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08/11/2018

MONTEGROTTO L’appalto potrebbe essere stato frutto…

Il Gazzettino

MONTEGROTTO
L'appalto potrebbe essere stato frutto di un sistema di tangenti, quindi il risarcimento previsto nel decreto ingiuntivo non è dovuto. Almeno per ora. Questa la decisione del giudice del tribunale di Padova Nicoletta Lolli riguardo ai 713 mila euro richiesti dalla Marco Polo srl, che otto anni fa si era aggiudicata la gestione dell'illuminazione pubblica della città termale. E che aveva fatto causa al Comune per il mancato pagamento dei corrispettivi 2013.
La somma era indicata in un decreto ingiuntivo emesso lo scorso febbraio contro il quale la giunta guidata da Riccardo Mortandello aveva fatto opposizione.
Il giudice ne ha ora negato la provvisoria esecutività, che avrebbe obbligato l'ente locale all'immediato versamento della cifra senza attendere la conclusione del procedimento, tuttora in corso. «Il contratto che ha dato origine alla transazione recita la motivazione rientrerebbe in una vicenda di corruzione per cui sarebbe stato ottenuto tramite il pagamento di tangenti».
Si tratta, come detto, del maxi appalto ventennale, per un totale di 16 milioni di euro, che la Marco Polo srl, in associazione temporanea d'impresa con la Guerrato srl, aveva ottenuto per i lavori di riqualificazione energetica degli edifici comunali e di adeguamento degli impianti di illuminazione. Incarico finito nel calderone dell'inchiesta sulla cosiddetta Tangentopoli delle Terme, per la quale l'allora sindaco di Abano Luca Claudio e il suo successore alla guida di Montegrotto Massimo Bordin hanno patteggiato la pena. «La pronuncia del tribunale è un primo importantissimo risultato spiega l'avvocato Massimiliano De Benetti, legale del Comune -. Il giudice ha ritenuto che possano sussistere motivi di nullità nel contratto e, a cascata, che la nullità si estenda anche alla successiva transazione».
«Si tratta di un passaggio fondamentale giudica soddisfatto la decisione il sindaco di Montegrotto Riccardo Mortandello -. Attendiamo con ansia la fine di questa vicenda, sperando di poter svincolare la somma accantonata per la causa legale e metterla a disposizione di altri interventi a favore dei nostri concittadini. Questa è la pesante eredità dell'amministrazione Claudio, con cui purtroppo continuiamo ad avere a che fare».
L'appalto era stato rescisso dopo solo 5 anni dal commissario prefettizio Aldo Luciano, alla guida del Comune a seguito delle dimissioni di Bordin, raggiunto da avviso di garanzia col suo predecessore per il vorticoso giro di mazzette termali che nel 2016 portò Claudio in carcere.
Eugenio Garzotto

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