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24/09/2018

Morti nell’archivio, cinque avvisi di garanzia

QN - La Nazione

AREZZO TRA GLI INDAGATI IL DIRETTORE DELLA SEDE E IL TITOLARE DELLA DITTA CHE AVEVA L'APPALTO DELLA MANUTENZIONE
Salvatore Mannino AREZZO ERA STATO fra i primi ad accorrere, fra i primi a disperarsi e a spendere parole commosse per i suoi dipendenti morti asfissiati dal gas del sistema anti-incendio. Adesso Claudio Saviotti, direttore dell'archivio di stato di Arezzo, teatro del tragico incidente di giovedì mattina, è anche tra i primi a finire nella lista degli indagati per omicidio colpo plurimo. L'avviso di garanzia, firmato dal Pm Laura Taddei, gli è già stato notificato e gli dà diritto di scegliersi un consulente di parte nell'autopsia delle vittime, Piero Bruni, 59 anni, e Filippo Bagni, 57, che si svolgerà oggi. Con lui viene iscritto nel registro della procura anche Maurizio Morelli, pure lui tra i primi a precipitarsi, il titolare della ditta aretina Remas, che aveva vinto l'appalto per la manutenzione dell'impianto clamorosamente andato in tilt e che lo aveva revisionato appena in giugno. In tutto gli indagati sono cinque, come trapela da alcune fonti inquirenti che confermano le anticipazioni di ieri de La Nazione. A completare l'elenco ci sono il legale rappresentante di un'altra azienda cittadina, cui la Remas aveva delegato parte della manutenzione e due tecnici della società nazionale che ha in affido la cura della sicurezza per gli edifici del ministero dei beni culturali, in outsourcing, cioè con un incarico all'esterno della pubblica amministrazione. I due hanno firmato il piano di sicurezza. Naturalmente, in questa primissima fase delle indagini, sono avvisi garanzia «tecnici», come si dice in gergo, volti cioè più che a individuare una responsabilità penale ancora prematura, a consentire a chi domani potrebbe finire nel tritacarne dell'inchiesta di nominarsi un consulente di parte nell'autopsia. In realtà, almeno allo stato attuale, sulla tragedia di giovedì nel cuore del centro storico di Arezzo, ci sono più domande che certezze. Il primo dubbio, ancora tutto da chiarire, riguarda il perchè sia scattato l'allarme, nonostante in teoria l'impianto prevedesse la conferma di almeno due sensori, proprio per evitare emergenze fasulle. Per quale motivo, poi, l'Argon è stato rilasciato dalle bombole del bugigattolo sulla soglia del quale sono morti Piero e Filippo nello stesso ambiente e non incanalato verso i tubi che portano ai piani superiori, quelli in cui sono conservati i documenti protetti? Perdipiù in una concentrazione superiore al prevista? Ma il quesito più scottante di tutti, quello che ha deciso della sorte dei due dipendenti, è il terzo: perchè Bruni e Bagni hanno deciso di scendere nello stanzino invece di aspettare vigili del fuoco o addetti alla manutenzione? Pensavano a un altro falso allarme, come ce ne erano stati in passato? O magari non erano informati del rischio di una scelta del genere? Sono le risposte dal quale dipenderà l'esito dell'inchiesta. Ben oltre i primi cinque indagati.

L'autopsia delle vittime, Piero Bruni, 59 anni, e Filippo Bagni, 57, si svolgerà oggi. In seguito potrà essere fissata la data delle esequie.