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13/10/2020

Napoli, come piantare gli alberi giusti

La Repubblica - Maria Luisa Margiotta

Suggerimenti al Comune dopo la gara per la manutenzione del verde urbano
Abreve, un po' di ossigeno per il verde pubblico cittadino. Una velocissima gara d'appalto per la manutenzione delle alberature è stata bandita dal Comune di Napoli e dalla Città Metropolitana: pubblicata l'undici settembre è stata aggiudicata il trenta dello stesso mese a cinque ditte. L'importo totale, piuttosto modesto, è di cinque milioni per tutto il territorio comunale ed è stato frazionato in cinque lotti "caratterizzati da omogeneità sia dal punto di vista urbanistico e paesaggistico, che sotto gli aspetti di rappresentatività vegetazionale". Un incipit che appare metodologicamente condivisibile ma solo fino alla lettura dei nomi delle zone raggruppate, alle quali si assegna perlopiù una improbabile affinità: ad esempio, tra Soccavo e Posillipo, tra Chiaiano e San Lorenzo o tra Chiaia, San Ferdinando e la zona industriale. L'affidamento è frutto di un accordo quadro tra la stazione appaltante e gli operatori economici individuati mediante la gara. Lo strumento è certamente valido per velocizzare vari tipi di interventi sul territorio e, tra questi, la manutenzione delle alberature pubbliche. Ideale, quindi, per rattoppare negli ultimi mesi di amministrazione una situazione che più sbrindellata non si può. Tant'è che nel comunicato stampa l'assessore al Verde ci tiene a sottolineare «l'importante investimento voluto per ridisegnare e manutenere il verde cittadino che appartiene anche a questa e alle prossime generazioni di napoletani». Una espressione enfatica e inopportuna vista la situazione disastrosa del verde, per il quale nulla si è fatto fino ad oggi; un dignitoso silenzio, seguito per la prima volta da fatti concreti, sarebbe apparso infatti più lodevole. Come funzionerà questo appalto al di là dell'autocelebrazione? Nell'ambito delle ridotte cifre disponibili per ciascuna area, si potranno stralciare progressivamente, entro il limite temporale di tre anni, gli importi necessari ad interventi diversi senza dovere ricorrere ogni volta a una garaappalto formalmente corretto ma molto sommario, privo di un progetto d'insieme. Sorvoliamo sugli aspetti specialistici di questo tipo di procedura stringata e soffermiamoci sulla preoccupazione di tanti cittadini e presumibilmente degli enti di tutela per la indeterminatezza delle previsioni di quanto sarà realizzato sul verde nei prossimi anni. Quali saranno, dunque, i prossimi interventi, che interesseranno "strade, scuole, impianti sportivi, cimiteri e parchi dell'intero territorio cittadino"?: piantumazione sostitutiva di alberi crollati o abbattuti o in pericolo di schianto; esecuzione di indagini di stabilità visive e /o strumentali di ulteriori alberi; piantumazione di alberi nelle formelle vuote lungo le principali strade cittadine e lungo alcune strade prive di alberature; piantumazione aggiuntiva e/o sostitutiva in parchi e altre aree a verde per incrementare il verde cittadino. Sono proprio gli ultimi due interventi a creare perplessità per la mancanza di un progetto generale di previsione che entri nel merito sia degli orientamenti scientifici e culturali delle future scelte che dei dati tecnici relativi alle essenze, ovvero tipologia, dimensioni e prezzi relativi, in rapporto al tipo di zona e al sito specifico. Le scelte, in altri termini, non possono essere discrezionali, non possono essere solo il frutto di criteri agronomici ma anche dei criteri citati in parte nell'incipit della gara. Criteri culturali, urbanistici e paesaggistici che non ritroviamo nel corpo della documentazione, dedicata, perlomeno per ora, solo agli interventi agronomici, uguali per ognuna delle cinque zone. E tra questi potrebbero essere inclusi (si spera) anche siti delicati come viale Augusto, viale Virgilio, via Manzoni e numerose strade del Vomero. La situazione è resa più scivolosa a causa della mancanza di un regolamento o di un Piano del verde, inutilmente invocato da decenni, che avrebbe costituito il garante di queste opere. Le condizioni di estremo degrado del verde avrebbero, dunque, richiesto una procedura più definita dal momento che ormai non si tratta più di una semplice manutenzione ma di opere di manutenzione straordinaria, di ripristino o di restauro, se in siti di pregio. Soprattutto in questi casi sarebbe auspicabile superare la decisione dei soli uffici comunali per un confronto più ampio con gli enti di tutela, la comunità scientifica e le associazioni, che da anni si battono per le condizioni almeno civili del verde pubblico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA f Sarebbe auspicabile superare la decisione dei soli uffici per un confronto più ampio con enti di tutela e associazioni g