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09/04/2021

Mondini: “Recovery un’occasione da non fallire”

La Repubblica - Massimo Minella

L'intervista
● a pagina 11 «C'è tantissimo da fare» spiega Giovanni Mondini, presidente degli imprenditori genovesi che fra qualche mese, probabilmente alla fine di luglio, lascerà il suo incarico al successore. Ma il periodo che lo separa dal ritorno alla piena operatività in azienda (è vicepresidente di Erg) non sarà certo un "quadrimestre bianco" dedicato all'ordinaria amministrazione. Le sfide economiche più importanti per il Paese e per la Liguria si giocano proprio adesso, a cominciare dal Recovery Plan. E per questo, spiega il leader di Confindustria Genova, è necessario uno sforzo suppletivo da parte del territorio. Quale? Un patto virtuoso fra pubblici e privati, enti territoriali, ma anche istituti di ricerca e università da una parte e forze imprenditoriali dall'altra. Solo con una grande strategia condivisa, infatti, si può pensare di centrare il più importante degli obiettivi, quei centomila nuovi posti di lavoro che la ricerca Unioncamere-Anpal stima per la Liguria entro il 2025, così come indicato su Repubblica nell'analisi di Lorenzo Caselli, professore emerito dell'ateneo genovese.
Presidente, ha letto il testo del professor Caselli? Centomila nuovi posti di lavoro, in gran parte riservati ai giovani, nella pubblica amministrazione e nelle aziende in conseguenza del turn over e della ripresa post-pandemia...
«Ho letto, un contributo davvero motivante. Quei numeri, poi...se fossero così li firmeremmo con il sangue, ma certo questo ci dà una grande speranza per ciò che può accadere in futuro».
Secondo lei è un obiettivo alla portata della Liguria? «Lo è, a condizione però di vincere due sfide, non certo semplici».
E cioè? «Il Recovery Fund e la formazione». Partiamo dal Recovery? «Certo. Quello che noi speriamo, anzi vogliamo è che il Piano si possa trasformare presto in investimenti pubblici e privati in grado di generare economia. L'Italia metterà a terra 200 miliardi di euro che la Pubblica Amministrazione dovrà saper gestire al meglio. Ci sono oggi le competenze per farlo?» Ci sono? «Io credo sia necessario un grande salto in avanti, legato anche alla seconda sfida a cui facevo cenno prima». La formazione? «Sì, perché questa passa da un nuovo modo di impostare il rapporto fra pubblici e privati, fra università e imprese. Siamo tutti chiamati a partecipare alla transizione green e digitale, quindi a muoverci su binari differenti. E questo è un passaggio decisivo perché se ben sfruttato, è in grado di rafforzare la coesione sociale e l'inclusione. Per fare questo, servono risorse da impiegare sulle infrastrutture di rete, il cloud, ma anche l'ambiente. Ecco perché è fondamentale una collaborazione forte fra pubblici e privati».
E' già stata tentata altre volte in passato...
«Sì e ha pure dato dei risultati. Ora è necessario rilanciarla dal punto di vista delle competenze, attraverso un grande piano di formazione».
Decisiva sarà quindi l'azione dell'università...
«Assolutamente sì, per ciò che è di sua competenza. Ma io parlerei di scuola, allargando il discorso anche agli istituti secondari. Nel suo primo discorso, il premier Draghi ha affrontato un tema che non avevo mai sentito da suoi predecessori».
A che cosa si riferisce? «Alle nuove competenze scientifiche che sono vitali per il Paese.
Competenze che possono arrivare dagli istituti tecnici, tema che noi di Confindustria ripetiamo sempre.
Come accade in Francia e in Germania, gli istituti tecnici sono pilastri del sistema educativo. Il piano nazionale di ripresa e resilienza destina 1,5 miliardi, cifra che non si era mai vista negli ultimi 20 anni. Ecco perché è giusto puntare su uno spettro ampio per quanto riguarda la formazione. Benissimo le accademie, che sono più semplici da sostenere per le grandi aziende, come nel caso de master di Esaote e Carige, ma bene anche sulla crescita dei diplomati».
Ma il dialogo con il mondo dell'università come sta procedendo? «È cresciuto. Il nuovo rettore Delfino sta puntando molto su questa collaborazione e credo sia giusto, perché questo è il momento per farlo.
In città abbiamo grandi competenze e dobbiamo sfruttarle al meglio».
A che settori pensa? «Ce ne sono tanti, ma dico subito blue economy ed energia. Io credo che a breve saremo in grado, nel concreto, di mettere sul tavolo iniziative importanti, master aperti a 20-30 persone a cui dare subito accesso al mondo del lavoro».
Se si guarda agli scenari futuri si parla di post-pandemia e di ripresa.
Ma il presente è ancora condizionato dalla situazione epidemiologica e c'è il rischio che fra qualche mese si possa tornare a licenziare...
«Nessuno oggi può dire con certezza come evolverà la pandemia e quando potremo esserne fuori. Le perdite di posti di lavoro ci sono già state, e pesanti. Penso ai servizi, al turismo, al commercio. D'altra parte, ci sono settori che sono cresciuti e assumono, il pharma, la sanità, la logistica. Di sicuro oggi c'è grande richiesta di ingegneri meccanici e meccatronici, ma anche di figure come magazzinieri, operatori di banco. Teniamo tutti d'occhio il saldo, alcune perdite ci sono state e ci saranno, ma è sulla crescita che dobbiamo compiere tutti un grande sforzo». A cominciare da chi? «Dalla politica chiamata ad esempio ad affrontare una vera riforma degli ammortizzatori sociali, uno strumento di protezione da rendere più adeguato alla situazione».
Ottimista? «Lo sono per natura, ma sono anche preoccupato, perché le opportunità che abbiamo di fronte sono grandi, a cominciare dal Recovery che come è noto prevede che le risorse siano impegnate entro il 2023 e spese entro il 2026. Se ci muoviamo come abbiamo fatto finora, con le procedure normali, non funziona.
D'altra parte non si può sempre pensare a deroghe sulle procedure previste dal codice degli appalti.
Semplicemente dobbiamo cambiare passo».
©RIPRODUZIONE RISERVATAIn primo piano I punti di forza
Il porto di Genova è il principale motore dell'economia del territorio, dalla sua ripresa dipende una fetta importante dell'economia Il turismo in Liguria ha sofferto molto per la pandemia, situazione comune alle altre regioni. Ora prova a ripartire L'università di Genova può essere uno dei soggetti-chiave con cui mettere a punto strategie di rilancio

Foto: Mondini Il presidente di Confindustria Genova: il suo successore sarà nominato dall'assemblea fissata per luglio