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06/02/2021

«Modello Genova» per i cantieri

La Gazzetta Del Mezzogiorno

GIANLUCA ROSPI*
numeri, che non dicono bugie e non appartengono ad alcun colore politico, raccontano che al 30 settembre 2020 l'Italia aveva impegnato 62 miliardi di euro, l'86% dei 72 stanziati in suo favore dal bilancio 2014-2020 di fondi europei strutturali e di investimento e che ne aveva spesi solo 31, pari al 43% del totale (fonte: cohesiondata.ec.europa.eu). Livelli decisamente inferiori alla media dell'UE, nella quale i primi della classe (Finlandia, Lussemburgo e Austria) hanno raggiunto una spesa del 77%, 73% e 67%, con l'Italia al terz'ultimo posto, davanti solo a Slovacchia (42%) e Spagna (36%). Dati preoccupanti sulla capacità di spesa del nostro paese, che devono farci imparare dagli errori del passato, soprattutto in vista delle enormi risorse in arrivo del piano NextGenerationEU: 223,91 miliardi, il 13% circa del Pil del nostro Paese, in sovvenzioni e prestiti. Le ataviche difficoltà nella spesa per le opere pubbliche sono legate a quella "li turgia dell'impotenza" in materia di appalti che neppure questo Governo è riuscito a risolvere, anzi. Sul codice degli appalti, in tre anni e mezzo, sono intervenute 547 modifiche, con 28 nuovi provvedimenti normativi, spesso e volentieri non accompagnati dai provvedimenti attuativi necessari a concretizzarli. Una bulimia legislativa, probabilmente 'la più opaca al mondo' - come scritto nella sua analisi domenicale dal direttore De Tomaso - e causa della fuga dalle proprie responsabilità di molti funzionari pubblici che, nell'incertezza, preferiscono non firmare atti e permessi necessari a sbloccare un'opera o avviare un cantiere. Ma adesso che è in arrivo una montagna di risorse per ammodernare le infrastrutture del nostro paese? Perché, come suggerito anche da queste colonne dal già commissario dell'ANAC Michele Corradino, non affidarsi a una legislazione di emergenza ispirata al "modello Genova"? Concepito per la ricostruzione del ponte (poi avvenuta in due anni), il 'Decreto Genova' - del quale fui relatore - diede vita a un paradigma potenzialmente replicabile per le altre grandi sfide infrastrutturali dello Stivale; un modello che, rivisto e corretto in alcuni punti, punterebbe su una burocrazia snella, sulla nomina di commissari ad hoc, sulla rotazione delle imprese e sulla libera concorrenza tra le stesse. Oggi siamo di fronte a una vera e propria prova di credibilità. Si dice che un politico guarda alle prossime elezioni, mentre uno statista alle prossime generazioni: la nostra classe dirigente adesso deve decidere da che parte stare, sapendo di avere gli occhi addosso delle generazioni che studieranno il Coronavirus sui libri di storia. * Deputato (Presidente di Popolo Protagonista)