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17/10/2018

Minorenni stranieri Il Pm vuole il processo a tre dirigenti comunali

La Provincia di Como - stefano ferrari

Il caso Sono accusati di avere favorito la cooperativa che gestiva l'accoglienza prorogando otto volte l'appalto Sotto inchiesta anche per il presidente Michele Borzatta
Una nuova inchiesta della Procura della Repubblica coinvolge tre dirigenti ed ex dirigenti del Comune di Como, che in questi giorni hanno ricevuto un avviso di conclusione di un'indagine preliminare per abuso d'ufficio, paradossalmente avviata da un esposto presentato dallo steso ufficio legale del Comune. «Ingiusto vantaggio»

Gli indagati sono Franca Gualdoni, già responsabile dei Servizi sociali del Comune, Antonella Petrocelli, ex segretario generale di Palazzo Cernezzi, e Marina Ceresa, tuttora vicesegretario generale. Con loro anche Michele Borzatta, in veste di presidente de "Il Biancospino onlus", la società cooperativa di via Lissi che si occupa di soggetti fragili e che, a lungo, per conto del Comune, si è occupata anche dell'accoglienza di minori stranieri non accompagnati, nella struttura di via Vertua Gentile, a Tavernola (chiusa nell'ottobre del 2015).

La storia, almeno per come la ricostruisce la Procura (pm Simone Pizzotti), passa per otto rinnovi consecutivi di un appalto attivato il 9 settembre del 2012 e scaduto il 31 dicembre di quello stesso anno.

Senza le procedure di gara e gli istituti previsti dalla legge, l'appalto venne rinnovato fino al mese di aprile del 2015, con il risultato che la cooperativa ne trasse quel che il pm definisce un «ingiusto vantaggio patrimoniale» pari a circa un milione e 200mila euro, denaro destinato alla gestione di un massimo di venti minori per più di due anni e mezzo, al prezzo giornaliero di circa 60 euro ciascuno (il Biancospino accordò al Comune un discreto sconto, se è vero, come è vero, che il costo giornaliero per ciascun ragazzo avrebbe dovuto ammontare a 83.70 euro). La destinazione del denaro non è in discussione nel senso che quei soldi, almeno quelli che la cooperativa incassò (perché in realtà non li incassò tutti, come vedremo) furono effettivamente utilizzati per prendersi cura dei ragazzi. Questo tuttavia non basta a modificare le accuse: per la Procura quelle proroghe erano e restano irregolari.

L'origine dell'indagine

In tutto questo c'è anche un'altra notizia: e cioè che l'indagine - ed è un po' paradossale - nasce, come detto, da un esposto dell'ufficio legale del Comune, un esposto presentato all'indomani di un processo parallelo. Cioè: siccome non tutto il denaro fu regolarmente liquidato (ancora quest'anno mancavano più di 400mila euro), la cooperativa Biancospino chiese al tribunale l'emissione di un decreto ingiuntivo: quando le parti si trovarono davanti al giudice per discuterne, emerse, dalle testimonianze (quella del vicesegretario generale ma non solo) che l'appalto era stato prorogato più volte senza una nuova gara. Fu così che l'ufficio legale comunale ritenne di dover presentare un esposto. Un'ultima nota: sembra che la scelta di prorogare l'appalto - così violando la legge, quantomeno nella lettura che ne dà la Procura - sia stata, a suo tempo, conseguenza della grave emergenza e della perenne urgenza di quei mesi e di quegli anni, tempi in cui non passava giorno senza che in città, a ridosso del confine, comparisse qualche ragazzino straniero, che per legge doveva essere preso subito in carico dal Comune.

L'ente pubblico aveva un obbligo di continuità assistenziale che di fatto - così racconta chi c'era - rendeva impossibile l'interruzione del servizio, anche solo per il tempo che sarebbe servito a indire una nuova gara.

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