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17/04/2021

«Mio marito morto sul lavoro Dopo 13 anni attendo giustizia»

Il Tirreno - C.M.

La vedova non ha ancora ricevuto un euro nonostante la condanna penale dei responsabili del cantiere: «Per il dolore persi il bimbo che avevo in grembo» interporto, il calvario giudiziario dopo la tragedia
LIVORNO. Il 15 novembre 2008 Riza Strazimiri, 25 anni, albanese, da tempo residente a Livorno, perdeva la vita precipitando dalla copertura di un capannone in costruzione all'Interporto di Guasticce. Si era sposato da un mese con Dorina Danushi, 25 anni anche lei, da cui attendeva un figlio. Le cronache del tempo raccontano lo strazio dei familiari e degli amici appresa la notizia della morte. Dorina, che perse il bambino che portava in grembo da quattro mesi, è ancora in attesa di giustizia. I responsabili dei lavori sono stati condannati ma non un solo euro hanno dato alla vedova, ancora tredici anni dopo la tragedia. Adesso Dorina chiede giustizia. «Ho atteso troppo perché possa ancora tacere».Il 14 novembre 2008 era un sabato e al capannone di 12mila metri quadrati che stava sorgendo all'Interporto di Guasticce non c'era quasi nessuno. Avevano smontato tutti. Non però i carpentieri. Siccome il subappalto era vietato, e i lavori dovevano chiudersi in fretta, la società che aveva avuto la commessa era ricorsa a prendere lavoratori con il sistema del distacco. Erano in quattro, quel pomeriggio, al cantiere. Tra questi Riza Strazimiri, 25 anni, che era dipendente della Tecnocoperture pur lavorando, in distacco, in questa specifica occasione, per la Euromontaggi.Bisognava terminare la copertura del capannone. I pannelli metallici venivano portati sulla sua sommità con una piattaforma aerea, posizionati e poi fissati, sia internamente che esternamente. dagli operai. Pannelli pesantissimi, un lavoro ad altissimo rischi, per cui sono previste stringenti norme di sicurezza.Come poi ha ricostruito l'indagine, Riza Strazimiri , in ginocchio, piegato sulle gambe, mentre sposta un pannello cade e vola da undici metri. Le condizioni del giovane si rivelano subito gravissime. Pochi minuti dopo l'incidente, all'arrivo dell'ambulanza, l'operaio muore.Ma lo strazio per la prematura fine del giovane è solo la casella di partenza di un lungo calvario attraverso le aule di giustizia. Udienze, atti, avvocati, e ogni passaggio rinnova ed eterna il dolore. L'indagine aperta dalla Procura della Repubblica porta, il 14 luglio 2015, alla condanna di quattro persone per l'inosservanza delle norme di sicurezza: Giuseppe Nucara, responsabile dei lavori e coordinatore della sicurezza nominato dall'Interporto Toscano "A. Vespucci" spa, la società affidataria dell'appalto (due anni di reclusione); Renato Mezzoprete (due anni e sei mesi) e Paolo Mezzoprete (un anno e quattro mesi), soci amministratore della Euromontaggi snc, incaricata del subappalto; Paolo Bertoluccio, socio amministratore della Tecnocoperture, che aveva distaccato la manodopera alla Euromontaggi (2 anni). Tutte condanne che poi vengono confermate in Cassazione. Il giudice dispone una provvisionale per i familiari della vittima. Ma Dorina Danushi non avrà un euro dei 100mila previsti perché, spiega, «quando siamo andati ad aggredire il patrimonio personale dei condannati non abbiamo trovato niente».Il dolore, frattanto, non scema, così come il ricordo del povero Riza. E parte la causa civile nei confronti di tutti i responsabili dell'infortunio, tra cui la società Interporto. Che ancora, tredici anni dopo la tragedia, come conferma l'avvocato Attilio Toni, non è approdata a niente. «La società fa melina, accampa un sacco di scuse per ritardare la giustizia - dice Dorina Danushi - Io ho perso il figlio e il marito ma si trovano sempre mille scuse. E mi amareggia che si tratti di una società con soci pubblici, partecipata dalla Regione, dall'Autorità Portuale , dai Comuni di Livorno, Pisa e Collesalvetti, dalla Provincia. Tutti buoni a fare discorsi sulla sicurezza del lavoro, meno quando si tratta di riconoscere le proprie responsabilità».C.M.© RIPRODUZIONE RISERVATA