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11/02/2021

Modello Genova Attanasio ‘Gronda subito’

La Repubblica - Massimo Minella

L'intervista
«Confido che il primo atto del nuovo governo Draghi sia lo sblocco dei cantieri della Gronda». Gigi Attanasio parte con la nuova giunta nominata lunedì per il suo secondo mandato da presidente della Camera di Commercio di Genova. Secondo giro, ma primo mandato pieno, visto che Attanasio era subentrato a Paolo Odone che, dopo 17 anni, aveva lasciato l'incarico con due anni d'anticipo rispetto alla scadenza naturale.
E a proposito del Modello Genova per le grandi opere citato secondo Salvini ieri dal premier incaricato Draghi, Attanasio dice: «Io credo che la vera battaglia da vincere sia quella della sburocratizzazione. Dipendesse da me, prenderei il codice degli appalti e lo metterei da parte e lo sostituire con il Codice Europeo, rafforzandolo se possibile ulteriormente sia sul fronte della tutela ambientale, sia sulla lotta alle infiltrazioni mafiose. Massimo rigore e severità, ma poi azione rapida». ● a pagina 9 «Confido che il primo atto del nuovo governo Draghi sia lo sblocco dei cantieri della Gronda».
Gigi Attanasio parte con la nuova giunta nominata lunedì per il suo secondo mandato da presidente della Camera di Commercio di Genova. Secondo giro, ma primo mandato pieno, visto che Attanasio era subentrato a Paolo Odone che, dopo 17 anni, aveva lasciato l'incarico con due anni d'anticipo rispetto alla scadenza naturale.
Quando ha detto sì a succedere a Odone, presidente Attanasio, pensava solo a un ruolo da traghettatore? «No, ritengo giusto svolgere un mandato pieno, di cinque anni. Poi tornerò a occuparmi a tempo pieno di industria». Non è che alla fine punta a battere il record di Odone? «Io? Non ci penso neanche, figuriamoci. No, cerchiamo di lavorare bene per centrare gli obiettivi che i nostri associati ci hanno affidato, c'è tantissimo da fare nei prossimi cinque anni».
Avete appena rinnovato la giunta, passando da undici a sette membri...
«Questa è la conseguenza della riforma camerale voluta dal governo Renzi. Noi siamo stati costretti ad adeguarci, non senza qualche difficoltà».
In che senso? «Nel senso che una Camera come la nostra ha la realtà del porto e delle infrastrutture che è centrale. Non avrebbe avuto senso ridurla. Così, abbiamo fatto una modifica allo statuto. Per quanto riguarda la commissione marittima abbiamo confermato Alessandro Pitto (il presidente degli Spedizionieri genovesi n.d.r.), mentre abbiamo creato la commissione Infrastrutture nominando alla guida Filippo Delle Piane (presidente dei costruttori di Ance n.d.r)». Rafforzate un campo strategico per il territorio, quindi? «Sì, questa sarà la materia su cui ci batteremo più a fondo, ovviamente senza tralasciare le altre nostre iniziative. Rispetto a qualche anno fa, qualcosa è stato oggettivamente fatto. E, se posso dirlo, anche grazie all'azione quotidiana della Camera di Commercio. Sotto la presidenza di Odone abbiamo dato vita a un'azione martellante su un tema come quello del Terzo Valico, che inizialmente veniva ancora visto da più fronti con ostilità. E poi abbiamo iniziato a batterci per la Gronda». Qui però è ancora tutto fermo, nonostante il via libera all'opera dopo il dibattito pubblico e gli annunci sulla partenza. Come se lo spiega? «Con il fatto che da tre anni ormai non si riesce a mettere una firma che consentirebbe subito di aprire i cantieri. L'allora ministro dei Trasporti Delrio nel 2017 aveva raggiunto un accordo con l'Unione Europea e si preparava a chiudere l'iter. Poi ci sono state le elezioni del 2018 e ad agosto il crollo del ponte Morandi che comprensibilmente ha stravolto ogni cosa. Ma è un dato di fatto che i due governi Conte hanno tenuto fermo il sì alla Gronda. Per questo confido che il governo Draghi, dopo tre anni di blocco, come primo atto proceda con lo sblocco dei cantieri. Sarebbe un segnale fondamentale per il comparto dei trasporti e un atto doveroso nei confronti di un territorio che ha già avuto 250mila metri quadrati di aree espropriate a privati ed aziende proprio per farne attività di cantiere. Vi sembra possibile non dare risposte a una situazione del genere?».
Il nuovo ponte è stato costruito in meno di due anni con quello che ormai tutti hanno chiamato "Modello Genova". Lei crede che sia esportabile anche per altre grandi opere? «Io credo che la vera battaglia da vincere sia quella della sburocratizzazione. Dipendesse da me, prenderei il codice degli appalti e lo metterei da parte e lo sostituire con il Codice Europeo, rafforzandolo se possibile ulteriormente sia sul fronte della tutela ambientale, sia sulla lotta alle infiltrazioni mafiose. Massimo rigore e severità, ma poi azione rapida per poter lavorare. Abbiamo di fronte a noi un'occasione unica».
A che cosa si riferisce? «Al Recovery Plan che garantisce oltre 200 miliardi di euro da spendere entro cinque anni. Se l'iter amministrativo è quello a cui siamo abituati, rischiamo di far passare cinque anni e di non vedere niente».
E invece che cosa serve? «Come dicevo prima, celerità di azione, che non vuol dire deroghe o peggio ancora scorciatoie. Nessuno le chiede e chi sbaglia deve pagare.
Detto questo, dobbiamo però mettere le imprese in condizioni di lavorare bene, non creando sempre loro degli ostacoli. Il Ponte è stato costruito con la possibilità di far lavorare più cantieri in parallelo.
Può essere una formula giusta, dove possibile. E dove non lo è va bene anche il cantiere singolo, ma senza la pressione insostenibile della burocrazia».
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Premier incaricato


Mario Draghi, già presidente della Banca d'Italia e della Bce, premier incaricato di formare il nuovo esecutivo

Foto: Luigi Attanasio


Foto: kI cantieri Il presidente della Camera di Commercio chiede il via alla Gronda e alla diga