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17/12/2019

«Musei, bando pilotato» Tre rischiano il processo

Il Giornale di Vicenza

IL CASO. Il pubblico ministero Blattner ha concluso gli accertamenti sul concorso del 2017
Notificati avvisi alla vincitrice della prova pubblica all'ex direttore Villa e a una dipendente comunale accusati di abuso d'ufficio e rivelazione di segreto
Il bando pubblico del 2017 per un posto da istruttore direttivo dei Musei civici era stato "cucito ad hoc" addosso alla vincitrice, Chiara Signorini. È la convinzione fatta propria dal pubblico ministero Hans Roderich Blattner, che in questi giorni ha chiuso l'indagine sui presunti favoritismi legati a quel concorso e si appresta ora a chiedere il rinvio a giudizio per tre indagati. Oltre a colei che si è aggiudicata il posto hanno ricevuto l'avviso spedito dal palazzo di giustizia l'ex direttore dei Musei, Giovanni Carlo Federico Villa, e la dirigente comunale Loretta Simoni. Questi ultimi due facevano parte della commissione giudicatrice. Signorini, difesa dall'avvocato Marco Dal Ben, Simoni, assistita dall'avvocato Enrico Ambrosetti, e Villa, tutelato dagli avvocati Daniele Accebbi e Riccardo Todesco, sono accusati di abuso d'ufficio e rivelazione di segreto d'ufficio in concorso. Tutti e tre respingono le accuse e protestano la propria innocenza. Il concorso era stato pubblicato il 10 febbraio del 2017 e la selezione si era conclusa l'8 giugno dell'anno successivo. Signorini se la aggiudicò sul filo di lana, ottenendo pochi punti di scarto sul secondo della graduatoria. All'epoca nessuno degli sconfitti presentò ricorso al Tar, ma le indagini coordinate dal pm Blattner erano già scattate nell'autunno del 2017 dopo una segnalazione. I finanzieri guidati dal colonnello Crescenzo Sciaraffa avevano dunque avviato i propri accertamenti. Avevano sequestrato e analizzato una mole di documenti, cartacei e telematici, convincendosi sempre di più che il concorso sarebbe stato preparato su misura per la vincitrice. Fra i requisiti, infatti, c'era quello di aver già operato in ambito museale; ragion per cui, quello che sulla carta poteva rappresentare un problema per Signorini, che aveva lavorato alla Fondazione Roi senza aver vinto un concorso pubblico ma su chiamata, era diventato un vantaggio. In base agli elementi raccolti dagli inquirenti, dal giugno 2016 al 7 luglio dell'anno successivo i tre indagati, che avevano già collaborato alla Roi, avrebbero pilotato il bando. Signorini avrebbe perfino suggerito "alla Simoni parti del contenuto da pubblicarsi". Quest'ultima e Villa, che facevano parte della commissione giudicatrice, avrebbero inoltre fornito alla futura vincitrice "informazioni in ordine al contenuto delle prove di concorso, al suo andamento ed ai modi e tempi del suo svolgimento". Sempre secondo la ricostruzione della procura, le rivelazioni sarebbero state fatte sia durante conversazioni telefoniche e chat, sia tramite mail di posta elettronica sia in occasioni di incontri riservati "nell'imminenza delle prove concorsuali". Anticipazioni che sarebbero arrivate "anche per il tramite di terzi". Al momento, però, non ci sono altre persone finite nell'inchiesta.Gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari sono stati notificati nei giorni scorsi agli indagati. Che adesso hanno venti giorni a disposizione per chiedere di farsi interrogare o per presentare una memoria difensiva. Signorini, che all'inizio del mese si era avvalsa della facoltà di non rispondere alle domande del pm Blattner, potrebbe richiedere dunque un nuovo interrogatorio. Secondo l'avvocato Dal Ben, la vincitrice del concorso è serena, perché convinta di poter chiarire la propria posizione una volta per tutte. Pure l'avvocato Accebbi, che difende Villa, valuterà assieme al proprio assistito le iniziative da intraprendere. Anche il docente universitario protesta la propria innocenza. Ugualmente Simoni ha sempre contestato le accuse dicendosi certa che la verità emergerà. © RIPRODUZIONE RISERVATA