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04/03/2021

«Musei, bando truccato» Le chat segrete in aula

Il Giornale di Vicenza

PROCESSO. Prima udienza per l'ex direttore, la dirigente comunale e la vincitrice del concorso
Spuntano le conversazioni fra gli imputati prima degli esami («dobbiamo sistemare Chiara»), e viene tirato in ballo anche l'ex vicesindaco Bulgarini d'Elci
Avevano iniziato a parlarne almeno un anno prima. L'obiettivo era «sistemare Chiara», e un posto da istruttore direttivo ai Musei civici di Vicenza poteva andare bene, visto che ad un eventuale bando da «conservatore si sarebbero presentati in troppi. Sarebbe meraviglioso se il Comune pubblicasse un concorso, un bando da addetto sarebbe perfetto, anche a tempo determinato, così cominciamo a costruire il curriculum di Chiara». Chiara è la dottoressa Signorini, la vincitrice del concorso nel giugno 2017: è una dei tre imputati, con il professor Giovanni Carlo Federico Villa, insigne studioso di storia dell'arte, già direttore dei Musei, e la dirigente comunale Loretta Simoni, del processo per abuso d'ufficio e rivelazione di segreto d'ufficio. Ieri, davanti al collegio presieduto da Antonella Crea (giudici Filippo Lagrasta e Luigi Lunardon) e al pubblico ministero Hans Roderich Blattner, si è tenuta la prima udienza dibattimentale. Sono sfilati due militari della Finanza che si erano occupati delle indagini e che hanno riassunto i contatti fra gli imputati prima e dopo l'esame, che secondo il pm era stato "truccato" per far vincere la candidata di casa, Signorini. A fine maggio toccherà ad altri testimoni dell'accusa, ma le difese - con gli avv. Marco Dal Ben, Daniele Accebbi, Riccardo Todesco e Enrico Ambrosetti - affilano le armi e rigettano le accuse.La tesi della procura, che aveva coordinato le indagini dei detective del nucleo di polizia economico-giudiziaria, è che il bando pubblico del 2017 per un posto ai Musei di palazzo Chiericati era stato costruito per Signorini. L'inchiesta, partita da un esposto anonimo, aveva visto gli inquirenti sequestrare carte, pc e telefonini; e ieri in aula sono stati letti e poi depositati i contenuti di molteplici messaggi, fra email, skype e chat di whatsapp. Impossibile ripercorrerli tutti: quello che risulta con evidenza è che Signorini e Simoni (che fece parte della commissione del concorso) si sentivano con una certa frequenza su questioni inerenti al posto. Signorini nel marzo 2016 ha girato una email ad un parente con allegati i contenuti di altre email, di Villa («sarebbe meraviglioso...») e anche di Jacopo Bulgarini d'Elci, all'epoca vicesindaco e assessore alla cultura, che per quello che riguarda la «sistemazione» di Signorini, che aveva svolto diversi incarichi per la Fondazione Roi o per il teatro comunale, si limitava a dire che si può pensare ad uno «sponsor terzo». Bulgarini appare contento del fatto che venga assunto personale al Chiericati: «Ho puntato molto, politicamente, sul rilancio di palazzo Chiericati - spiega oggi - e c'era l'oggettiva necessità di potenziare l'organico. Tutte le procedure sono state poi gestite dalla componente tecnica, non ho mai interferito nel lavoro della commissione d'esame». Bulgarini aggiunge: «Ho stima di tutte e tre le persone coinvolte, e ho fiducia che possano dimostrare la loro estraneità alle accuse. Le ho conosciute come persone corrette e rigorose». Nelle chat si fa riferimento anche al concorso al museo di Bassano (Villa era in commissione, Signorini candidata: giunse sesta e non fu assunta), e ai ripetuti inviti, da parte di Clelia Stefani, dipendente comunale, a Signorini di passare a trovare Simoni: «Loretta ti aspetta». Le due avrebbero parlato di altri candidati e si sarebbero scambiate messaggi felici alla notizia della vittoria. Villa, pure commissario, contattò Signorini nell'imminenza dell'esame: «Lo feci per parlare del restauro della cornice di un'opera del Veronese da prestare al museo Puskin di Mosca, di cui lei si era occupata», replica il docente. © RIPRODUZIONE RISERVATA