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30/03/2021

Nando Santonastaso Professor Giovannini, lei ha gi…

Il Mattino

«Il Ponte sullo Stretto tema del giorno a breve apriremo un dibattito pubblico»
Nando Santonastaso
Professor Giovannini, lei ha già detto che circa il 50% delle risorse per infrastrutture e trasporti del Pnrr verrà speso al Sud: ma per progetti nuovi o per quelli previsti dal Piano Italia Veloce, ad esempio?
«Una parte dei progetti che saranno finanziati dal Next Generation Eu risponde Enrico Giovannini, economista, ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili riguarderà effettivamente progetti già inseriti in precedenti piani di spesa finanziati da risorse nazionali. È una scelta fatta anche da altri Paesi, peraltro, visto che il Next Generation Eu ha condizioni di finanziamento migliori. Ma se andiamo a vedere i progetti ex novo, che non sono finanziati da risorse che si spostano, la quota destinata al Mezzogiorno è ancora più alta, a riprova dell'attenzione del governo per il Sud e del rispetto degli obiettivi indicati dall'Europa per superare i divari territoriali».
Può fare anticipazioni, ministro, sui nuovi progetti?
«Quando il Pnrr sarà presentato alla Commissione europea, entro il 30 aprile, si avrà un quadro completo, suddiviso anche per aree geografiche e regioni, dell'impatto previsto su cittadini e imprese. Per ogni progetto, infatti, si deve indicare l'effetto finale, per esempio quante banchine dei porti saranno state elettrificate con il cold ironing o quanti interventi di Ultimo miglio per collegare i porti alla rete ferroviaria saranno stati ultimati. Se non indicassimo l'impatto concreto che effettivamente avrà entro il 2026, il progetto non verrebbe accettato».
Le risorse del Next generation Eu basteranno a garantire il recupero del divario?
«No, ma è sbagliato pensare a queste risorse come all'unica nave su cui saltare: dobbiamo infatti ricordare che siamo all'inizio della programmazione 2021-27 degli altri fondi europei, alcuni dei quali destinati in gran parte al Mezzogiorno, per un totale di altri 80 miliardi. Inoltre, grazie alla decisione dell'allora Ragioniere dello Stato e oggi ministro Daniele Franco, nel Bilancio dello Stato sono stati introdotti i fondi pluriennali di investimento, che forniranno risorse ad altri progetti, compresi quelli non inclusi nel Piano di Ripresa e Resilienza. Per questo, a differenza di quello che aveva fatto il governo precedente, dobbiamo ragionare in termini di visione integrata, mettendo insieme le diverse fonti di finanziamento, cosa che nel Ministero abbiamo iniziato a fare sin dal mio insediamento».
Sta dicendo che nessun progetto resterà indietro anche se non entrerà in quelli finanziati dalle risorse dell'NGEU?
«Le progettualità proposte verranno comunque analizzate e, se meritorie, finanziate. Vuole un esempio? Il governo intende realizzare l'Alta velocità e capacità Salerno-Reggio Calabria per l'intera tratta. Sappiamo bene però che in 5 anni non si potrà completarla perché i progetti finanziabili dovranno essere in esercizio, cioè fruibili, entro il 2026: si partirà allora con la tratta da Salerno a Battipaglia e con altre tratte utilizzando il Next Generation Eu, ma al tempo stesso si intende attingere ad altri fondi che consentiranno il completamento dell'intero percorso entro il 2030».
Quale sarà allora l'iter di questa opera a breve termine?
«Le do una notizia: la prossima settimana trasmetterò al Parlamento lo studio di fattibilità per l'intera linea Salerno-Reggio Calabria, sulla cui base si dovranno prendere decisioni importanti sul tracciato ottimale da realizzare. È la conferma che il governo, al di là del Pnrr, ha la chiara volontà di assicurare il finanziamento di tutta l'opera».
Di qui al Ponte sullo Stretto o tunnel il passo sembra breve
«È il tema del giorno. La Commissione creata nel 2020 sta completando il lavoro, che verrà inviato presto al Parlamento e reso disponibile per un dibattito pubblico. La relazione analizzerà anche proposte per migliorare l'attuale sistema di attraversamento dello Stretto che è estremamente disagiato per cittadini e imprese. Si tratta di due percorsi paralleli, come ho spiegato questa settimana anche al Presidente della Regione Sicilia. Per questo, nel Pnrr inseriremo comunque piani e progetti per migliorare da subito il servizio e dunque la qualità della vita dei cittadini».
Ma il nodo vero non riguarda la durata eccessiva delle opere che al Sud è superiore alla già inaccettabile media nazionale? Il Codice degli appalti va semplificato ulteriormente?
«Lei pensa che basterà una singola semplificazione per ridurre drasticamente i tempi di un'opera? È la parola semplificazione che non rende l'idea del problema: a partire dal Pnrr dobbiamo iniziare a ragionare di reingegnerizzazione del processo. Pensi al dibattito pubblico e ai pareri delle soprintendenze: conviene che arrivino alla fine della progettazione dettagliata o non sarebbe meglio anticiparli, come avviene in altri Paesi, alla fase iniziale, così da incidere sulla progettazione? Con il Pnrr il tempo è un vincolo, visto che le opere vanno realizzate entro il 2026: ovviamente, la semplificazione deve riguardare tutte le opere. Non a caso abbiamo invitato Corte dei conti, Consiglio di Stato e Anac a lavorare insieme per verificare cosa non funziona, a partire da un'analisi di quanto prodotto dalle norme introdotte negli ultimi due anni. Di sicuro questo nuovo metodo, che supera una discussione generica sul Codice degli appalti, verrà applicato anche ai progetti che non saranno ricompresi nel Pnrr».
Continuerà la nomina dei commissari per le opere bloccate?
«Stiamo completando l'iter per le 58 opere da commissariare subito. Abbiamo acquisito le intese dei presidenti di Regione e la prossima settimana inizieremo a stendere i Dpcm per i commissariamenti. Visto che ci sarà una seconda fase per ulteriori opere da commissariare, abbiamo poi già chiesto alle stazioni appaltanti più importanti di segnalare casi che richiedono questa misura. Nel frattempo, per la prima volta, è stato chiesto ai nuovi commissari un cronoprogramma trimestrale per ciascuna opera: alcune di esse richiedono la progettazione, altre sono più avanti, in qualche caso nei prossimi mesi vedremo i cantieri. Dipende dallo stato dell'arte del processo. La novità di questo modo di procedere è che il monitoraggio riguarderà tutte le fasi del processo, così da intervenire subito laddove emergano difficoltà. Nel breve termine, quindi, l'impatto occupazionale sarà soprattutto su ingegneri e architetti, che verranno assunti per le progettazioni, ma poi l'effetto visibile sui cantieri sarà notevole».
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