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28/11/2018

Musei, assunti in 11 su 17 Lo scoglio della selezione

Il Gazzettino

LA VERTENZA
VENEZIA «A tutti i lavoratori in uscita è stata offerta un'opportunità ma alcuni hanno rifiutato. Alla fine ne sono stati assunti 11 su 17».
Con l'audizione del consorzio Museum Musei, protagonista di una nuova seduta di commissione, si può dire conclusa, almeno fuori dai tribunali, la discussione sui lavoratori dei bookshop dei Musei civici di Venezia. Una querelle sulla gestione del passaggio del personale tra il vecchio e il nuovo appalto che ha tenuto banco per un anno e mezzo, da quando è stato annunciato il nuovo bando di gara per la concessione del servizio. Dopo le accuse dei sindacati riguardo alle modalità delle convocazioni ai colloqui e i nuovi contratti, Lorenzo Losi, a nome della ditta appaltatrice, ha dato i dettagli della vicenda.
LA SELEZIONE
«Fin dal primo giorno, attenendoci al bando e alla clausola sociale inserita a tutela dell'occupazione, abbiamo aperto un confronto con la Fondazione e i sindacati. Per garantire criteri oggettivi abbiamo chiesto il parere di un terzo». Page Personnel, esperta in selezione del personale, è stata chiamata a valutare le competenze dei 17 lavoratori: «Una persona si è però rifiutata di essere valutata aggiunge Losi Dopo i colloqui, secondo Page Personnel erano 6, su 16, le persone in grado di portare avanti il lavoro». Secondo la ricostruzione di Losi, Museum Musei avrebbe comunque deciso di dare l'opportunità a tutti: «Sotto la spinta dei sindacati abbiamo comunque deciso di portare questo numero a 14, offrendo un'opportunità a tutti, esclusa quindi la persona che non aveva partecipato alla selezione».
LAVORO RIFIUTATO
Ad altre due persone sarebbe stata offerta la possibilità di fare un corso di inglese per recuperare le lacune. Opportunità che sarebbe stata rifiutata. Altri 3 non si sarebbero poi presentati in sede protetta di conciliazione istituita a Ca' Foscari con un docente universitario di diritto del lavoro. «Gli altri 11 conclude Losi hanno firmato e qualche giorno dopo hanno iniziato a lavorare, insieme ad altre 8 persone». Alcuni dipendenti non assunti hanno poi presentato ricorso, rigettato due volte in tribunale. «Abbiamo smentito la leggenda metropolitana secondo cui ci sarebbero stati dei licenziamenti - commenta l'assessore Paolo Romor - E non è vero che non c'era una clausola di garanzia: quella inserita nel bando era la migliore formula possibile a tutela dei lavoratori, nel rispetto del nuovo orientamento della giustizia amministrativa e costituzionale. Qualsiasi altra formula sarebbe illegittima».
LE OPPOSIZIONI
Aspetto che quindi dovrà valere anche per i prossimi bandi delle altre partecipate che, come fa notare Monica Sambo (Pd), sono diversi: «Con una clausola più dettagliata e stringente, come quelle inserite nei bandi Veritas e Casinò, tutti questi problemi sarebbero stati evitati». Perplessità anche da Elena La Rocca (M5s): «Perché non sono stati convocati i sindacati? Loro sostengono che il contratto non sia come quello precedente. Sarebbe stato opportuno fare chiarezza su due versioni diverse». Museum Musei ha specificato che i lavoratori hanno mantenuto lo stesso stipendio a fronte di un livello di anzianità inferiore. Ma Monica Zambon (Cgil) conferma di non essere stata invitata alla commissione: «Se ci avessero avvisati in tempo avremmo partecipato. Avremmo chiesto alla società di consegnare le convocazioni ufficiali inviate ai lavoratori».
M.Ros.
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