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31/07/2020

Mille giorni per il contratto dell’Anas

Il Sole 24 Ore - Giorgio Santilli

DL SEMPLIFICAZIONI
Il decreto non abbrevia l'iter con cui l'ente finanzia le proprie opere Ance: 94 miliardi di lavori con i nuovi appalti di emergenza senza gara
Il Dl semplificazioni non abbrevia l'iter con cui l'Anas finanzia le proprie opere. La legge di bilancio 2018 ha reso disponibili i 6,1 miliardi della tranche 2018 del contratto di programma, ma da allora sono passati 940 giorni e le risorse restano bloccate. Sulla carta ne sarebbero dovuti passare 90, ma i tempi sono dilatati dagli 11 passaggi necessari per il via libera. L'Ance: lavori per 94 miliardi con i nuovi appalti di emergenza senza gara. a pag. 3

Sono passati 940 giorni dal momento in cui la legge di bilancio 2018 ha reso disponibili i 6,1 miliardi della tranche 2018 del contratto di programma con cui l'Anas dovrebbe finanziare le proprie opere. Ne sarebbero dovuti passare novanta - almeno secondo l'impegno del ministero delle Infrastrutture verso la società stradale - per far arrivare quelle somme ma gli undici passaggi necessari per arrivare al capolinea (e oggi siamo solo al sesto) hanno dilatato i tempi oltre ogni orizzonte temporale sostenibile e accettabile per uno Stato democratico. Quello stesso Stato - ma qui bisogna dire governo - che nel momento in cui vara un decreto legge di 65 articoli per semplificare anzitutto le procedure di avvio e realizzazione delle opere pubbliche stralcia proprio la norma, più volte annunciata, che avrebbe dovuto approvare rapidamente questa e altre tranche di contratti di programma 2018-2019 di Anas e anche di Rete ferroviaria italiana (Rfi). In tutto 27,1 miliardi che restano sospesi, stanziati ma non disponibili né spendibili, sacrificati a una logica consociativa che vede la moltiplicazione dei passaggi fra conflitti interministeriali, decisioni Cipe, pareri parlamentari sulle singole opere, passaggi molteplici e ripetuti alla Corte dei conti (ma in uffici diversi). Come già in altre circostanze - si pensi al decreto sbloccacantieri del governo gialloverde nel giugno 2019 - un governo discute al proprio interno per alcuni mesi un pacchetto di norme, prova ad affrontare alcune questioni chiave, poi perde i pezzi fondamentali per strada. E magari imbarca norme utili solo a chi le propone.

Senza nulla togliere allo spirito e ad alcune norme importantissime del decreto legge 76 sulle semplificazioni - quelle sul danno erariale o le accelerazioni per le opere green - quei 940 giorni del contratto Anas pendono come una spada di Damocle sul provvedimento ora all'esame del Senato, quasi a ricordare che si rischia anche stavolta il buco nell'acqua. O che si risolveranno alcune criticità lasciandone in piedi altre, con un risultato limitato sulla catena complessiva.

E alla fine di una intensa tre giorni di audizioni in cui sono stati ascoltati dalle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici imprese, pubbliche amministrazioni, esperti, altri soggetti istituzionali viene fuori che quella norma più volte annunciata e poi stralciata non è l'unico buco del decreto semplificazioni.

Molti, soprattutto fra le imprese hanno ricordato che la semplificazione dovrebbe riguardare tutto il rapporto fra Pa e privati e in particolare tutto il percorso di approvazione degli investimenti (pubblici e privati) da parte della pubblica amministrazione. Soprattutto non si può dimenticare di intervenire su quell'iter ordinario di approvazione del progetto «a monte» dell'affidamento dell'appalto che è la vera patologia italiana, con tempi che arrivano a 8-10 anni solo per poter aprire un cantiere (ancora l'Anas ha mostrato in passato questa criticità) sui 15 anni medi necessari per realizzare una grande opera.

Il decreto è timido su alcuni passaggi chiave. Per esempio su poteri e sui tempi del ministero dell'Ambiente nella procedura ordinaria di valutazione di impatto ambientale. Si riconosce anche che il problema esiste perché per le sole opere green si prevede una procedura semplificata e accelerata (che ha per altro ha bisogno di essere attivata con la nomina di una commissione ad hoc). Come impostazione generale il decreto affida la soluzione delle criticità, là dove non riesce a intervenire sulle procedure ordinarie, a figure commissariali straordinarie.

Ma non mancano altre omissioni rispetto ad aspetti delicatissimi per cui l'Italia è sotto procedura Ue o ha addirittura subito condanne dalla Corte Ue. Per esempio la riforma del subappalto, anche questa annunciata e non inserita nel provvedimento. Senza contare grandi questioni critiche che sono parallele al tema degli investimenti pubblici come i tempi di pagamento della Pa e lo split payment recentemente prorogato dal governo.

Un capitolo diverso riguarda l'assenza di segnali politici o di riferimenti nel Dl su misure fondamentali per un salto di efficienza della macchina già previste dall'ordinamento ma rimaste del tutto inattuate. Due aspetti decisivi - la riduzione delle stazioni appaltanti e una accelerazione del processo di digitalizzazione del public procurement - sono stati ricordati ieri da Bankitalia per voce del capo del Dipartimento Immobili e appalti, Luigi Donato. Che dà anche una lettura più complessiva quando dice che l'approccio del governo di agire con strumenti e tempi normativi diversi «consente di anticipare l'adozione delle misure più urgenti, osservarne l'impatto, e si auspica in tempi brevi, intervenire in vista di una riforma più organica del sistema italiano del public procurement».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giorgio Santilli Edizione chiusa in redazione alle 22

LE CRITICITÀ

B

CONTRATTI ANAS E RFI

In attesa del via libera per 27,1 miliardi

Undici passaggi per il traguardo

La legge di bilancio 2018 ha reso disponibili i 6,1 miliardi della tranche 2018 del contratto di programma Anas. Da allora sono passati 940 giorni e le risorse restano bloccate. I tempi sono dilatati dagli 11 passaggi necessari per il via libera fra decreti interministeriali, delibere Cipe, pareri parlamentari, controlli della Corte dei conti

Risorse in stand by

In attesa ci sono anche altre tranche di contratti di programma 2018-2019 di Anas e anche di Rete ferroviaria italiana (Rfi). In tutto 27,1 miliardi che restano sospesi, stanziati ma non disponibili né spendibili

C

SOLO COMMISSARI

Le procedure ordinarie a monte del cantiere

La patologia italiana

Le imprese hanno ricordato che la semplificazione dovrebbe riguardare tutto il percorso di approvazione degli investimenti (pubblici e privati) da parte della Pa. Occorre intervenire sull'iter ordinario di approvazione del progetto «a monte» dell'affidamento dell'appalto che è la vera patologia italiana

La soluzione del Dl

Come impostazione generale il decreto affida la soluzione delle criticità, là dove non riesce a intervenire sulle procedure ordinarie, a figure commissariali straordinarie.

D

cantieri

Riforma del subappalto fra le norme dimenticate

Sotto procedura Ue

Nel decreto semplificazioni non mancano altre omissioni rispetto ad aspetti delicatissimi per cui l'Italia è sotto procedura Ue o ha addirittura subito condanne dalla Corte Ue. Per esempio la riforma del subappalto, anche questa annunciata e non inserita nel provvedimento.

Investimenti pubblici

Le imprese lamentano anche che non siano ancora state risolte grandi questioni critiche parallele al tema degli investimenti pubblici come i tempi di pagamento della Pa e lo split payment recentemente prorogato dal governo

E

BANKITALIA

Serve riforma organica del public procurement

Misure previste ma inattuate

Per Luigi Donato, capo del Dipartimento Immobili e appalti di Banca d'Italia, il decreto «consente di anticipare l'adozione delle misure più urgenti» ma è necessario interventire, «si auspica in tempi brevi», con « una riforma più organica del sistema italiano del public procurement»

Digitalizzazione

Due aspetti già previsti da norme in vigore ma che andrebbero completati rapidamente, perché strategici, sono la riduzione delle stazioni appaltanti e la digitalizzazione del public procurement