scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
29/05/2021

“Modernizziamo sì salvando il patrimonio”

La Repubblica - Raffaella De Santis

Eugenio La Rocca anticipa il convegno ai Lincei
L'archeologia preventiva serve a conciliare ricerca e innovazione, non vuole ridurre i grandi progetti ma controllarli per evitare danni inauditi
Q uando concetti come modernizzazione e tutela del paesaggio entrano in conflitto vuol dire che è meglio fare chiarezza. Per questa ragione, in un momento in cui si parla di semplificazione burocratica nel quadro del Recovery Plan, l'Accademia dei Lincei ha pensato di dedicare una giornata di studio a spiegare come la salvaguardia del nostro patrimonio archeologico sia legata a un'idea di progresso che affonda le sue radici nella nostra storia culturale. Il convegno, dalle 10 in streaming sul canale dei Lincei ( www.lincei.it/it/live-streaming ), sarà introdotto dall'archeologo Eugenio La Rocca, professore emerito di archeologia classica alla Sapienza di Roma e linceo.
Professore, vuole spiegare prima di tutto che cos'è l'archeologia preventiva e a che cosa serve^ «Serve a conciliare la salvaguardia del patrimonio archeologico con tutti quei lavori edilizi e infrastrutturali che comportano interventi di scavo.
L'archeologia preventiva, introdotta dal Codice dei Beni culturali e del paesaggio e poi regolamentata dal Codice degli Appalti, cerca di anticipare il lavoro archeologico alle fasi che precedono la progettazione con uno studio preliminare delle aree per evitare che le testimonianze del passato vengano danneggiate o, peggio ancora, distrutte. Agisce quindi in una fase propedeutica per permettere di prendere le misure necessarie alla salvaguardia dei beni archeologici». Perché dedicare proprio ora un convegno a questi temi^ «Sembra che nuove spinte vadano nella direzione di una semplificazione delle norme di tutela paesaggistica. La cosa ci preoccupa».
Non crede che uno snellimento burocratico sia necessario^ «L'archeologia preventiva non vuole ridurre in alcun modo la capacità di procedere a grandi progetti ma vuole controllarli per evitare danni inauditi. Quante volte una serie di grandi scoperte hanno costretto a bloccare i lavori in corso? A Roma succede spesso. Per questo è molto meglio sapere in anticipo quello che si troverà: si evitano danni e si risparmiano soldi».
Può spiegare come si realizza lo studio preventivo del territorio^ «Attraverso un'analisi fatta con strumenti non invasivi. Alle fotografie satellitari e alle immagini più ravvicinate dei droni si sommano le conoscenze storiche ricavate dalle fonti e dall'epigrafia e naturalmente la topografia del terreno».
Tutelare il passaggio significa necessariamente andare contro la modernizzazione^ «Sembra una guerra tra poveri ma è proprio questo conflitto che bisogna superare. Le varie esigenze vanno contemperate. Nessuno dice che il Paese non vada modernizzato ma la modernizzazione deve armonizzarsi con quanto serve per salvaguardare i beni culturali, ricordandoci che il paesaggio e il patrimonio storico e artistico sono tutelati dall'articolo 9 della Costituzione».
Qual è la sua idea di progresso^ «Il progresso va visto nell'ottica di una conservazione della nostra memoria storica, negli ultimi decenni purtroppo sempre più debole.
Quando si parla dello straordinario patrimonio italiano non ci si riferisce solo ai grandi monumenti ma ad un plesso di piccoli centri urbani, chiese, conventi, edifici pubblici collocati in un contesto assolutamente eccezionale. I monumenti sono contestualizzati, immersi in un fitto reticolo, fanno parte di un sistema».
Che cosa temete^ «L'affermarsi di una falsa idea di semplificazione. Semplificare non significa fare quello che si vuole ma dotarsi di regole più moderne, soprattutto sulla digitalizzazione, e lavorare in anticipo: prevenire i problemi per poi risolverli con facilità. In Francia, ne parla al convegno Michel Gras, i lavori di archeologia preventiva sono praticati da lungo tempo e non hanno affatto rallentato la progettazione e la realizzazione di infrastrutture».
In che modo procedere allora nel dialogo con le istituzioni^ «Bisognerebbe dotarsi di un unico quadro di riferimento territoriale, una sorta di cervello unificato nel quale inserire tutti i dati che si conoscono sul nostro patrimonio culturale e paesaggistico per conoscere in anticipo i rischi.
Potrebbe inoltre essere avviata una collaborazione con le università.
Tutto questo ha bisogno di finanziamenti naturalmente, ma si può fare, si deve fare».

Foto: Il convegno oggi "L'archeologia preventiva nel quadro del Recovery Plan" Tra i relatori, Eugenio La Rocca (in foto), Federica Galloni, Paolo Carpentieri, Sauro Gelichi, Michel Gras, Elena Calandra, Pietro Giovanni Guzzo, Francesco D'Andria, Emanuele Papi