciuti dalle organizzazioni sindacali più rappresentative ma c'è chi si si inventa associazioni datoriali e sindacati di comodo firmando accordi che prevedono costi largamente inferiori. Anche le stazioni appaltanti hanno le loro responsabilità: da enti come Comune, Asl, Agenzia delle entrate servirebbe - si è detto - una maggiore attenzione. «È mai possibile - si è domandato Furletti - che ogni mese il sindacato debba sollecitare l'azienda a pagare lo stipendio alle addette alle pulizie del Comune? O, come accade all'Agenzia delle entrate per la quale l'appalto viene affidato a livello regionale, che le dipendenti delle aziende esterne siano indietro di due mesi nella riscossione della paga?». «La realtà - denuncia Paola Costamagna, Cisl - è che la pratica del massimo ribasso ruba e annienta il lavoro serio di imprese che finiscono così per ritrovarsi in situazioni marginali». «Appalti al massimo ribasso vuol dire minima qualità dei servizi, perché sotto costo - aggiunge Anna Vivaldi, Alleanza Cooperative - non si trovano professionalità». Il protocollo della legalità vuol dare risposte a queste situazioni, restituendo dignità al lavoro, soprattutto quello femminile, il più penalizzato. Un terreno, ha ricordato Stefano Spinelli, su cui è impegnata anche la Camera di Commercio Riviere di Liguria con il Progetto legalità.

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