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15/01/2021

Morandi, l ‘ effetto del ” modello Genova ” : gli extra-costi ora lievitano di 100 milioni

Il Fatto Quotidiano - MARCO GRASSO

LA RICOSTRUZIONE / ZOOM
Da oltre due anni sembra essere diventata la panacea a tutti i mali: il " modello Genova " - inteso da chi ne parla sostanzialmente come l ' aggiramento del codice degli appalti e l ' affidamento della realizzazione delle opere a un commissario straordinario - viene indicato da tanti come una soluzione per sbloccare l ' economia e i cantieri. È un ritornello ripetuto da una fetta cospicua di mondo imprenditoriale e da sponsor politici bipartisan. Ma rischia di costare caro. Soprattutto se a pagare è il pubblico. A Genova, città pilota del modello, succede infatti che i costi del Ponte San Giorgio, costruito a tempo record dopo il crollo del Morandi, sono lievitati di 102 milioni di euro, ovvero il 51% del preventivo iniziale. E adesso a battere cassa sono i costruttori: We Build (Salini Impregilo) e Fincantieri. Ma come è potuto accadere? E, soprattutto, chi pagherà? In teoria dovrebbe aprire il portafogli Autostrade per l ' Italia, a cui il decreto Genova aveva tolto la gestione della ricostruzione, lasciando però il compito di saldare il conto (uno dei particolari che rende il contesto del tutto eccezionale). E proprio questo nodo - chi paga e quanto - è stato oggetto di un procedimento davanti al Tar e corre in parallelo con la partita più importante, e cioè il rinnovo della concessione. La svolta è arrivata nei giorni scorsi, quando il consorzio che raduna le società che hanno partecipato ai cantieri ha presentato un lungo elenco di extra-costi. Spese non preventivate derivate, così sostengono i privati, in parte da imprevisti e in parte da scelte prese dal commissario straordinario, il sindaco di Genova, Marco Bucci. Una parte importante delle spese aggiuntive riguarda il rispetto dei tempi serrati nonostante le norme anti Covid. Altra voce impattante (una ventina di milioni di euro) riguarda il trasporto via mare dei conci, che inizialmente dovevano essere portati al cantiere con trasporti eccezionali (soluzione resa impossibile dal rifacimento della strada interessata). Nei terreni sono stati trovati idrocarburi esausti, sono emerse criticità durante la lavorazione delle fondamenta, e, infine, solo la demolizione è costata 6 milioni in più. Adesso la controversia passa in forma bonaria a un collegio composto da un membro dell ' avvocatura dello Stato, un rappresentante del Rina (soggetto certificatore) e uno delle imprese. Una sorta di lodo arbitrario che tenterà di evitare un contenzioso. Senza dimenticare l ' ulteriore problema: convincere Aspi a pagare.