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19/01/2019

Muri e risse: sindacati in lite tra i forzati delle consegne

La Repubblica - MARCO PATUCCHI

Il reportage /A Piacenza, capitale della logistica
A 2 anni dalla morte di un operaio egiziano nuove tensioni nel maggiore hub italiano
D al nostro inviato, PIACENZA Era una sera umida di fine settembre. Era il 2016. Abd El Salam, operaio egiziano, veniva travolto da un Tir davanti ai cancelli del centro logistico Gls di Piacenza.
Partecipava ad un picchetto organizzato dal suo sindacato contro il lavoro precario nel subappalto. Con la morte di Abd l'Italia scoprì improvvisamente il pianeta sommerso degli hub della logistica, sconfinati capannoni sparsi nel Paese dove decine di migliaia di facchini (quasi tutti extracomunitari, prevalentemente africani o indiani) scaricano e caricano senza soluzione di continuità sui giganteschi camion le merci, gli oggetti che qualche ora dopo entreranno nella nostra vita quotidiana. Cibo, vestiti, arredamenti. «Gli hub visti da fuori sono luci e colori e noi tocchiamo ogni prodotto del benessere - racconta Mohamed Arafat, egiziano, tra i leader dei lavoratori di Usb - ma lì dentro è un inferno». L'inferno degli appalti e dei subappalti, delle false coop, dell'evasione fiscale e contributiva.
La morte di Abd scosse l'opinione pubblica italiana, ma fu come un attimo. Oltre due anni dopo , il pianeta sommerso della logistica è ancora un'enclave dove diritti e dignità dei lavoratori vanno conquistati giorno per giorno. E dove da qualche mese si è scatenata l'ennesima guerra tra poveri. A colpi di scioperi, picchetti, risse. Con i sindacati di base, egemoni nel settore, spaccati. Con i sindacati confederali ormai praticamente inesistenti, ennesimo specchio della crisi di tutto il centrosinistra che in questi anni non è stato in grado di intercettare (e rappresentare) interi mondi del lavoro. Con le comunità e le istituzioni locali che assistono quasi distrattamente ad un'implosione, anche etnica, che apparentemente non li riguarda o che, tuttalpiù, vivono solo come emergenza ambientale per il via vai di Tir. Anche perché il lavoro degli extracomunitari non porta ricchezza al territorio e molte aziende pagano le tasse in altri Paesi. Ma che in realtà è la cartina di tornasole della difficile integrazione alla quale il governo gialloverde ha pensato di mettere una pezza con il sommario decreto sicurezza.
Piacenza è la prima linea di questa guerra: ormai quasi hinterland milanese, la città ai bordi dell'Emilia è all'intersezione tra l'autostrada A1 Milano-Roma e la A21 Torino-Brescia. Il Polo e il Terminal Le Mose, il Logistic Park di Castel San Giovanni, il Magna Park di Monticelli d'Ongina, i capannoni di Pontenure e del distretto Fiorenzuola: oltre 5 milioni di metri quadri dove ogni giorno "faticano" 8200 addetti diretti che, considerando l'intera filiera, salgono a 15mila. Sono presenti tutti i giganti mondiali del retail, delle spedizioni e della logistica (Amazon, Ikea, Leroy Merlin, Unieuro, Zara, Coin, Geodis, Fercam, Dhl, Tnt, Gls...).
Da qualche settimana è tornata a salire la tensione tra Si Cobas e Usb, i due sindacati di base che qui nel piacentino si contendono la leadership. Anzi, numeri alla mano sembra il tentativo di Usb, sceso in campo più recentemente, di intaccare l'egemonia di Si Cobas che vanta la maggioranza degli iscritti (oltre 3000 contro le varie centinaia di Usb, e le complessive 400 tessere di Cgil, Cisl e Uil). Ad aprile nello stabilimento Gls era stato addirittura costruito un muro che separava i lavoratori delle due sigle, poi abbattuto dopo l'intervento "pacificatore" del prefetto. Ma le liti e le aggressioni sono continuate, parallelamente agli scioperi e ai picchetti. Uno scontro paradossale tra sindacalisti che dicono di puntare agli stessi obiettivi. Che addirittura sono figli della stessa storia politica (per dire, il leader dei Si Cobas, Carlo Pallavicini, ex consigliere comunale di Prc, era l'assistente di Roberto Montanari, a sua volta segretario Prc a Piacenza tra il 2006 e il 2016, e oggi coordinatore Usb). Un incomprensibile coacervo di rivendicazioni che in teoria dovrebbero procedere fianco a fianco. A cominciare dalla lotta, apparentemente condivisa, al caporalato che ha nel "carrello sollevatore" il suo status symbol contrapposto al duro lavoro nei container. Il tentativo, evidente, di riempire il deserto politico lasciato dalla crisi della sinistra.
Proprio la storia di Abd El Salam ne è la drammatica dimostrazione: il lavoratore egiziano morto due anni fa era iscritto all'Usb, mentre ora il fratello sta con i Si Cobas. «Gli stessi obiettivi noi e loro? - dice Pallavicini, seduto ad un tavolo della cooperativa Infrangibile, nello storico quartiere operaio di Piacenza, che non è la sede di Si Cobas ma dove il sindacato collabora a molte attività sociali - In realtà loro hanno quello della cogestione, mentre noi vogliamo abbattere il sistema degli appalti.
Il nostro è un movimento trasversale, che va dalle occupazioni delle case alle battaglie delle donne». Parole in fotocopia a quelle di Montanari: «Loro puntano a cogestire le cooperative - dice, spiegando come Usb sia trasversale a forze che vanno dai grillini a Potere al popolo - ma il loro modello del team leader è più infiltrabile. La contrattazione va fatta per tutti.
Noi vogliamo abbattere il sistema degli appalti puntando alla internalizzazione». I sindacati confederali restano alla finestra, come a guardare un mondo che gli è sfuggito dalle mani: «Il sindacato di base si è insinuato nella nostra disattenzione - spiega Floriano Zorzella, segretario provinciale Filt-Cgil alimentando le paure per ottenere consenso. Resta il fatto che noi abbiamo firmato il contratto nazionale di categoria e i sindacati di base no: questo comporta responsabilità, troppo facile fare scioperi fini a se stessi.
È una degenerazione della lotta sindacale». Mario Spezia, presidente della cooperativa San Martino (una delle più trasparenti in Italia) propone una chiave di lettura incoraggiante: «A Piacenza c'è tensione perché rispetto ad altri centri logistici del Paese i controlli sulla regolarità delle cooperative e degli appalti funziona. Il solo fatto che qui è un continuo di riunioni sindacali, dimostra che comunque esiste un confronto che altrove sarebbe impensabile».
Sta di fatto che polemiche e aggressioni continuano, nella periferia di una città che vanta il tasso di disoccupazione più basso d'Italia (8%), ma soprattutto grazie alle fabbriche meccaniche e elettroniche.
"Paradisi" quasi irraggiungibili per i dannati della logistica.

Foto: Le proteste nel 2016 dopo la morte di un lavoratore travolto da un Tir durante un picchetto