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29/09/2019

«Mille giorni e avremo il nuovo carcere»

QN - Il Resto del Carlino

MILLE giorni. Questa la durata dei lavori per poter aprire il nuovo carcere al Quattro. La situazione, stando a quanto dichiarato ieri in municipio dal direttore della casa circondariale, Palma Mercurio, si è dunque sbloccata. Tutto era fermo da gennaio 2019, quando il Tar ha cancellato l'aggiudicazione dei lavori per terminare l'intervento al Quattro dopo il ricorso di un'azienda che aveva partecipato al bando. «Il cantiere sembrava morto - ha dichiarato Mercurio -, ora invece sono stati riaffidati i lavori. Il termine che è stato dato è di 1.000 e rotti giorni». La situazione «si è sbloccata grazie all'intervento di Jacopo Morrone (parlamentare della Lega ed ex sottosegretario alla giustizia, ndr) che è andato a vedere la carte». Dato che il governo aveva deciso di ricorrere al Consiglio di Stato per ribaltare la sentenza di primo grado dei magistrati amministrativi, in questi mesi è evidentemente arrivata la sentenza di secondo grado che ha permesso di sbloccare la situazione. I LAVORI sono stati affidati al raggruppamento temporaneo di imprese Devi Impianti srl di Busto Arsizio, in provincia di Varese. L'importo andato a bando era di 34 milioni di euro; le imprese si sono aggiudicate l'intervento con un ribasso del 23% (l'importo effettivo, sommato ad altri oneri, è di 26 milioni 745mila euro). La storia del carcere del Quattro è quanto mai travagliata e piena di scadenze mai rispettate. Sono una sfilza le dichiarazioni di politici di vari schieramenti che nel corso degli anni sono state smentite dai fatti. Quella rimasta negli annali risale al 2009, quando Angelino Alfano, all'epoca ministro della giustizia del governo Berlusconi, sostenne che a fine 2012 il penitenziario del Quattro sarebbe stato in funzione. E ancora: « Il nuovo carcere al Quattro sarà pronto nel 2019», questa la risposta che diede nell'ottobre 2016 il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, all'interpellanza urgente presentata dall'onorevole Bruno Molea, deputato di Civici e Innovatori. SEMPRE Ferri in quell'occasione sintetizzò i motivi di questi continui ritardi: il ritrovamento di reperti archeologici, poi di quelli bellici e infine controversie con alcune ditte costruttrici». Arrivando ai giorni nostri, va ricordato lo stop di inizio anno. A sollevare dubbi sul bando era stato il parlamentare ex Pd (ora in Italia Viva) Marco Di Maio. La notizia dell'appalto era stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale italiana il 15 ottobre 2018 e prevedeva che le domande di partecipazione venissero presentate entro il 29 ottobre. «Un tempo molto ristretto e, a mio parere, anomalo per un appalto pubblico da oltre 34 milioni di euro», scrisse Di Maio nella sua interpellanza alla quale rispose l'allora vice ministro Rixi. DI DIFFICILE comprensione, poi, sempre per usare le parole di Di Maio, «la procedura d'urgenza adottata per comprimere i tempi», che non veniva motivata nel bando. «Si giustifica - così aveva spiegato il parlamentare - la riduzione dei termini con l'adozione di una procedura d'urgenza in base a un articolo del codice degli appalti: non si ravvisano tali motivazioni di urgenza visto che si tratta di un'opera ferma da molti anni». Ora, però, il cantiere riparte, con la prospettiva di chiuderlo nel giro di circa tre anni. L'obiettivo, insomma, è puntato sul 2022. Luca Bertaccini © RIPRODUZIONE RISERVATA