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28/06/2019

Mura urbiche, altri due anni di lavori

Il Centro

»IL RECUPERO i tesori nascosti
Progetti in dirittura d'arrivo per completare i restauri grazie ai 5 milioni del Cipe. Il nodo del tratto dell'ex ospedale
di Marianna Gianforte L'AQUILA Ci vorranno ancora due anni per completare il recupero, il consolidamento e la valorizzazione della cinta muraria. Il restauro sinora ha restituito pezzi di mura che oggi, grazie all'illuminazione tridimensionale, si aprono agli occhi di chi li osserva di notte da via della Croce Rossa e dalla zona Nord della città. Quasi pronti i progetti conclusivi, realizzati dall'architetto della Soprintendenza Antonio Di Stefano , progettista e direttore dei lavori; poi, tutto passerà nelle mani del Segretariato Mibac, stazione appaltante, per il via libera alle gare d'appalto, nella speranza che i ricorsi al Tar non blocchino l'avvio dei lavori. La parte finale del recupero delle mura sarà finanziata con i 5 milioni stanziati nel 2018 dalla delibera Cipe "Grandi progetti" (che si aggiungono ai 3,3 milioni usati per gli interventi precedenti). LA STORIA. La cinta muraria dell'Aquila è una delle più estese d'Europa e tra i pochi esempi in Italia di fortificazione trecentesca conservata quasi integralmente, ed è il primo monumento che la passata amministrazione, su proposta dell'ex assessore Pietro Di Stefano , volle recuperare dopo il terremoto, perché non troppo danneggiata e perché c'erano 16 milioni (poi diventati 8) dei fondi europei Por-Fers da poter utilizzare subito (i capoluoghi di provincia rinunciarono alla loro quota per L'Aquila). «Siamo a buon punto», spiega il direttore dei lavori. «Tra gli interventi più grandi c'è stata la sistemazione strutturale della cinta muraria, ad esempio su via XXV Aprile e via Tancredi da Pentima, oltre all'importante lavoro di valorizzazione, evidente nel tratto illuminato prospiciente viale della Croce Rossa». Lo stesso tipo d'illuminazione, realizzato con temperature di luce differenti per i torrioni e i fronti di collegamento, sarà realizzato anche per via XXV Aprile, dove mancano soltanto le lampade. Ma il restauro non è finito. Per quanto riguarda Porta Branconia, che adesso è sbarrata anche se il primo tratto è pronto da tempo, il progetto prevede il prosieguo della sistemazione e l'uscita su via Vicentini, a ridosso di Porta Barete. Oltre ai passaggi pedonali da realizzare laddove l'orografia lo consentirà, spiega l'architetto, «manca anche la parte delle mura a ridosso dell'ex ospedale, dove ci sono un po' di problemi legati alla presenza della struttura ospedaliera, che in alcuni casi addirittura rimonta su alcune torri». Bisognerà capire come intervenire. «C'è un progetto in itinere e si parla anche di un auditorium ipogeo», spiega Di Stefano. «Siamo comunque alle fasi conclusive». La valorizzazione di questa parte delle mura sarà possibile grazie allo spostamento dell'ex sede dell'Arta, finita in passato nel braccio di ferro tra Comune e Regione (che si rifiutava di spostare la sede), e che nasconde un pezzo di mura. «Poi si dovranno prevedere altri interventi sul lato di Collemaggio», aggiunge Di Stefano, «dove c'è un tratto della cinta stravolto da interventi degli anni '60 che hanno rovinato la tessitura originaria. Faremo dei saggi per scoprire eventuali parti da recuperare». Infine, Porta Leoni. Qui resta da sciogliere il nodo del camminamento interrotto da uno sbarramento in prossimità di una scuola.

Foto: Una veduta dell'ex complesso ospedaliero San Salvatore a ridosso delle mura


Foto: Uno dei tratti della cinta restaurata e adeguata con l'illuminazione